Rassegna storica del Risorgimento

RIVOLUZIONE RUSSA 1917; ROMEI LONGHENA GIOVANNI
anno <1979>   pagina <185>
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Sulla rivoluzione russa del 1917 ig5
questa giornate della donna' potesse inaugurare la rivoluzione>.* Il 24 tuta gli operai di Pietrogrado erano in sciopero, sulla Nevskij prospekt si verifica-reno i primi scontri, si cominciò a sparare causando nelle file dei dimostranti dodici morti e numerosi feriti, comparvero i cosacchi
acclamati dalla folla: molti cosacchi avvertivano bonariamente la folla che ove fossero continuati i tumulti sarebbero stati costretti a sparare e pregavano di sciogliere ogni assem­bramento ... fu visto un cosacco lanciarsi contro un agente di polizia e ferirlo gravemente perche quest ultimo aveva brutalmente malmenato uno studente. I dimostranti deliravano. La truppa, i cosacchi perfino, erano dalla parte del popolo. *>
In effetti uno dei motivi del successo del moto rivoluzionario deve ricercarsi proprio nell'adesione spontanea alle richieste popolari delle truppe di stanza a Pietrogrado compresa la fedelissima Guardia e i Cosacchi che costituivano, nel­l'esercito russo, due caste privilegiate e da secoli erano lo scudo più sicuro del­l'autocrazia: l'insipienza governativa osservava il Romei doveva distrug­gere anche questo secolare istituto .M)
Il 25 e 26 furono caratterizzati da assembramenti tumultuosi nel centro della città mentre numerosi telegrammi partivano da Pietrogrado per Mogilev, sede del gran quartier generale, per avvertire lo zar della piega che stavano prendendo gli avvenimenti. È sufficientemente noto il contenuto e l'accoglienza che ricevevano da parte di Nicola II e l'addetto militare italiano non mancava di registrare questi avvenimenti tra il sorpreso e l'incredulo. Ancora la mattina del 27 Rodzjanko, presidente della duma, inviava all'imperatore un telegramma in cui ammoniva che la situazione peggiora. Occorre prendere immediate mi­sure. Domani sarebbe già troppo tardi. È giunta l'ultima ora in cui devonsi decidere i destini della patria e della dinastia . Era infatti l'ultima ora, sotto­lineava il Romei, ma Rodzjanko non ebbe risposta; Nicola II si limitò ad in­viare un telegramma al generale Chabalov ingiungendogli di ristabilire l'ordine entro ventiquattro ore. Questi, ormai impotente a dominare gli avvenimenti lan­ciava l'ultimo proclama alla popolazione ingiungendo agli operai di tornare al lavoro ma erano ormai delle minacce verbali. I reggimenti Preobrazenskij, Vo-linskij e Litevskij passavano sin dalla mattina nelle file dei dimostranti e si ponevano a disposizione della duma che nel frattempo era stata aggiornata da un ukase imperiale. Alle 13 del 27 febbraio si radunava, al palazzo della Tauride, una seduta straordinaria dei deputati per la lettura del decreto imperiale:
l'incalzare violento degli avvenimenti imprevisti scriveva a questo proposito il generale Romei la inverosimiglianza deU'imminente caduta di un potere autocratico centenario, a turbamento della visione di una rivoluzione che poteva finire soffocata nei sangue e che
22) LEV D. TBOCKXJ, op. cit., p. 122.
2S) GIOVANNI ROMEI LONGHENA, rd. cit., p. 24.
*> Ivit p. 20. La Guardia e i Cosacchi costituivano neU esercito russo due caste privi­legiate. Gli ufficiali della Guardia provenivano esclusivamente dalla nobiltà ed erano favo-riti durante tutta la loro carriera da concessioni speri* alle quali il mento professionale era completamente estraneo. I Cosacchi, distribuiti nel tre pnncipali centri dei bacmo del Don, del Caucaso e degli Urali, erano obbligati dai 18 ai 40 anni a servizio mihtarejr-manente, servivano a cavallo provvedendo singolarmente aljcavallo aUe ded ale armi r ai j' . A: feritomi IH uomini fulcro della cavalleria zarista. UEr.
Costituivano una massa di più di treceniomna UUBUM
pp. 18-21 della rei ci*. Ivi, p. 26.