Rassegna storica del Risorgimento
QUESTIONE ROMANA; STORIOGRAFIA ITALIA
anno
<
1978
>
pagina
<
399
>
Storiografia sulla Questione Romana 399
esservì una netta inconciliabilità ideologica tra il liberalismo, che postula una società basata sull'individualismo e il contrattualismo, e il cattolicesimo, fautore di una società organica e del solidarismo, più vicino semmai al socialismo. Quindi l'unico accordo possibile, se lo Stato non vuole abdicare ai suoi principi, e quello di dare libertà alla Chiesa nell'ambito di una rigorosa separazione tra i due poteri, il che è un modo di chiudere la Questione Romana senza chiedere alla Chiesa riconoscimenti che non può dare e che lo Stato pagherebbe cari. La crisi del giolittismo è anche la crisi del separatismo liberale, incalzato dal nazionalismo, e Spadolini rileva che c'è continuità tra la politica ecclesiastica mussoliniana e quella della classe dirigente liberale anti-giolittiana . P Spadolini è anche giornalista e uomo politico; ciò conferisce un carattere di impegno civile alle sue opere storiografiche e ha dato spunto all'invito, da parte cattolica, a tenere distinti con estremo rigore le qualità o ì talenti del cultore appassionato di storia e del giornalista eminente, onde non proiettare sul passato stati d'animo, valutazioni, opinioni del presente.5*)
H progresso della storiografia cattolica sulla Questione Romana, che si impegna per la prima volta in opere basate su fonti documentarie inedite, è dovuto prevalentemente a studiosi appartenenti alla Compagnia di Gesù, tra i quali è in posizione nettamente preminente padre Pietro Pirri,52) la cui opera principale53 è il più serio tentativo di illustrare storicamente le vicende della Questione Romana ponendosi dal punto di vista di Pio IX e del cardinale Anto-nelli , privo di tono apologetico e basato su una serena disamina dei singoli argomenti. La difesa dell'atteggiamento della Chiesa è totale e priva di dubbi ma non per questo meno motivata, e avrebbe potuto essere più convincente se una uguale e meno superficiale attenzione fosse stata dedicata alle ragioni di parte italiana, alle sfumature della classe dirigente liberale, ai suoi travagli. Invece Il Pirri eredita, nonostante la sua sensibilità storica, la tendenza propria della tradizione storiografica cui appartiene a vedere nello Stato italiano, conquistatore dei territori dello Stato pontificio, un puro e semplice usurpatore, un violentatore del diritto internazionale e dei patti stabiliti . 55> Ciò dipende non da faziosità di giudizio, ma dalla visuale ristretta prevalentemente all'azione della diplomazia, specie vaticana, con cui Pirri guarda gli avvenimenti per cui resta in sostanza esclusa dalla trattazione del Pirri tutta una sfera della realtà
so F. MAHCIOTTA BROGLIO, in Storia contemporanea, a. V (1974), n. 3, pp. 534-540.
51) Cfr. Osservatore Romano, ivi cit.
52) Sulla figura e le opere del Pirri, storico eclettico, con una bibliografia vastissima, vedete l'introduzione a Chiesa e Stato nelV800. Miscellanea in onore di P. Pirri, Padova, 1962, voL L
53) p, PIBRI, Pio IX e Vittorio Emanuele II dal loro carteggio privato, Roma, 1944-1961, 3 voli. Il titolo in realtà è molto riduttivo, trattandosi di una vera e propria storia diplomatica della Questione Romana basata su larga messe di documenti, in gran parte provenienti dagli Archivi vaticani.
54) A. MONTICONE, Recenti studi su Pio IX e la Questione Romana, in Studi Romani, a. IX (1961), n. 6, pp. 680-684.
55) F. TKAWIELLO, in Rivista storica italiana, a. LXXV (1963), fase. IV, pp. 913-917. Anche un compagno di fede del Pirri, il P. MASTINI S.J., in La Civiltà Cattolica, a. CXIII (1962), pp. 569-573, riconosce che l'opera del Pirri rappresenta una visione di parte del problema e a Si rende quindi necessaria una nuova sintesi, la quale, tenendo conto delle due visuali, degli uomini e delle forze politiche che li sorreggevano o condizionavano, ai sforzi di comprendere gli atteggiamenti, le decisioni e i fatti.