Rassegna storica del Risorgimento

RIVOLUZIONE RUSSA 1917; ROMEI LONGHENA GIOVANNI
anno <1979>   pagina <179>
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UNA RELAZIONE
DEL GEN. GIOVANNI ROMEI LONGHENA
SULLA RIVOLUZIONE RUSSA DEL FEBBRAIO 1917 !)
Una catastrofe costituzionale era nello stesso tempo invocata e temuta. Da un lato essa avrebbe dovuto purificare l'ambiente da persone e da sistemi ormai in stridente con­trasto con una leale condotta della guerra. D'altro canto essa avrebbe dovuto siffattamente perturbare i pesanti organismi della società, dell'amministrazione e dell'esercito russo, che ben a ragione si poteva dubitare della reale utilità, nell'ora presente, di un movimento rivoluzionario. I fatti però furono più forti del volere umano e la rivoluzione scoppiò. Essa scoppiò quasi inavvertitamente: trionfò di sorpresa. Non ebbe né condottieri, non ebbe neanche una vera e propria resistenza. Più che prodotto di volontà umana, essa fu il risul­tato della inesorabile logica dei fatti, della più travolgente fatalità storica. Nel secolo cor­rente, nel campo di una intesa democratica, antigermanica, non poteva sussistere un impero autocratico o feudale. 3
Con queste parole l'addetto militare e capo della missione militare italiana in Russia, generale Giovanni Romei Longhena,3) iniziava una lungo relazione sulla rivoluzione del febbraio 1917. Il rapporto, compilato nell'aprile dello stesso
Testo di una comunicazione presentata al VI Convegno degli storici italiani e sovie­tici, Fondazione G. Cini, Venezia, 2-5 maggio 1974. Sui rapporti italo-russi durante la prima guerra mondiale, la rivoluzione e gli anni immediatamente successivi, cfr. i recenti lavori di STEFANO GARETTI, La rivoluzioTie russa e il socialismo italiano (1917-1921), Pisa, 1974; GIORGIO PETRACCHI, Diplomazia di guerra e rivoluzione. Italia e Russia dall'ottobre 1915 al maggio 1917, Bologna, 1974; ENRICO SERRA, Nitti e la Russia, Milano, 1975; GUIDO DONNINI, Il 1917 di Russia nella stampa italiana, Milano, 1975, e, più in generale, ANGELO TAMBORRA, Esuli russi in Italia (1904-1917), Roma-Bari, 1977.
2> GIOVANNI ROMBI LONGHENA, La rivoluzione russa, Mogilev (sede del Gran Quar­tiere Generale russo) 10 aprile 1917, pp. 67, Stato Maggiore Esercito, Archivio Ufficio Sto­rico, busta 76, Relazioni della delegazione militare italiana, fase. 1, Relazioni del generale Romei, Le date sono secondo il calendario russo. La cit. è a p. 1.
3) Giovanni Romei Longhena (Brescia 1865-1944), sottotenente di cavalleria (1885), frequentò la Scuola di Guerra e passò nel Corpo di Stato Maggiore; inviato in Turchia (1904) quale aiutante di campo del sultano, fu nominato tenente colonnello dei Lancieri della Guardia; rientrato in Italia (1909), partecipò alla guerra Ubica e nel 1914 fu pro­mosso colonnello comandante dei Cavalleggeri di Alessandria. Trasferito di nuovo nello Stato Maggiore (1915) fu addetto militare in Russia e capo della missione militare italiana; rimase in Russia anche quando, nel marzo del 1918, le varie rappresentanze estere abban­donarono lo Stato e si adoperò per il rientro dei connazionali meritando per ciò la croce di cavaliere dell'Ordine Militare Savoia. Maggior generale (1916), capo di Stato Maggiore del Corpo di cavalleria (1918) fu insignito della croce di ufficiale dell'Ordine Militare Savoia per essersi distinto al Piave e al Tagliamcnto. In Polonia nel 1919-21, generale di divisione (1923) comando la divisione militare di Gorizia; generale di Corpo d'Armata (1926) fu col­locato in posizione ausiliaria nel 1931. Cfr. Enciclopedia Militare, Milano, 1933, voi. VI, p. 626; ANTONELLO F. M. BIASIMI, La rivoluzione dei Giovani Turchi nel carteggio degli Addetti militari italiani, in Rassegna storica del Risorgimento, a. LXI (1974), pp. 562-591; STANISLAO SXERPOWSKI, StosunH polsko-wioskie tv httech 1918-1940 (I rapporti polacco-italiani negli anni 1918-40), Warszawa, Paristwowe Wydawnictwo Naukowe, 1975, pp. 689 e relativa recensione di DOMENICO CACCAMO, Faszy me Wtoszcch 1919-1926; Stosunki polsko-wioskie w latech 1918-1940, in Storia Contemporanea, a. VII (1976), pp. 171-174.