Rassegna storica del Risorgimento

QUESTIONE ROMANA; STORIOGRAFIA ITALIA
anno <1978>   pagina <400>
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Massimo de Leonardis
storica difficilmente classificabile in rigidi schemi politico-diplomatici, ma non per questo meno concreta e determinante: aspirazioni nazionali presenti nel­l'opinione pubblica, fiducia nell'opera della libertà a favore di una soluzione pacifica della questione romana effettivamente condivisa da una buona parte della classe politica liberale, conseguenze politiche avute sugli indirizzi politici dei governi europei, e di quello italiano in particolare, della promulgazione del Syllabo e più tardi della promulgazione del dogma dell'infallibilità . *>
Il Pirri, e ciò dimostra il suo senso storico e la novità della sua imposta­zione pur nella continuità dell'interpretazione cattolica, è comunque ben con­sapevole del significato importante che la strenua difesa del potere temporale ha avuto sulle successive vicende del movimento cattolico e del fatto, quindi, che la difesa legittimistica di diritti acquisiti era solo un mezzo e un titolo, non certo il più importante, da far valere. Vale la pena di riportare qui le parole dense di passione che l'Autore scrive nella prefazione: pure ognuno dovrà riconoscere che ben altrimenti severo sarebbe stato il giudizio della storia se il potere temporale si fosse lasciato spazzar via dalla rivoluzione con la stessa faci­lità con la quale furono abbattuti e travolti gli altri minori principati italiani. Perché non era soltanto uno dei tanti troni che scompariva o una delle gemme che fregiano il triregno papale che veniva a mancare, ma era altresì, e princi­palmente, una situazione giuridica plurisecolare che crollava la quale nei suoi riflessi religiosi morali e politici interessava non solo l'Italia e gli Italiani, ma tutta la grande famiglia cristiana sparsa nel mondo. Quella difesa pertanto palmo a palmo del dominio temporale, per quanto penosa, per quanto destituita di validi elementi di successo, non cessava di essere un dovere, rispondeva ad una funzione mondiale di capitale importanza, veniva a rompere "l'alto sonno della testa" dei cattolici sulla nuova situazione nella quale il supremo Gerarca e la Santa Sede si venivano d'ora in avanti a trovare. Se gli effetti immediati furono amari, effetti migliori erano riservati per l'avvenire, e già se ne raccolgono i frutti .
Uno dei temi centrali del Pirri sta nel sottolineare i rapporti affettuosi tra Pio IX, italiano con tutto il cuore , e Vittorio Emanuele H, il profondo cat­tolicesimo di quest'ultimo e i suoi vivaci contrasti, a causa di ciò, con i governi liberali. Molto positivamente è valutata l'opera del card. Antonelli, di cui ven­gono negate le caratteristiche negative, la nefasta influenza e i contrasti con Pio IX di cui parlano anche molti storici cattolici.58) Molto duro il giudizio su Cavour e la sua nota formula, giudicata un mero espediente politico, mentre la doppiezza della politica della Francia e il sospetto che la S. Sede nutriva verso di essa sono molto ben documentati.
56) F. TRANIELLO, art. cit. Pirri ricorda la promulgazione del Syllabo solo in nota. Va detto comunque che il Mori, che tratta diffusamente il problema, riconosce che in Ita­lia né la promulgazione del Syllabo né quella del dogma dell'infallibilità provocarono pres-socché alcuna reazione.
5?J U Pirri sottolinea con approvazione come Pio IX rifiutò, nel 1862-1863, di dare ascollo alle proposte dei Sovrani spodestati degli Stati pre-unitari di organizzare attività controrivoluzionarie su vasta scala.
58) Tra essi Balan, durissimo con lui, Masse e Vercesi. Pirri scrisse un saggio, II cardinale Antonelli tra il mito e la storia, in Rivista di storia della Chiesa in Italia* a. XII (1958), pp. 81-120, in cui fa una difesa circostanziata dell'Antonelli, contro tutte le ac­cuse formulate contro lui .