Rassegna storica del Risorgimento
ALBANIA RELAZIONI CON TRIESTE 1900-1914; TRIESTE RELAZIONI CON
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Trieste e la nazione albanese
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Per incontrare a Trieste ulteriori imprese editoriali con un preciso risvolto culturale e al tempo stesso, politico nazionale da parte di elementi albanesi, si deve però attendere l'inizio del nuovo secolo; una di queste risaliva a Nikola bey Ivanay, nipote di un noto capo dell'alta Albania, che era stato vittima della repressione turca. Nel frattempo, avvenimenti di portata internazionale, densi di conseguenze anche per quel settore balcanico, s'erano succeduti: il trattato di Santo Stefano ed il successivo congresso di Berlino avevano determinato, com'è noto, la costituzione a Prizren di una lega albanese volta a difendere l'integrità territoriale del paese dalla pressione espansiva dei piccoli Stati confinanti. Alla vigilia della storica assise berlinese, non era mancata una presa di posizione in difesa della causa skipetara da parte del gruppo di esuli da Scutari e dal Kosovo residenti a Trieste, concretatasi nell'invio di un memorandum al primo ministro inglese lord Beaconfields.4) Integrità nazionale ed insieme richiesta di riforme alla Sublime Porta avevano rappresentato i motivi ispiratori della nuova lega, stretta nel 1883 tra le tribù del nord, contro la delimitazione definitiva del confine turco-montenegrino; un'ulteriore manifestazione di coscienza nazionale s'era espressa poi, nel 1897, in occasione della guerra greco-turca. Un ruolo sempre più attivo di arbitro nella questione albanese veniva allora giocato dal governo di Vienna, concorrenzialmente però con quello di Roma, in un delicato equilibrio di influenze che non escludeva d'ambo le parti iniziative a sorpresa, sia economiche sia culturali o nell'ambito della protezione degli ordini religiosi cattolici. Anche in tale circostanza, si rivelava efficace lo stimolo esercitato dai comitati politici italo-albanesi, specificamente sull'azione diplomatica della Consulta dopo la svolta di Adua.5)
Nondimeno l'attività politica degli italo-albanesi non sempre trovava rispondenza adeguata nella madrepatria, anzi a volte vi era accolta con freddezza e suscitava non poche critiche. Infatti essa, con il suo bagaglio di aspirazioni eterogenee ed anche contradittorie, male si conciliava con il principio deìVAlbania agli albanesi sostenuto dal movimento nazionale autoctono, dal momento che gli italo-albanesi veniva fatto osservare non potevano considerarsi futuri cittadini di un'Albania libera più di qualsiasi altro cittadino italiano; troppi secoli di storia separavano ormai le colonie di Puglia, Calabria e Sicilia dalle comunità rimaste sotto dominio ottomano.6) Non stupisce, pertanto, come Nikola Ivanay, che operava all'estero, ma tendenzialmente nell'ambito del giornalismo italo-albanese, ed intratteneva altresì rapporti con Ricciotti Garibaldi, venisse poi contestato in patria.7'
lità del popolo albanese e la sua aspirazione a conseguire un'istruzione nella madrelingua; una tale concessione, lungi dall'indebolire la Sublime Porta, avrebbe invece rafforzato il lealismo degli albanesi, tradizionale baluardo dell'Impero verso l'Occidente . Per un profilo biografico si rinvia a Z. JUBAM, Vepra tè zgjedhura, a cura di J. Kastrati, Tirane, 1966,
pp. 3-45.
*) Cfr. L. VERONESE, Il congresso degli albanesi a Trieste nel 1913-, in La Porta
Orientale, a. X (1940), fase. 11-12, p. 300.
5) Cfr. E. MASEBATI, L'Albania nella politica estera italiana degli anni 1896-1901, in
Clio, a. XIII (1977), n. 1-2.
6> Cfr. M. MARCHIANO, La politica albanese e gli Stati balcanici dal 1897 al 1901,
Trani, 1908, pp. XII, 7. J
T) Cfr. S. SKENDI, The Albanian National Aioakening 1878-1912, Princeton, 1967, p. 230; v. anche la lettera di Ivanay datata Hotti (Scutari) 17 febbraio 1905, in Museo