Rassegna storica del Risorgimento

MALON BENO?T; MALON BENO?T SCRITTI; SOCIALISMO ITALIA 1872-1892
anno <1978>   pagina <426>
immagine non disponibile

Letterio Briguglio
conobbe lunghe soste è provato dall'elenco cronologico dei contributi, da noi qui pubblicato in appendice.
Quasi tutti gli scritti italiani del Malori, quando non avevano un carattere informativo o polemico, miravano a conferire al socialismo fondamenti storici che, di solito, si perdevano nella notte dei tempi. Ma non si trattava di mera erudizione, anzi Osvaldo Gnocchi Viani riteneva che, con le ricerche del suo amico francese, si fosse finalmente usciti dalla preistoria del socialismo e che, con lo studio delle classi inferiori , cioè dei vinti , si fosse entrati ormai in una nuova fase nella quale i problemi economici dell'esistenza umana dive­nivano contenuti fondamentali del nuovo metodo storico . E se risponde a [verità che la storia avrà pur sempre nelle sue vene una corrente del sangue del tempo in cui è scritta , è altrettanto vero, sempre secondo Gnocchi, che in Malon, storico dei vinti , l'imparzialità dei giudizi andava di pari passo con la convinzione dei principi.3'
Ma qual'era poi la corrente del sangue del tempo riscontrabile in tutti gli scritti pubblicati da Malon in Italia? Era il Collettivismo inteso come risul­tato di una mediazione fra il comunismo tradizionale ( comunismo puro ) e l'individualismo economico ( individualismo arrabbiato ), fra autorità e libertà, fra individuo e società, fra il ciascuno per sé e il ciascuno per tutti.
Del comunismo puro , secondo Malon, il collettivismo recepì la parte fissa e cioè il principio della proprietà collettiva della terra e degli strumenti del lavoro. Chi non accettava incondizionatamente questo principio era fuori del socialismo. I collettivisti invece respingevano la parte mobile e cioè i criteri che avrebbero dovuto regolare la distribuzione dei prodotti del lavoro personale. Secondo i comunisti, infatti, anche i prodotti del lavoro dovevano far parte della proprietà collettiva, per essere poi distribuiti secondo i bisogni. I collettivisti invece sostenevano che i frutti del lavoro (materiale o intellettuale) o il loro equivalente fosse inalienabile proprietà individuale di chi aveva creato quei prodotti. Malon non esitava a considerare un vero e proprio furto qual­siasi attentato alla proprietà dei frutti del lavoro. *)
85 progettate, di pp. 8 ciascuna, da smerciare a soli 5 cent.) a cura di F. Mar taglietti. Di questa Biblioteca Socialista , Nuova Serie (quindicinale) segnaliamo il n. 10: B. MALON, La religione e la morale dei socialisti, Amministrazione della Plebe, Milano, 1882, pp. 15, in 16, cent. 5. Detta collana rifece capolino nel 1895 e venne denominata: Serie Benoit Malon . Fu fatta rinascere da Enrico Bignami che vi pubblicò, tradotti in italiano, Il Socialismo. Compendio storico teorico e pratico (1895) e La Morale sociale (1897). La col­lana cessò nel 1902 con la ripubblicazione delle suddette Questioni ardenti
3) La Plebe, 20 e 27 luglio 1879, nn. 28 e 29. Anche successivamente, quando vide la luce la nuova edizione in più volumi, Gnocchi ripete su per giù gli stessi concetti: cfr. La Plebe, 11 agosto 1882, n. 5. Troviamo stranissimo che di questa monumentale edizione àeWHistoire da sociaUsme, Paris, Derveux, 1882-1885, 5 voli. E, Civolani (per altro molto informata) autrice della voce Malon ne 11 movimento operaio italiano. Dizionario bio­grafico, voi. HI, Roma, 1977, ignori addirittura resistenza. Un errore di stampa si trova poi a proposito della prima edizione deWHistoire; questa non vide la luce nel 1878, ma l'anno successivo, come giustamente si dice a p. 264.
4) a Negare la proprietà come principio si legge ne La Plebe, 4 luglio 1878, n. 26
non si può; essa è sancita dalle leggi della natura, e l'uomo ne ha bisogno come ha
bisogno di tanti metri cobi d'aria per respirare e di corpi solidi e liquidi per vivere. Ora v'ha una scuola socialista che non distrugge l'individuo come non distrugge la proprietà, ma armonizza l'uno e l'altra, e questa scuola è la collettivista. Essa non distrugge la prò-
426