Rassegna storica del Risorgimento

REPUBBLICA CISALPINA 1797-1799-- 1800-1802; REPUBBLICA ROMANA 1
anno <1979>   pagina <138>
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Giovanna Trovò.
eventuali ingrandimenti territoriali dello Stato romano verso sud e verso l'Adria­tico avrebbero potato, secondo il Bcriolio, metterlo in condizioni di fronteggiare possibili aggressioni della Repubblica napoletana e soprattutto dell'ambiziosa Cisalpina.39 A limitare il peso del movimento unionista 'era l'abisso che a Roma, più che altrove, divideva, come si detto, i patrioti dalla maggioranza di quanti rappresentavano il ceto dirigente. Fortissima era, ad esempio, l'oppo­sizione da parte del Consolato, che deteneva il potere esecutivo, al Monitore Romano* il foglio intorno al quale si muovevano Vincenzio Russo e Domenico Pagano. Il Tribunato, che assieme al Senato deteneva il potere legislativo ed appariva più aperto ad ideali rivoluzionari, era invece favorevole al giornale; ciò testimonia, ancora una volta, il contrasto di direttive fra i vari organi dello Stato, che fu una delle cause di debolezza della Repubblica. D'altra parte, assai tiepida ed improvvisata appariva ai patrioti romani la vocazione libertaria di molti di coloro che ricoprivano alte cariche. opportuno osservare che nessuno di questi uomini aveva alle spalle l'esperienza del riformismo, che in molti casi si era rivelata negli altri Stati assai formativa per gli uomini del triennio giaco­bino. A Roma, malgrado la diffusione del Monitore Romano e una certa forza in seno al Tribunato del partito unionista, più che alla solidarietà con gli altri Stati creati dalla Francia in Italia, si pensava ad una soluzione vantaggiosa della controversia territoriale con la Cisalpina, una controversia che la Repubblica aveva ereditato dallo Stato della Chiesa.
Già dalla fine del '97 si erano verificati motivi di attrito Ira la Corte pon­tificia e la Cisalpina per i confini marchigiani a seguito di alcuni movimenti sospetti di truppe lombarde verso la fortezza di San' Leo, che alla fine di dicem­bre venne occupata.33> Ciò era stato giustificato da parte cisalpina con l'afferma­zione che San Leo apparteneva non allo Stato di Urbino, come aveva precisato al Testi il cardinale Doria Pampinii ma alla legazione di Ravenna. Questa era anche la giustificazione che il Testi propose di sottoporre all'attenzione dell'am­basciatore francese a Roma, Giuseppe Bonaparte, il quale, incaricato dalla Corte romana di ottenere dalla Cisalpina la restituzione di San Leo, aveva chiesto al Testi chiarimenti circa i motivi della occupazione. Tanto più offensivo nei con­fronti della Corte romana appariva l'atteggiamento cisalpino in quanto il papa, a seguito di minacciose insistenze, si era deciso, pochi giorni prima, il 24 novem­bre, a riconoscere la Cisalpina. Questo riconoscimento non aveva in realtà mini­mamente favorito la distensione dei rapporti e di ciò sì doleva profondamente il cardinale Doria Pamphili.35) Alla fine del mese di dicembre la tensione era diven-
a. VII (14 febbraio 1799), cit. da V. E. GIUNTELLA, La politica italiana del Direttoria cit., pp. 25-29.
32) Ivi, Correspondancc politique, Rome 928, e. 171 b, Bertolio a Talleyrand, Roma, 12 pluvioso a. VII (31 gennaio 1799) cit. da V. E. GIUNTELLA, La politica italiana del Diret­torio cit.-, p. 21.
I documenti relativi alla vertenza fra la Repubblica cisalpina e lo Stato romano per i confini marchigiani sono conservati in A.SJVL, Archivio del Regno d'Italia, Archivio del Ministero degli Esteri, II Divisione residente a Milano (detto anche Archivio Testi), cart. 1-2. Per quanto attiene alle prime proteste da parte della Corte pontificia per la presenza di truppe cisalpine a San Leo vedasi in A.S.M., Archivio Testi, cart. 1, f. 47 la lettera del cardinale Doria Pamphili ai ministro Testi del 6 dicembre 1797.
*> Ivi, cart. 1, f. 50. Rapporto di Carlo Testi al Direttorio Esecutivo, Milano, 28 frimale anno VI.
35) Ivi, cart. 1, f. 47, doc. cit.