Rassegna storica del Risorgimento
QUESTIONE ROMANA; STORIOGRAFIA ITALIA
anno
<
1978
>
pagina
<
392
>
392 Massimo de Leonardis
nel Risorgimento veniva rivalutata e, ridando valore all'art. 1 dello Statuto, con la Conciliazione e l'Impero aveva realizzato il programma gìobertiano, superando difficoltà insormontabili per il vecchio regime liberale. Mussolini, artefice determinante della Conciliazione, aveva potuto cosi portare alla tomba di Cavour quel ramoscello d'ulivo che il conte aveva chiesto invano al padre Passaglia. U Risorgimento non era quindi rifiutato in blocco, ma se ne dava una interpretazione ad usum delphini. Nel 1942 ormai, però, le speranze nazionaliste e fasciste di un pieno coinvolgimento della Chiesa nel regime erano svanite e il Big-gini traccia un bilancio politico, privo di soverchie illusioni, del Concordato, significativamente da lui considerato distinto, subordinato al Trattato e modificabile, contro l'interpretazione della S. Sede.
Da parte cattolica la Conciliazione offrì lo spunto alla pubblicazione di due volumetti, elaborati sulla letteratura esistente, di due sacerdoti, mons. Francesco Olgiati, docente all'Università Cattolica, e don Ernesto Vercesi,23* Il volume di Olgiati è un ampliamento steso in pochi giorni di un articolo scritto per la Rivista del clero italiano e documenta il volgare anticlericalismo fomentato dalla massoneria. Più ampia e storicamente articolata l'opera del Vercesi, che sembra avere lo scopo di salvaguardare il ruolo autonomo svolto dalla Chiesa per arrivare alla Conciliazione. Perciò, pur lodando Mussolini, anche qui considerato legittimo continuatore dell'opera di Cavour, per aver superato la pressante e ùnpacciante tradizione liberale , si prendono le distanze dal regime, sottolineando che Pio XI aveva fatto un Concordato con Mussolini come Pio VII l'aveva fatto con Napoleone: l'Imperatore era passato, ma il Concordato era durato un secolo. Si sottolineano i necessari e positivi sviluppi, ma nella continuità, della politica della S. Sede da un pontificato all'altro; si insiste (motivo ripreso e documentato da tutta la storiografia cattolica) sulla netta differenza tra la difesa del potere temporale come premessa alla libertà spirituale e il puro legittimismo; pur giudicando severamente la legge delle Guarentigie se ne riconosce una certa utilità pratica.
La Conciliazione non stimolò comunque i cattolici, né altri, ad affrontare un serio lavoro storiografico di sintesi o su settori specifici, anche probabilmente perché gli Archivi vaticani restarono chiusi a ricerche sulla Questione Romana.
La tradizione cattolico-liberale trovò un degnissimo continuatore in Stefano Jacini jr., che tracciò un quadro nostalgico della miglior classe dirigente avuta dall'Italia unita, la Destra storica, vista attraverso le convinzioni etico-religiose dei suoi capi e la loro influenza sugli atti di governo concernenti la Questione Romana nel decennio 1860-1870.24) Sostanzialmente, quindi, una storia di idee, più che una storia di avvenimenti. Premesso che il libro non vuole essere una storia globale, va riconosciuta finezza psicologica e salda base filosofica, oltre che documentaria, ai ritratti che Jacini fa dei vari statisti. La politica di ogni governo è colta nei suoi elementi distintivi, anche se le discussioni parlamentari non sono inquadrate in un più ampio contesto nazionale ed internazionale. Jacini considera interpreti fedeli della linea cavouriana Min ghetti e La Mar-
2 F. OLCIÀTI, La Questione Romana e la sua soluzione, Milano, 1929. TJLBER (E. VERCESI'A. MONDINI), / Patti del Luterano. La Questione Romana da Cavour a Mussolini, Milano, 1929.
W S. JACINI, La crisi religiosa del Risorgimento La politica italiana da Villafranca a Porta Pia, Bari, 1938. Jacini aveva già aurato una raccolta di documenti, // tramonto del potere temporale nelle relazioni degli ambasciatori austriaci a Roma. Bari, 1931,