Rassegna storica del Risorgimento

QUESTIONE ROMANA; STORIOGRAFIA ITALIA
anno <1978>   pagina <398>
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Massimo de Leonardi*
accentuazione più politica, pur molto contenuta, affermando che sarebbe stato meglio non affrontare nella stessa opera anche anni ancora troppo vicini Co­munque queste osservazioni nulla tolgono ad un'opera che, a prescindere dalla filosofia che la ispira, resta tuttora insuperata nel suo genere storiografico per capacità di sintesi e ricchezza di documentazione.
Se Jemolo riassume, simboleggia e forse conclude il pensiero cattolico-liberale, la tradizione liberale, in maniera rigidamente laica e separatista, ma non anticlericale e insensibile o incapace di comprendere i valori religiosi, e rappresentata nel secondo dopoguerra, negli studi sui rapporti tra Stato e Chiesa, sulla Questione Romana e sul movimento cattolico, da Giovanni Spadolini,46' scrittore brillante, le cui opere basate quasi sempre su ottime fonti, con sco­perte di inediti e corredate di accurate bibliografie, sono ricche di fini analisi di personaggi che con pochi tratti colgono sfumature e mutamenti. Mentre, però, per la parte che riguarda la classe dirigente italiana Spadolini mostra di tener conto e di comprendere la globalità delle sue motivazioni, non sempre nell'esa­ni inar e l'atteggiamento della Chiesa vengono colte e considerate le ragioni pro­fonde della sua azione, specie quelle di ordine spirituale, o vengono considerate cerchie più vaste degli ambienti di Curia.47) Ciò dipende dal rigido separatismo che ispira Spadolini, da una certa incomprensione per i valori della religione rivelata e dalla riduzione e sottomissione del sentimento religioso, inteso alla maniera crociana del non possiamo non dirci cristiani , alla stessa coscienza laica del mondo moderno: credente in quel "Dio che a tutti è Giove", come diceva Torquato Tasso. E che è poi il Dio della libertà e della tolleranza.4 Quindi si ha l'impressione che tutta la storia dei rapporti tra Stato e Chiesa sia giudicata alla luce di formule tipo Il Tevere più largo o Le due Rome o La conciliazione silenziosa , per cui si è assolti o condannati a seconda se si opera per esse o meno. L'ammirazione per Gioiitti è sintomatica: si apprezza lo statista delle parallele che non si incontrano mai , che pensava che il pro­blema dei cattolici e della questione romana si riducesse ad avere un buon com­missario di Borgo e buoni prefetti che negoziassero il voto dei cattolici. Non c'è certo in Spadolini incomprensione o disinteresse per il mondo cattolico, ma sembra che la cosa migliore che esso possa fare sia avvicinarsi al liberalismo e dissolversi nel separatismo. Così la conciliazione può essere solo silenziosa, cioè un silenzioso abbandono da parte della Chiesa delle sue posizioni, altri­menti è un tradimento del Risorgimento, che Spadolini vede in blocco solo come espressione dello spirito laico. Nel Papato socialista,49) Spadolini afferma
46) Della vastissima produzione dello Spadolini ricordiamo, come specificamente dedi­cati alla Questione Romana, che pure entra necessariamente nella trattazione di altre opere che qui non citiamo, la raccolta di saggi Le due Rome, Firenze, 1973; la raccolta di arti­coli // Tevere più largo, Milano, 1967; il volume 11 cardinale Gasparri e la Questuine Ro­mana. Firenze, 1972.
47) Ci sembra opportuna l'osservazione di G. CAPUTO, La Chiesa e Vltalia 1870*71, in Clio, a. VI (1970), n. 1-4, pp. 61-68: Libero, in altri termini, lo storico laico di rite­nere che la Chiesa non sia che un'istituzione fra le effimere istituzioni che sorgono e tra­montano nel tempo: ma non libero di dimenticare che essa asserisce di volersi proiettare nell'Eterno: e che, in funzione di questa sua volontà di proiettarsi nell'eterno, progetta le sue attività, delibera le proprie scelte .
**) Le due Rome cit., p, XXV.
4W G, SPADOLINI, II Papato socialista, Milano, 1950. Interpretando il Concilio Vati­cano II, Spadolini crederà poi di vedervi un'apertura al separatismo, ma questo esula dalle ricostruzioni del periodo storico che ci interessa.