Rassegna storica del Risorgimento

QUESTIONE ROMANA; STORIOGRAFIA ITALIA
anno <1978>   pagina <404>
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Massimo de Leonardis
guente all'avvento di Mussolini, al quale fu il nazionalismo a fornire. un per­sonale tecnicamente qualificato per certe questioni ed armò il fascismo di una dottrina statuale provvista di una notevole coerenza, che era la coerenza della vecchia destra italiana....
Un posto a sé merita l'opera del cattolico Paolo Dalla Torre71) e le sue vicissitudini dimostrano la difficoltà di andare contro tendenze storiografiche consolidate. L'opera, pubblicata una prima volta nel 1938-1939, fu sequestrata perché contrastava con l'oleografìa dominante; anche dopo il fascismo l'autore afferma di avere incontrato difficoltà a farla valere nell'ambito accademico, in quanto considerata troppo cattolica e controcorrente, finché la ripubblicò, arric­chita dall'utilizzazione di fonti d'archivio e corredata da una bibliografia impo­nente. Dalla Torre vuole ricostruire a fondo l'operato politico e difensivo del governo pontificio in quel turbinoso momento; fissare in qualche modo l'aspra vi­cenda delle trame, lo spirito delle popolazioni del Lazio, il profilo della vita romana durante quei giorni... ben lieti se avessimo almeno potuto chiarire che il Governo pontificio non era politicamente, socialmente, militarmente, quello sconquassato organismo che spesso si crede, e che valore, idealità, generosità, fecero larga mostra di sé in quel tragico autunno d'ambo le parti . H lavoro del Dalla Torre è praticamente unico nel suo genere, potendosi ricollegare semmai solo all'opera del De Cesare, che scriveva, però, da liberale e con minore rigore scientifico, ed è un peccato che egli non abbia trovato continuatori, forse perché l'argo­mento è scomodo e fuori moda anche per chi, come i cattolici, dovrebbe ini­ziare una revisione critica della tradizionale immagine negativa degli Stati pre­unitari, e di quello pontificio in particolare, invece di seguire ardite imposta­zioni economicistiche anche nello studio della Questione Romana.
Con le opere generali degli ultimi anni, in particolare con il Mori, con studi su aspetti specifici e saggi sempre più documentati,72) con il progressivo ampliamento del campo d'indagine, particolarmente con i riferimenti al quadro internazionale e una migliore e più completa valutazione dell'atteggiamento della Chiesa e del mondo cattolico, con l'accesso agli archivi e la pubblicazione di documenti, assistiamo ad una maggiore comprensione reciproca da parte cat­tolica e laica, che corrisponde a quel contemperamento tra le varie tendenze che si è riscontrato in generale nella storiografia sul periodo 1815-1870 a partire da­gli anni '60.73) In generale si riconosce che il dissidio era inevitabile e che da una parte e dall'altra si avevano in buona fede valide ragioni per non cedere. Si afferma anzi che è stato meglio per entrambi che la conciliazione sia avve­nuta in un'epoca successiva. Per i laici la vera conciliazione è quella silenziosa dell'epoca di Giolitti, merito dello Stato e del suo separatismo liberale; per la Chiesa la conciliazione è solo quella del 1929, permessa dalla strenua resistenza
7I> P. DALLA TORRE, Vanno di Mentana, Milano, 1968.
T?) È impossibile riferire in breve degli innumerevoli, saggi apparsi negli ultimi anni (in occasione del centenario di Porta Pia molte riviste inoltre dedicarono fascicoli speciali monografici alla Questione Romana). Citiamo solo tra i più densi di contenuto quelli di ORIO GIACCHI, Concordato del Luterano e tradizione italiana, in Studi in memoria di Guido Zanobini. voi. IV, Milano, 1965, p. 317 sgg., che dimostra come la tradizione italiana nei rapporti tra Chiesa e Stato sia concordataria, e quello di GIUSEPPE CAPUTO, Il separatismo CMVOurlano. Venezia, 1965, che fa la storia delle varie interpretazioni della formula cavou-ruma, facendo il punto sulle conclusioni a cui si è pervenuti.
73) Cfr. R. MOSCATI, La storiografia italiana del dopoguerra sul periodo 1815-1870, in Clio, a. HI (1967), fase. Ili, pp. 321-339.