Rassegna storica del Risorgimento
QUESTIONE ROMANA; STORIOGRAFIA ITALIA
anno
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1978
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Massimo de Leonardis
gli spunti per una loro applicazione alla ricerca761 proponendo di studiare la questione romana in stretto collegamento con la questione contadina e con Tana-lisi della diversa situazione sociale e della proprietà ecclesiastica nel Nord e nel Sud per vedere come essa fosse il catalizzatore di diverse reazioni a seconda dell'ambiente sociale. Così anche per spiegare il diverso atteggiamento del clero verso il potere temporale771 occorre fare riferimento alla diversa struttura delle parrocchie e della proprietà ecclesiastica, e quindi dell'organizzazione del laicato, nel Nord e nel Sud. Concludeva il De Rosa: La verità è che noi abbiamo bisogno di studi e di analisi più attenti ai problemi del mutamento della società, abbiamo bisogno di rapportare tutto, ideologie, partiti, fede alla vita dell'uomo nelle sue concrete dimensioni, alla realtà sociale in cui opera... Forse ora è venuto il tempo di nuovi confronti e approfondimenti, forse occorreranno nuove indagini per rendere più storica e sociale, più concreta ed esperta questa nostra ricerca, quanto mai diffidente verso il vecchio sentenziare e verso le vecchie cronologie .
A mio giudizio occorre valutare criticamente questa impostazione del De Rosa. Nessuno vuole negare che anche in una storia della Questione Romana si debbano tenere presenti i fattori economici e sociali, mi sembra, però, indubbio che per tale problema specifico è molto difficile dare ad essi rilevanza preminente. Così facendo si correrebbe il rischio di non ritrovare più che deboli tracce del problema che si vuole trattare,781 con il rischio di conclusioni arbitrarie sulla sua rilevanza; oppure si arriva ad ardire impostazioni economi-cistiche, come quella suggerita dal De Rosa che propone una storia della Questione Romana come storia dei rapporti città-campagna, intendendo il potere temporale come l'ultima riserva che tutelava la Chiesa dal confronto diretto con il mondo capitalistico-borghese. Quanto al concetto di una storia che guardi non alle classi dirigenti, ma alle classi subalterne non occorre sottolineare qui la difficoltà in generale di una tale impostazione. Nel nostro caso specifico è indubbiamente interessante passare dall'esame dei grandi personaggi, del resto ormai quasi tutti ampiamente studiati, allo studio delle tendenze di cerchie più vaste,791 ma queste, se diventano oggetto di storia, vuol dire che sono in una certa
76) In G. DE ROSA, Il neo-guelfismo e la Questione Romana, in Studi romani, a. XVIII (1970), n. 3, pp. 285-297.
771 Si ricordi che l'indirizzo di Padre Passaglia al Papa perché rinunziasse al potere temporale fu firmato prevalentemente dal clero meridionale.
781 È quello che accade al De Rosa, che nella relazione cit., conclude, II ritmo della vita sociale e religiosa, questa cadenza quotidiana della vita veneta, fatta di una massa di dati di cronaca impressionanti, emigrazione, pellagra, peronospera, ma aggiungiamo casoni, patti colonici, crisi delle fabbricerie, massari inconfessi, decime e parrocchie, tutto ciò ha assorbito il tempo corto dell'esplosione della Questione Romana .
791 È ciò ebe già aveva fatto F. FONZI, in Documenti sul conciliatorismo e sulle trattative segrete fra governi italiani e S. Sede dal 1886 al 1897, in Chiesa e Stato nelV800 cit., voi. I, compiendo e Un primo, importante passo verso una conoscenza più verace ed approfondita di un mondo fin qui piuttosto trascurato quello cioè dei fautori di conciliazione, dei mediatori laici ed ecclesiastici dei rappresentanti segreti del governo italiano o dalla Segreteria di Stato, dei consiglieri esperti in materie ecclesiastiche , informatori intriganti e venali, diplomatici ambiziosi e avventurieri, mercenari e idealisti . Si dimostrava così come alla base dei vari tentativi conciliaristi tra il 1886 ed il 1897 stavano non solo motivi religiosi, morali, sociali, ma, talora preminenti, politici, elettorali e coloniali*