Rassegna storica del Risorgimento

COSTITUZIONALISTI ITALIANI; GRAN BRETAGNA SISTEMA COSTITUZIONAL
anno <1979>   pagina <33>
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Il sistema costituzionale inglese 33
tuzionali realizzate dall'Inghilterra nella sua storia plurisecolare e, tra questi, naturalmente, il maggiore ed anche il più veemente apparve Gian Domenico Romagnosi, rimasto per troppi aspetti legato a quella concezione dello Stato e del potere propria del periodo napoleonico.
Il Romagnosi, infatti, nella farraginosa e complessa opera Della costituzione di una monarchia nazionale rappresentativa, sembrava ancora fìsso nell'identifi­cazione di un modello ideale di Stato monarchico aperto, nel suo autoritarismo e nel suo accentramento di derivazione illuminista ma di marca napoleonica, a prospettive democratiche da realizzare, però, mediante l'utilizzazione di forme di rappresentanza corporativa chiaramente rievocanti nei loro contenuti quelle sperimentate nel Regno d'Italia al tempo del Melzi e del viceré Eugenio. Non si sottraeva, pertanto, alle concezioni giuridiche di quell'epoca quando attaccava la costituzione inglese denunciandone l'origine feudale ed il carattere privilegiato e classista con un linguaggio troppo spesso riflettente la propaganda antibritan­nica diffusa anche in Italia durante le guerre napoleoniche ed il blocco conti­nentale. Quella costituzione gli appariva infatti simile a que' castellacci del medio evo, ne' quali furono qua e là fabbricate alcune camere moderne in mezzo a tetri muracci ed alle turrite prigioni e per questo non esitava a definirla come una costituzione iniqua o come urfanticostituzione, rivelando un totale antistoricismo ed al tempo stesso la propria incapacità di comprendere e di giu­stificare realtà politiche differenti da quelle sperimentate sul continente dalla rivoluzione francese in poi.
Questi giudizi del Romagnosi sembravano pertanto falsati dall'assimilazione in realtà un po' acritica e schematica, di quelle tesi tardo-illuministe, giacobineg-gianti e bonapartiste diffuse in Italia durante l'egemonia francese, tesi destinate a sopravvivere lungamente alimentando l'opinione parolaia e populista di vasti settori politici proclivi, per abito mentale e per tendenza, a coprire con facili slogans il proprio vuoto culturale. Tesi che, però, non riuscirono mai a condi­zionare od a scalfire nella sua essenza il giudizio meditato di carattere sostanzial­mente positivo sulla costituzione inglese formulato successivamente dal pensiero liberale e moderato del Risorgimento, dalla parte più evoluta, cioè, della cul­tura politica italiana dell'Ottocento.
Nel logoramento del mito della costituzione di Cadice che accompagnò il fallimento delle rivoluzioni piemontese e napoletana del 1820-21, infatti, non erano mancate voci a favore dell'opzione di un altro sistema statutario più idoneo a coagulare contro la reazione i diversi ceti presenti nella società subalpina ed in quella meridionale. Si trattava, è vero, di voci allora isolate e tardive che poco potevano fare nel crollo di quelle illusioni, ma che testimoniavano lo sforzo per la ricerca sul piano istituzionale di un sistema politico più equilibrato e più moderato di quello previsto dal mitizzato testo spagnolo del 1812. Coloro che in Piemonte pensavano ad una sua modifica per renderlo accetto a quella parte della nobiltà per nulla entusiasta del sistema monocamerale previsto a Cadice, e che in Napoli progettavano addirittura di sostituirlo con la charte octroyée di Luigi XVIII ritenuta più capace nell'articolazione dei pubblici poteri di integrare
29) t D. ROMAGNOSI, Della costituzione di una monarchia nazionale rappresentativa (La scienza delle costituzioni)., edtz, a cura di G. ASTUTI, Roma, 1937, voi. I, p. 259.
3) G. D. ROMAGNOSI, ivi, voi. II, p. 868. Sul pregiudizio antinglese di molti am­bienti italiani interessanti le osservazioni di G. PECCHIO, L'anno mille ottocento ventisei cit., in Scritti politici ciu, p. 351 sgg., portato ad attribuire l'anglofobia alla propaganda conservatrice degli Stati della Restaurazione.