Rassegna storica del Risorgimento

QUESTIONE ROMANA; STORIOGRAFIA ITALIA
anno <1978>   pagina <405>
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Storiografia sulla Questione Romana 405
dei Pontefici nelle loro pregiudiziali. Si comincia, però, da parte laica a rico­noscere le ragioni della Chiesa e l'importanza del movimento cattolico e da parte cattolica si ammette che le cose erano cambiate già prima del Concordato. Vi sono quindi oggi i presupposti per nuovi studi in campi poco esplorati e per nuove sintesi. C'è da augurarsi che il riemergere di tensioni nei rapporti tra Stato e Chiesa non influisca negativamente sul lavoro degli storici
ULTIME PROPOSTE METODOLOGICHE (G. De Rosa)
Negli ultimi anni Gabriele De Rosa ha indicato per la storiografia della Questione Romana nuovi orientamenti metodologici e di ricerca in linea con le proposte di alcuni storici marxisti, 74> come il Ragionieri e il Candeloro, di ri­fare dal basso la storia del nostro paese, di non studiare più solo le classi dirigenti, pur intese nel senso più ampio del termine, ma di fare una storia glo­bale in cui ampio spazio abbiano le classi subalterne. Il De Rosa affermava nel 1970: Una volta non si sarebbe mai pensato che una storia della que­stione romana si dovesse fare anche sotto l'aspetto sociale, anzi che questo aspetto sociale sarebbe divenuto preminente rispetto a quello tradizionale sto­rico-giuridico e diplomatico. Da una storia di leggi e di encicliche, di negoziati più o meno mancati, di cardinali e ministri, di rapporti diplomatici e conven­zioni, si passò in questo dopoguerra a studiare la stessa storia sotto il profilo delle classi dirigenti... Eppure non tutto era stato detto e visto in quest'ansia di una ricerca storica solamente fatta delle cose che appartengono in maniera duratura alla vita dell'uomo, libera quindi da sudditanze ideologiche. Ne ab­biamo scritto e ne scriveremo ancora di storia delle opinioni, delle ideologie, della cultura, ma la nostra impressione è che dobbiamo andare ancora oltre, non lasciare che l'economia se ne stia a sé, non lasciare che la sociologia pre­suma di camminare per conto suo, mettendo da parte le altre scienze, non con­sentire che le ideologie facciano tutto coltivando l'ambizione di una reductio ad unum del mutamento dei fatti umani. Stampa e relazioni dei prefetti, fondi delle luogotenenze imperiali e atti amministrativi, opuscoli e riviste, epistolari e memorie sono divenute il nostro bagaglio abituale di professionisti della ricerca storica >.75) Alcuni mesi dopo il De Rosa precisava questi concetti e forniva de-
74) All'indomani della Conciliazione Palmiro Togliatti concludeva alcune considera­zioni sulle vicende dello storico dissidio e dei rapporti tra Chiesa e società capitalistica af­fermando che con il Concordato si sanciva ufficialmente l'alleanza tra le forze reazionarie che di fatto era sempre stata operante al di là della Questione Romana. L'unico storico che abbia cercato di sostenere questa tesi, trattando della Questione Romana, è stato il Sal­vemini. Possiamo fare due ipotesi per spiegare il disinteresse dei marxisti per la questione romana. In primo luogo la storia della Questione Romana è in larghissima misura storia di idee, di istituti giuridici, di relazioni internazionali che molto difficilmente si preste­rebbero ad una trattazione ispirata ai canoni economicisli del materialismo storico. Secon­dariamente la tesi di una sostanziale convergenza tra forze reazionarie è più facile da soste­nere trattando ad esempio del movimento cattolico, che ha infatti tra i marxisti alcuni dei suoi storici.
75) G. DE ROSA, relazione, negli atti del convegno Cattolici e liberali veneti di fronte al problema tempor(distico e alla Questione Romana, Vicenza, 1972. Mi si consenta una prima osservazione rilevando che non mi sembra una scoperta nuova del De Rosa l'uso di tutte quelle fonti che egli elenca*