Rassegna storica del Risorgimento
MALON BENO?T; MALON BENO?T SCRITTI; SOCIALISMO ITALIA 1872-1892
anno
<
1978
>
pagina
<
431
>
B. Malon e il socialismo in Italia 431
tariate Erano i déclassés (detti pure réfractaires* scapigliati, spostati, fuori classe) rivoluzionari tanto in politica, quanto in religione e in arte.16) Costoro avevano tenuto testa alla propaganda mazziniana, avevano capito la lezione della Comune di Parigi e, nella scissione avvenuta in seno alla Internazionale, si erano schierati con successo dalla parte dei federalisti rivoluzionari. Era dunque innegabile, secondo Malon, che, fino al 1875, i déclassés, senza essere anarchici, avessero tuttavia costituito una gran parte dell'elemento rivoluzionario nell'Internazionale .
Ora, però, questi giovani d'avanguardia dimostravano di non possedere il necessario spirito di unione: ogni gruppo preferiva l'espansione particolari' sto che generava isolamento e notevoli dispersioni di forze. Invece di quattro o cinque giornali, che sarebbero stati già troppi, se ne pubblicavano più di venti, scritti in fretta, riflettenti opinioni troppo personali, e di scarsa diffusione. Questa carenza di spirito unitario, secondo lui, costituiva una grande sfortuna ed era pure da attribuire alle condizioni precapitalistiche dell'economia italiana.
Quei giovani poi, osservava un anonimo collaboratore de La Plebe, non essendo né borghesi, né operai, una volta divenuti maggioranza in un partito socialista, avrebbero certamente lavorato per preparare una rivoluzione politica; mentre uniti agli operai, e da veri déclassés, avrebbero impedito ogni tendenza alla reazione .17) Non si trattava quindi di allontanarli ( una eliminazione ammoniva Malon sarebbe un errore ), ma di contenere le loro esagerazioni teoriche ricorrendo, come suggeriva Gnocchi Viani, alle redini della scienza positiva . **) D'altra parte sembrava del tutto irrilevante che quei giovani di estrazione borghese non avessero le mani incallite dalla fatica, perché la questione sociale non era affatto riducibile alla sola questione operaia, pena il suo rimpic-ciolimento. Malon e soprattutto Gnocchi, più esclusivista di lui, non si stancavano di ripeterlo, e quindi riconoscevano a questa categoria di non operai una funzione sociale e politica molto positiva: anche loro, in fin dei conti, erano dei déclassés di tutto rispetto.
Ma non solo i giovani ex borghesi, secondo Malon, avrebbero dovuto pentirsi delle passate manovre deviazionisti che in seno all'Internazionale e delle loro esagerazioni teoriche. Anche gli altri internazionalisti italiani, più vecchi di loro, avevano spesso travisato lo spirito e le finalità della grande Associazione. Costoro infatti avevano trattato con negligenza le questioni economiche per privilegiare le istanze rivoluzionarie: si tralasciò il Socialismo per la Rivoluzione, la lotta economica per la cospirazione. Ed è per questo che l'Internazionale italiana non potè mai essere operaia . E non potè mai essere tale (Malon manifestava ora le sue istanze esclusiviste) anche perché tutti i capi erano studenti e giornalisti.
Che cosa, in pratica, avrebbero dovuto fare gli internazionalisti del nostro paese, dopo che l'eccezionale entusiasmo seguito alla Comune di Parigi aveva messo fuori causa lo stato maggiore mazziniano? Né più, né meno quello che avevano fatto gli internazionalisti francesi, belgi ecc., e cioè guadagnare proseliti durante gli scioperi. In Italia invece, mentre migliaia di operai andavano erranti per le pubbliche piazze, i loro capi erano occupati in accese discussioni sopra i meriti dell'Anarchia e sulla prossimità della Rivoluzione sociale. Gli sciope-
16) Cfr. l'art, di Oreste Vaccari in La Plebe, 10 marzo 1875, n. 13.
17) La Plebe, 3-4 dicembre 1875, n. 13: Il socialismo in Italia. m La Plebe, 30 agosto 1875, n. 61.