Rassegna storica del Risorgimento
CARTEGGI (MANZONI-SALUZZO DI MONESIGLIO); MANZONI ALESSANDRO LE
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1978
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Una lettera di Alessandro Manzoni
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tanto sul vero amore ancorché velato dal riverente . Del Manzoni amoroso e stato scritto tanto, anche in occasione del recente centenario, che ci mancherebbe solo di aprire un nuovo capitolo di congetture o fantasie alla moda di oggi sulla Dio data di Saluzzo.
È certo che questa gran letterata, oggi del tutto sconosciuta e con la quale anche il Croce fu indulgente quando scrisse che la serietà morale redime i componimenti della Saluzzo e i suoi versi spesso disarmonici e ingrati ,4) ebbe grande ammirazione per il Manzoni, ma suscitò anche nel Manzoni altrettanta ammirazione e un desiderio di assecondarla, di prevenire, anche, i desideri di lei, al punto tale che quando la Saluzzo da Torino si era rivolta al Manzoni perché le trovasse un editore milanese disposto a pubblicare in edizione piuttosto bella ed accurata 5) le Novelle alle migliori condizioni, questi, pur non ignorando i fastidi che l'impresa gli avrebbe procurato, aveva finito per trovare l'editore.
H quale era Ferrarlo, il primo editore dei Promessi Sposi, l'unico con cui il Manzoni diceva d'aver dimestichezza ,6) ma lo diceva adducendo tante scuse quasi avesse voluto far recedere la Saluzzo dal suo proposito di affidare a lui Manzoni, per le difficoltà che l'impresa presentava, la cura della stampa delle Novelle. Ma la Saluzzo volle deliberatamente affrontare tutti i rischi di una edizione milanese e Manzoni, con quel suo carattere, così schivo, così bravo nel tirarsi indietro in tante circostanze che non aveva cercato, aveva finito per accontentarla in ogni cosa. 0 quasi, che la lettura delle Novelle nel manoscritto, preventivamente e liberamente , l'aveva sia pure con molto garbo rifiutata.
Tra Torino e Milano i vari problemi, che si presentarono via via per la stampa delle Novelle, furono risolti con scambi di lettere e ne fu tramite, in parte, un giovane ufficiale dell'esercito sardo, che andava a Milano per affari suoi, uno dei protagonisti delle future, e ancora lontane, giornate del nostro riscatto , Alfonso La Marmora.
Era stato convenuto che l'editore Ferrarlo si sarebbe assunto tutto l'onere dell'edizione e la Saluzzo, cedendo il manoscritto, avrebbe accettato a compenso 60 copie.7) L'autrice di almeno 10 degli esemplari a lei destinati, voleva esserne in possesso prima che la pubblicazione venisse messa in commercio, con un certo margine di tempo, per poterle far pervenire in omaggio, come primizia, alle persone cui teneva in modo particolare.
Il nostro Manzoni dovette intervenire e curare anche tali dettagli, insieme a tutti gli altri molti che la lontananza, la sensibilità dell'autrice, l'etichetta non cessavano di creare e vien fatto di domandarsi come mai la contessa di Saluzzo di tanti problemi e problemini non scrivesse direttamente al Ferrano. Ma meno male perché in tal modo abbiamo le lettere del Manzoni quelle che conosciamo, quella che oggi ho il piacere di far conoscere, quelle che, è pensabile, siano ancora sconosciute e nascoste tutte di pronta risposta, non formalmente cortesi, ma piene di affettuosa sollecitudine.
Occorre riconoscere, con un po' di stupore, che la corrispondenza filava veloce e senza intoppi. Nella lettera del 31 dicembre 1829 8) Manzoni aveva chiesto alla Saluzzo a chi il Ferrarlo avrebbe potuto consegnare le copie destinate
4) BENEDETTO CROCE, La Sibilla Alpina, in La Critica, 20 luglio 1927.
5) ARIETI, op. cit., p. 956.
6> Lettera in data 17 luglio 1829, ivi, p. 556. 7) Lettera 9 dicembre 1829, ivi, p. 577. > Lettera n. 334, ivi, p. 578.