Rassegna storica del Risorgimento
ALBANIA RELAZIONI CON TRIESTE 1900-1914; TRIESTE RELAZIONI CON
anno
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1979
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pagina
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166
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RIFLESSI TRIESTINI DELLA QUESTIONE NAZIONALE ALBANESE
Proficui legami economici univano nell'Ottocento Trieste all'Albania in ragione della consuetudine dei commercianti skipetari di ricorrere a questa piazza per lo smercio dei loro prodotti e l'acquisto del fabbisogno proveniente dai vari paesi dell'Europa centrale ed occidentale. L'emporio triestino, tramite naturale di tale interscambio e adeguatamente servito di collegamenti marittimi con gli scali del basso Adriatico dalle compagnie di bandiera, era così divenuto sede di avviate case commerciali albanesi e riusciva, ancora negli anni di fine secolo, a convogliare in questa corrente di traffici anche gran parte delle esportazioni deb l'Italia destinate alle province turche nei Balcani sudoccidentali. *> la preferenza tradizionalmente accordata al mercato di Trieste stimolava la classe benestante in Albania a rivolgersi con tendenziale esclusiva al capoluogo adriatico per soddisfare esigenze non soltanto economiche ma pure culturali. Si trattava, sotto questo secondo profilo, oltre che d'uno sforzo d'approccio ai valori della civiltà europea, anche d'una aspirazione a riscoprire l'identità nazionale di un popolo che la plurisecolare dominazione ottomana aveva teso a cancellare.
Infatti, già nella prima metà del secolo scorso, cominciavano a manifestarsi tra gli albanesi, come prima tra le altre popolazioni balcaniche, fermenti culturali e nazionali, in larga misura attribuibili ad un'azione di stimolo esercitata sulla madrepatria dai centri dell'emigrazione all'estero, oltre che da quelli esistenti all'interno dello Stato turco. Sollecitazioni in tal senso giungevano soprattutto dalle antiche colonie albanesi dell'Italia meridionale, partecipi del moto risorgimentale italiano ed attratte dalla prospettiva che questo movimento pò* tesse espandersi ed investire di sé anche la rinascita nazionale dell'Albania.2) Nell'ambito di siffatto processo di maturazione si inserivano le prime iniziative, assunte nel campo delle lettere, in Italia da parte di Vincenzo Dorsa, Girolamo De Rada e Demetrio Camarda, in Albania da alcuni maggiorenti locali quale Zef Jubani, in Egitto da Thimi Mitko e cosi pure in Romania e Bulgaria; iniziative va puntualizzato volte precipuamente alla definizione dell'alfabeto e delle regole grammaticali della lingua albanese, ed insieme alla raccolta di rapsodie e canti popolari ed a studi sul folklore. Ed appunto il citato Jubani, che a Scu-tari svolgeva la funzione di segretario del console di Francia, commissionava nei 1871 alla tipografìa triestina del Lloyd austriaco la stampa d'una raccolta di canti dell'alta Albania tradotti in italiano, con annessa tabella fonetica degli stessi nella lingua d'origine, nonché con alcune considerazioni preliminari sullo stato morale e sulla coltura intellettuale del popolo albanese stralciate da un rapporto redatto l'anno prima presumibilmente per conto del console Hec-quard.3)
Cfr. Uistoria e Shqiperise, 3 voli, UnivetsiteU Shteteror i Tirane, voi. XL 1839-1944,Tirane, 196S, PP. 79, 266; v. anche B. PELLEGRINI, Verso la guerra? Il dissidio fra l'Italia e l'Austria, Roma, 1906, pp. 367, 395.
; Cfr. A. TAMBORRA, L'Europa centro-orientale nei secoli X1X-XX (1800-1920), 2 voli., Milano, 1973, voL II, pp. 505-506.
Raccolta di canti popolari e rapsodie di poemi albanesi tradotti nell'idioma italiano da Giuseppe Jubany, albanese, Trieste, 1871. SWfotrodiizioiife sosteneva l'individua-