Rassegna storica del Risorgimento

ALBANIA RELAZIONI CON TRIESTE 1900-1914; TRIESTE RELAZIONI CON
anno <1979>   pagina <176>
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Ennio Maserati
principale organizzatore del congresso. Dieci delegati38) aveva inviato la comu­nità di Borgo Erizzo, notoriamente e ai è visto ~ fedele all'Austria, e pertanto sollecitata dalle stesse autorità imperial-regie ad una partecipazione nutrita. Se­guivano i lavori numerosi giornalisti venuti per l'occasione da Parigi, dall'Italia, da Vienna e da altre città dell'interno.
Il fatto che gli albanesi residenti a Trieste fossero in buona parte partigiani di Ismail Remai e la notorietà del credito che quest'ultimo godeva presso il Ballplatz, lasciava presupporre un esito del congresso in conformità alle linee della politica estera di Vienna, tant'è vero che i mazziniani triestini, pur così sensibili alle istanze nazionali albanesi, avevano preso le distanze dal progetto, sospettandovi la non estraneità delle autorità austriache. Un'impressione raffor­zata dalla distribuzione ai congressisti di un opuscolo dal titolo La questione albanese per un cittadino di Scutari, stampato allora a Trieste e nel quale si auspicava un* occupazione immediata da parte dell'Austria-Ungheria come rimedio efficace per risolvere la suddetta questione. Si trattava d'una tesi certo convertibile in argomento di dissuasione nei confronti delle ambizioni serbo-montenegrino; poco fondata, invece, nella sua previsione di un intervento isolato dell'Austria-Ungheria al di fuori di un accordo con le grandi potenze in primo luogo ed in via pregiudiziale con l'Italia j40* ma che comunque, nel-l'awalorare l'immagine di un'amministrazione asburgica garanzia della libertà nazionale e religiosa di tutti i cittadini, [...] buona ed onesta, di pace e prospe­rità , andava a tornaconto dell'influenza esercitata da Vienna in Albania. soprattutto nella parte settentrionale del paese.
Sotto queste sollecitazioni si svolgeva dunque nel capoluogo adriatico il con­gresso nazionale albanese, peraltro ricco di interventi accorati e dibattiti ani­mati e non privo di incidenti. All'apertura dei lavori, rivolto un apprezzamento a Trieste patria intellettuale degli albanesi, città cara a tutti per l'ospitalità che accorda, e quale fattore economico ed educatore dell'Albania ,4,) due telegrammi di omaggio a testo unico venivano inviati ai ministri degli esteri austro-ungarico ed italiano, rispettivamente barone Berchtold e marchese di San Giuliano, che a loro volta rispondevano con espressioni di augurio; ai numerosi messaggi d'adesione pervenuti dalle colonie albanesi d'Italia, di Romania, d'Egit­to, d'America ecc., si aggiungevano quelli personali del principe kediviale Ahmed Fuad da Londra, di Bib Doda Prenk da Milano e d'altri. Unanime plauso era rivolto dall'assemblea al governo provvisorio di Valona e, per contro, ripro­vazione e condanna riceveva la politica dei serbi, montenegrini e greci (le cui atrocità commesse in Albania venivano a più voci denunciate), mentre era ester­nata fiducia nei governi di Vienna e di Roma per una loro azione a salvaguardia dell'indipendenza albanese.
All'origine, l'ordine del giorno del convegno prevedeva la discussione di
**> Antonio, Pietro e Giuseppe Marussich, Nicolò e Giacomo Vukich, Paolo e Vladi­miro Gjergja, Giacomo Kcrstich. Giuseppe Marsan e Giorgio Zupcich.
' L'opuscolo assumeva, di riflesso, un'intonazione antitaliana. particolarmente espli­cita nelle sue pagine conclusive: l'Albania unita alla Monarchia sarebbe un nuovo baluardo contro l'insolente serbismo, contro la prepotenza russa, contro le ambizioni italiche e contro tutte le altre tendenze nemiche deirAustria-Ungheria (Ancus, La questione albanese per un cittadino di Scutari nel mano 1913, Trieste, 1913, u. 20).
* Cfr. M. MAZZETTI, Vitali* e la crisi albanese del marzo-maggio 1913, in Storia contemporanea, a. IV (1973), n. 2, pp. 219'262.
4I> Il congresso albanese a Trieste, in // Piccolo del 2 marzo 1913.