Rassegna storica del Risorgimento

RIVOLUZIONE RUSSA 1917; ROMEI LONGHENA GIOVANNI
anno <1979>   pagina <181>
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Sulla rivoluzione russa del 1917 181
neUa possibilità cioè di poter schierare sempre nuovi contingenti notevoli per entità numerica ma pur sempre relativamente addestrati, male armati, sottoposti ad una disciplina disumana, con ufficiali severi fino alla crudeltà - sono parole queste del generale Romei - ed arroganti fino al disprezzo > che consideravano il soldato come un automa. Questi, infatti,
i non aveva diritti civili, complicate e pesantissime le forme esteriori di subordinazione: gli era vietato fumare in pubblico, anche nelle ore di libertà, entrare nei locali pubblici, viag­giare nell'interno del tram, entrare nei locali ove fossero ufficiali. Questi avevano facoltà ài adoperare pene corporali e percuoterli... V'era insomma, nella disciplina russa non una giusta e severa legge, necessaria per il compimento di un altissimo dovere verso la patria, comune cosi all'ufficiale che al soldato, ma tutto un codice di durezze non necessarie che faceva del­l'ufficiale il padrone, del soldato lo schiavo. Al primo moto di liberazione concludeva il Romei il soldato è insorto.8)
In effetti l'esercito zarista era incapace di intraprendere qualsiasi iniziativa offens iva j Trockij, nella sua vivace testimonianza, ricorda che i primi giorni della guerra furono i primi giorni della vergogna 9) e dopo una serie di scon­fìtte parziali l'esercito russo conobbe, con l'offensiva tedesca della primavera del
1915, una delle ritirate più disastrose della sua storia, decimato nei mezzi, .negli uomini e, soprattutto nel morale. Un milione e mezzo di morti e circa un milione di prigionieri fnrono il tragico bilancio della ritirata dalla Polonia e dalla Gali­zia austriaca che era stata occupata all'inizio del conflitto. A questo doveva aggiungersi la mancanza di viveri di carburante e, in genere, dei mezzi di sus­sistenza che, affiancata alla corruzione della burocrazia-e dei dirigenti politici provocava, soprattutto nei centri industriali, i primi scioperi e le prime sommosse. L'ingente numero dei mobilitati (quindici milioni di uomini), ammassati alla meglio nei centri di raccolta, l'invio al fronte degli operai che scioperavano, aveva finito per impoverire ulteriormente il paese, scontentare irrimediabilmente le masse che erano cosi rese più permeabili alle parole di rivolta. L'amarezza e la disperazione aumentavano di giorno in giorno mentre l'esercito, dopo la for­tunata ma inefficace offensiva del generale Brusilov contro gli austriaci nel
1916, stazionava nel fango delle trincee.10) Le reazioni furono quelle tipiche di un regime in dissoluzione; accuse agli ebrei in genere, persecuzioni contro gli ebrei con cognomi di origine tedesca, arresto e processo del ministro della Guerra Suchomlinov accusato di connivenza con il nemico. Osservava a questo propo­sito l'ufficiale italiano:
le scandalose rivelazioni sull'operato dell'ex ministro della guerra SuchomUnov e di tutta la banda maschile e femminile che a lui faceva capo dimostrarono al popolo che. le tristi tradizioni della corrotta burocrazia russa non erano cessate neppure di fronte ad un con­flitto nel quale era impegnata la salvezza della patria. Dimostrarono m più: che cioè rela-rioni occulte, inafferrabili, correvano tra il nemico e possenti personaggi russi. D popolo chiese ad alta voce che le forze occulte, traditrici, fossero spazzate via e che il governo della cosa pubblica fosse affidato a gente che godesse la fiducia del paese e rispondesse dinanzi a lui del suo operato. Non era questo un grido di rivoltosi e tanto meno di njoMonan era una domanda che il popolo russo rivolgeva al suo zar per ,1 bene della patria, per la
> GIOVANNI ROMEI LONCHEWA, rei. cit., p. 21.
*> LEV D. TROCKIJ, O> cfc., p. 83.
W> WILLIAM H. CBAMBEHLM, OD. CU PP- "o-"U.