Rassegna storica del Risorgimento

QUESTIONE ROMANA; STORIOGRAFIA ITALIA
anno <1978>   pagina <394>
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Massimo de Leonardis
nelle sue partì, alternando giudizi penetranti, pur se discutibili, e analisi docu­mentate, a omissioni di aspetti e fatti rilevanti.
I LIMITI DELLE IMPOSTAZIONI GrtTRIDlCO-DIPLOMATICA E A SCOPO POLITICO
Complessivamente va riconosciuto che, salvo poche eccezioni, le opere sulla Questione Romana apparse fino alla seconda guerra mondiale non hanno un grande valore storiografico. Continuò la prevalenza dell'impostazione giuridico-diplomatica e della considerazione dei soli atteggiamenti delle classi dirigenti, governanti e gerarchia ecclesiastica,3t} percorrendo le diverse fasi della legisla­zione ecclesiastica italiana e delle trattative più volte iniziate e poi interrotte per la soluzione della Questione Romana: si pubblicarono in quel tempo molti documenti utili allo storico, e molto notevoli e giuste osservazioni apparvero negli scritti di studiosi di diritto ecclesiastico o canonico,32) ma generalmente non si uscì dal piano tradizionale della ricerca.33)
Se diamo un giudizio negativo della produzione storiografica di quell'epoca non è comunque perché non riteniamo valida in sé l'impostazione giuridico-diplomatica, ma perché, mentre sviscerò a fondo gli aspetti puramente giuridici del dissidio, essa si basò su fonti largamente insufficienti, anche ovviamente in molti casi per cause non dipendenti dalla buona volontà degli storici, nell'esa-minare gli aspetti diplomatici, visti con un ottica ristrettamente nazionale, con riferimenti di maniera alla Francia o agli Imperi centrali; nel considerare poi l'atteggiamento delle classi dirigenti politiche ed ecclesiastiche ci si basava per lo più sugli atti parlamentari e sui documenti pubblici papali o della segreteria di Stato. Inoltre gli scritti di carattere più propriamente storico-politico erano ancor meno basati su documenti o ricerche e col loro tono apologetico o pole­mico rimanevano irrigiditi in schemi ideologici precostituiti.
31) Cfr. D. VENERUSO, Recenti studi sui rapporti tra Chiesa e Stato in Italia, in Stu-dium, a. LXIV (1968), pp. 331-341.
3Z> Tra le opere di giuristi merita di essere ricordata di A. PIOLA, La Questione Ro­mana nella storia e nel diritto da Cavour al trattato del Laterano, Padova, 1931, ristampata nel 1969, dove si sostiene che Cavour, col suo Capitolato, superò i suoi principi anti­concordatari e che la legge delle Guarentigie era incompleta e inidonea e si fa un esame approfondito dei progetti sulla Questione Romana degli Imperi Centrali durante la prima guerra mondiale.
33) F. FONZI, in Stato e Chiesa, in Nuove Questioni di storia del Risorgimento e del' VUnità d'Italia, Milano, 1961, voi. II, pp. 372-388. Cfr. anche D. VENERUSO, Stato e Chiesa* in Bibliografia cit., pp. 589-593, il quale afferma che il dominio nella storiografia dell'im­postatone politico-diplomatica fu diretta conseguenza della mutata concezione dei rapporti tra Stato e Chiesa che prevalse tra il 1870-1876 e ancor più con l'avvento al potere della Sinistra, che non aveva in materia un bagaglio e un travaglio di idee filosofiche e religiose come la Destra Storica e abbassò il dibattito sul problema a semplici discussioni di leggi e a questioni di ordine pubblico. Cosi <r del problema si impadroniscono giuristi assai più che storici delle idee e della filosofia, secondo schemi e direttive elaborati dall'illustre giurista F. Scaduto alla fine degli anni ottanta e ohe faranno testo per molti anni nelle nostre scuole; ..lungo questa linea si muove un'intera generazione di storici. Non fa eccezione neppure la finissima indagine del Buffini che, pur arricchendo la concezione ormai tradi­zionale con una più moderna considerazione del problema religioso nella vita moderna come questione di libertà e di rispetto delle rispettive competenze, tuttavia resta fermo alla con* sezione dei rapporti tra Stato e Chiesa come quelli intercorrenti tra due potentati .