Rassegna storica del Risorgimento

BORBONE PARMA ROBERTO DI; CARTEGGI (PIO IX-BORBONE PARMA); PIO
anno <1979>   pagina <164>
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UNA LETTERA INEDITA DI PIO IX
Parecchi anni addietro il compianto Antonio Rusconi, già sovrintendente alle Belli Arti di Trento e di Napoli, mi affidava per la pubblicazione una lettera autografa di Pio IX scritta il giorno della commemorazione dei defunti del 1870.
Il donatore riteneva giustamente che lo scritto fosse indirizzato a un duca di Borbone-Parma. In realtà, ai tratta di Roberto, ultimo duca di Borbone-Parma, padre di quel principe Sisto, noto per essere stato durante la prima Guerra Mon­diale intermediario delle offerte di pace del cognato Carlo, successore di Fran­cesco Giuseppe sul trono austriaco, e di Saverio, erede per testamento del preten­dente carliBta Alfonso Carlo: ufficiale dell'esercito belga, fu catturato dai Tede­schi nel 1940.
Per un errore di collocazione l'autografo, finito in una cartella di tutt*altro argomento, non potè, come da consiglio del donatore essere pubblicato nel cen­tenario del 1870.
Credo non inutile far conoscere questa lettera che non risulta negli inven­tari dell'Archivio Vaticano, dove si trova, invece, quella dell'ex duca di Parma.
Altezza!
La ripetuta affettuosa e filiale dichiarazione di Vostra Altezza sono per me motivi di consolazione e di conforto e di gratitudine. Certo è che Roma dopo l'ingresso di gente immonda, ha perduto l'antica fisionomia ed è stata ridotta in luogo di nefandezze e con espresso dolore della immensa maggioranza dei suoi abitanti. Peggio è poi che in Europa sta tutto in uno stato di anomalia e di confusione.
Prego di tutto cuore Iddio benedetto a voler abbreviare i giorni del flagello, meritato per i nostri peccati e a ricordarsi delle sue misericordie.
Spero che Iddio si placherà per l'intercessione di Mattia} SSma. Benedico di cuore V.A., la Duchessa figlia, riconoscente e il futuro.
Dal Vaticano 2 9bre 1870.
Pio IX SP.
H tono amaro della lettera corrisponde a quello usato in altri documenti di quel tempo dal Pontefice. D'altra parte la situazione della città, come appare dalle testimonianze raccolte nella grande pubblicazione Gli Archivi delle Giunte Provvisorie di Governo della luogotenenza generale del Re per Roma e le Pro­vince romane,1] offriva spettacoli di disordini che non erano imputabili soltanto all'ingresso degli italiani. L'Esercito e la Giunta provvisoria avevano trovato un ambiente nel quale le malversazioni erano all'ordine del giorno come le risse e gli scippi, anche nelle vie più freqeuntate, specie nelle ore tarde. Vi si erano rifu­giati nell'ultimo decennio pregiudicati fuggiti dalle altre province liberate; lo stesso governo papale non era riuscito a dominare la situazione, pur potendo con­tare su una notevole forza di guardie e di gendcrmi. La città era male illuminata e intersecata da vie tortuose difficilmente sorvegliabili.
Il Tribunale militare italiano aveva dovuto occuparsi di un esiguo numero di processi riferentesi alle truppe, quasi tutti per furti di lieve entità, suppellet­tili di scarso valore, di insubordinazione e non di nefandezze. Il Generale Cadorna, che si era insediato in Campidoglio, usava verso Pio IX espressioni di
Roma, 2 voli., 1970-1972.