Rassegna storica del Risorgimento

QUESTIONE ROMANA; STORIOGRAFIA ITALIA
anno <1978>   pagina <391>
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Storiografia sulla Questione Romana 391
per il tradimento del Risorgimento. Salata conclude ricordando un giudizio del Bonghi, che nel 1882 affermava che un governo che crei un'atmosfera sana, vigorosa, costituente è solo in grado di raddrizzare così la questione papale come tutte le altre. Sottointendendo che il Fascismo era la realizzazione di tale governo, Salata svela il sottofondo in parte apologetico della sua opera.
Sempre nel 1929 Virgilio Procacci, sulla base di documenti inediti, rievoca il tentativo di Conciliazione del 1887,20> con una ricostruzione equilibrata che tiene presente sia il quadro interno, sia la situazione internazionale. Al centro della vicenda la figura di Crispi, forse l'unico uomo di governo che vide allora la Conciliazione come attuabile e come desiderabile . Era naturale l'interesse per l'uomo politico siciliano, rivalutato in epoca fascista come oggi è da taluno considerato un precursore del regime, la cui vicenda di massone, anticlericale di sinistra che pure ebbe la consapevolezza che il rafforzamento delle istituzioni richiedeva un accordo con la Chiesa, poteva essere accostata alla, per certi versi, analoga parabola di Mussolini, ateo in gioventù e poi artefice della Conciliazione.
L'opera di Giuseppe Paladino,21) pur basata su un ampio esame di fonti, ebbe carattere divulgativo e come tale ci conferma che l'interpretazione uffi­ciale non era più liberale, ma nazionalista.
Più apertamente volto all'esaltazione del regime fascista è il volume del costituzionalista Biggini. Mussolini, che rivide l'opera e la giudicò sostan­zialmente a posto , fornì al Biggini tutti i documenti disponibili da parte ita­liana sulle trattative per la Conciliazione; vennero così pubblicati per la prima volta tutti i successivi progetti discussi. La ricostruzione dell'autore è in netta opposizione alle tradizionali tesi liberali. Secondo Biggini il dibattito sulla Que­stione Romana a cavallo tra i due secoli e fino alla Rivoluzione fascista era stato inficiato da mancanza di conoscenza diretta del problema e da passionalità poli* tica; gran parte del malore, da cui fu turbata l'Italia dopo il 1870, nei solchi della sua vita psicologica, ebbe radici nella legge delle Guarentigie; la formula di Cavour, che nel '61 peraltro non avrebbe rifiutato un Concordato e il cui pensiero era stato distorto dai successori, era inattuabile e costituì un grosso­lano errore politico trattare la Chiesa come una associazione qualsiasi in una nazione totalitariamente cattolica. Il fascismo aveva contrapposto alle fittizie mag­gioranze liberali nel paese legale, la reale maggioranza cattolica, la cui presenza
2 V. PROCACCI, La Questione Romana. Le vicende del tentativo di conciliazione del 1387, Firenze, 1929.
20 G. PALADINO, Storia d'Italia dal 1866 al 1871 con particolare riguardo alla Que­stione Romandi Milano, 1933.
- C. A. BIGGINI, Storia inedita della Conciliazione, Milano, 1942. Gli scritti di altri autori apertamente fascisti sono privi di dignità storiografica e sono solo dei pamphlets politici sotto forma di sintesi storiche. Ricordiamo a titolo d'esempio il clerico-fascista G. Rossi DELL'ARNO, La Conciliazione e il Risorgimento, Roma, 1935, secondo il quale nessuno dei quattro artefici del Risorgimento era liberale, il conflitto tra Stato e Chiesa in Roma disperdeva la sintesi delia civiltà latina che il fascismo aveva ricomposto racco* gliendo l'eredità del vero Risorgimento. Il volume di G. E. CUBATOLO, La Questione Ro­mana da Cavour a Mussolini, uscito a Roma nel febbraio 1928, quando le trattative per la Conciliazione erano sospese, sembra chiaramente commissionato a fini politici come monito verso ]a S. Sede. Secondo Curatolo il potere temporale non sarebbe mai risorto perché nes­sun territorio avrebbe mai dovuto essere concesso alla S. Sede. ce L'era dei Concordati è fi­nita proclamava l'autore un anno prima dell'I 1 febbraio 1929: un infortunio politico-storiografico!