Rassegna storica del Risorgimento

ALBANIA RELAZIONI CON TRIESTE 1900-1914; TRIESTE RELAZIONI CON
anno <1979>   pagina <177>
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Trieste e la nazione albanese ìli
tre punti: delimitazione dell'Albania; Incorporazione dei territori occupati dai cutzovalacchi; forma di governo. Senonché il terzo punto veniva accòrtamente cancellato dalla presidenza, malgrado le rimostranze di Nikola Ivanay (assertore, nel caso in oggetto, della competenza di un'assemblea nazionale da convocarsi in terra albanese), seguite da un acceso scontro verbale. Riguardo alla prima questione all'ordine del giorno, prevaleva l'orientamento a reclamare la sovra* nità del nuovo Stato sugli interi vilajet di Scutari, Gianina, Monastir e Kosovo, secondo il disegno di una grande Albania , autorevolmente illustrato ai dele­gati da Fan Noli (il pope Fotie Balamace suggeriva però di considerare, in subor­dine, anche la possibilità di un'Albania più ristretta e della parallela costituzione di una zona cuscinetto autonoma sotto protezione skipetara): inoltre si votava per un confine in comune con la Bulgaria, in modo che questo paese formasse un cuneo tra Serbia e Grecia, le due maggiori nemiche degli albanesi . Sulla seconda questione intervenivano Fotie Balamace, Pandeli Evangjeli, Vassili Diamandi ed altri oratori per confermare la volontà dei cutzovalacchi dell'Epiro e della Macedonia di essere uniti agli albanesi in un medesimo contesto statale.
La quarta giornata dei lavori, quella conclusiva, veniva movimentata da un incidente piuttosto vivace. Terenzio Tocci, esprimendosi in italiano con toni accesi, riferiva all'assemblea una notizia pubblicata dal quotidiano triestino L'Indipendente ed alla quale egli mostrava di dar credito, secondo cui un'ingente somma di danaro era stata fornita dal governo di Vienna agli organizzatori del convegno. L'animazione che seguiva all'intervento di Tocci impediva la momen­tanea prosecuzione della seduta; alla sua ripresa, su invito a fornire opportune spiegazioni da più parti rivoltogli, Stefano Zurani, presidente del comitato promotore, ammetteva, ridimensionandola, la sovvenzione ricevuta da un'alta personalità viennese intima di un ministro .42) Ma già correva voce che ombra del congresso e larghissimo di appoggi per la sua realizzazione fosse in loco il consigliere di polizia Mahkovec (uno sloveno, divenuto poi direttore di polizia a Trieste).43' Inoltre offuscava l'atmosfera delle sedute la presenza ai lavori, senza titolo plausibile, oltre che del conte TaafTe, di un ufficiale di stato mag­giore austriaco, nei cui confronti la presidenza dell'assemblea si mostrava parti­colarmente condiscendente, tanto da suscitare proteste anche da parte degli inviati stampa.
Il congresso si chiudeva con l'approvazione di un memoriale redatto in francese e datato 4 marzo 1913 agli ambasciatori delle grandi potenze im­pegnati nella Conferenza di Londra per sollecitare la cessazione del blocco serbo-greco-montenegrino della costa albanese e dello stato di guerra, causa di inutili crudeltà e distruzioni, tali da temere che le prince européen chiamato a reg­gere il paese ne trouve [...] qu'un amas de ruines . Al tempo stesso venivano espressi voti affinché, nella delimitazione delle frontiere del nuovo Stato, la nazione albanese non fosse sacrificata in un'area réduite seulement à des ré-gions d'aucune valeur économique et dépouillée des grandes villes.44* Cosi, mentre diventava questione vitale la creazione di una grande Albania , in cambio si offriva disponibilità ad accettare la decisione delle grandi potenze sul­l'assetto istituzionale del paese; rinuncia, questa, non certo unanimemente con*
A2> La fine del Congresso albanese a Trieste, in II Piccolo del 5 marzo 1913; v. anche Ciò che risulta esser stato il Congresso Albanese, in L'Indipendenza del 5 marzo 1913. ) Cr. G. CESARI, OV. ciu, p. 193. 44) Memoriale agli ambasciatori, manoscritto in A.S.T., loc. cit.