Rassegna storica del Risorgimento
RIVOLUZIONE RUSSA 1917; ROMEI LONGHENA GIOVANNI
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1979
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Antonello F. M. Biagini
maggior gloria della dinastia. Se Nicola II l'avesse accolta ed esaudita, il suo nome sarebbe stato benedetto da un capo all'altro del vasto impero e la storia probabilmente l'avrebbe col-locato accanto a quello di Pietro il Grande. H)
L'ingenuità di queste affermazioni trova riscontro nell'atteggiamento analogo di altri rappresentanti delle potenze occidentali, che auspicavano uno sviluppo istituzionale della Russia nel senso di una monarchia costituzionale; l'immediato riconoscimento del governo provvisorio, espressione della duma, da parte di Francia Inghilterra e Italia ne costituisce la prova più evidente. Pochi fra gli osservatori contemporanei, pure a contatto con gli organi di potere, intravidero il prossimo sviluppo degli avvenimenti. Lo stesso generale Romei, giudicando l'azione della nobiltà liberale personalità legate da vincoli di parentela con la famiglia regnante, appartenenti all'aristocrazia e agli alti gradi dell'esercito, importanti membri della duma come Miljukov sottolineava come questa, contrariamente alla proprie aspettative, avesse in pratica favorito lo scatenarsi delle passioni popolari in un momento poco felice:
era tutta la falange degli operai di Pietrogrado sobillati da agitatori anarchici e da emissari tedeschi, erano i 160.000 soldati che presidiavano la capitale e che sapevano prossima la loro partenza per i lontani fronti, erano gli esasperati, sparsi qua e là nell'impero, che le prepotenze di una polizia onnipotente aveva colpito negli affetti, negli averi, nelle persone. 12>
Quella della presenza di emissari tedeschi h un'affermazione che ricorre spesso nella relazione dell'ufficiale italiano e deve essere ricollegata con la particolare situazione di rappresentante di uno Stato alleato, preoccupato oggettivamente per le sorti dell'alleanza e per i contraccolpi, sul piano strategico, che una defezione russa poteva avere sugli altri fronti come in realtà avvenne anche se la crisi che investì tutti gli eserciti belligeranti nel 1917 aveva radici e motivi molto più profondi e complessi. I3>
Con uno stile che è tipico dei rapporti militari, il Romei aveva iniziato il suo scritto diffondendosi su considerazioni generiche circa le caratteristiche del popolo russo, conglomerato di molte nazionalità >, l'avversione degli ucraini e dei polacchi verso il regime autocratico degli zar, la particolare situazione della Finlandia,14> e infine la vita dei sei milioni di ebrei costretti dal governo a vivere in determinati centri cittadini, privati di molti essenziali diritti civili (non potevano scegliere liberamente la propria residenza, non potevano acquistare terre, non erano ammessi nella burocrazia, non potevano coprire gradi nell'esercito); dediti essenzialmente al commercio e alle professioni liberali, essi costituivano nondimeno un elemento compatto della società russa divisa da
ln GIOVANNI ROMEI LONGHENA, rei. ctf.r p. 63.
n> Ivi, p. 64.
* Sullo stato d'animo e sul morale degli eserciti nel 1917 cfr. FIERO MELOGRANI, Storia politica della grande guerra, Bari, 1969, pp. 279-287 e relativa bibliografia.
14> GIOVANNI ROMEI LONCHBNA, rei. ciL, pp. 2 e 3. La Finlandia, ricordava Romei, era vissuta in un regime di relativa autonomia con un proprio parlamento, una propria amministrazione, proprie ferrovie e sistema monetario; era altresì esente dalla coscrizione militare, s Unico segno dì asservimento era la presenza di un governatore generale russo che si appoggiava a truppe russe introdotte in spregio alla giurata costituzione dopo i moti rivoluzionari del 1904-1905 D.