Rassegna storica del Risorgimento
RIVOLUZIONE RUSSA 1917; ROMEI LONGHENA GIOVANNI
anno
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1979
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pagina
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187
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Sulla rivoluzione russa del 1917 187
e alle attivila dello stesso,) fl generale Romei si soffermava ad esaminare i rap-porti tra il governo provvisorio e il soviet di Pietrogrado. Quest'ultimo, a suo giudizio, era il dominatore assoluto della situazione e continuava a tenere in scacco il governo . I consigli degli operai e dei soldati, veri e propri parlamenti, rappresentavano la volontà del proletariato urbano e dei soldati mentre la massa del popolo russo, i contadini, non aveva fatto ancora il suo ingresso nella scena politica. Praticamente nei due poteri si fronteggiavano due diverse concezioni della democrazia: rappresentativa e parlamentare quella della duma, diretta quella dei soviet e dietro esse le due classi che ormai si fronteggiavano e cioè la borghesia e il proletariato. Di fatto il soviet di Pietrogrado aveva il potere; con il decreto n. 1 si era attribuito il comando della guarnigione e della milizia rivoluzionaria, a proposito della quale il generale Romei forniva alcune notizie e che, come è stato recentemente dimostrato, costituiva un aspetto non secondario dell'origine del doppio potere al quale era strettamente collegata.32) Ciò nonostante lo scontro tra il soviet e il governo provvisorio non fu immediato; il primo lasciò infatti il potere nelle mani dei politici della duma. Molto si è scritto su questo problema che costituì, secondo Trockij, il paradosso della rivoluzione di febbraio 33) e che si spiega, riassumendo, con la concezione che menscevichi e socialisti rivoluzionari, in netta maggioranza nei primi soviet e al I congresso panrusso (28 marzo 1917), avevano della rivoluzione. Soprattutto nei menscevichi era radicata la convinzione che solo un potere borghese poteva prendere il posto dello zarismo, far eleggere una costituente e concludere una pace senza annessioni. In pratica, ricorda ancora Trockij, i dirigenti socialisti moderati non si sentivano chiamati ad assumere la direzione dal popolo nel momento dell'ascesa rivoluzionaria, ma a fungere da ala sinistra dell'ordine borghese34* atteggiamento che verrà poi severamente criticato da Lenin come una volontaria cessione dei poteri dello Stato alla borghesia e al suo governo provvisorio .35)
Esaminando questi problemi l'addetto militare italiano rilevava come frutto immediato della rivoluzione fosse stato la formazione di un
... governo provvisorio detentore di una autorità che serve soltanto ai socialisti rivoluzionari
per bandire la loro volontà a tutto l'impero. Un governo composto, ad eccezione di un membro, di convinti monarchici che aveva dovuto proclamare l'abdicazione di tutti i Romanov e decretare la costituente. Un governo nato per sostenere le aspirazioni nazionali che aveva dovuto annunciare agli alleati la rinunzia ad ogni disegno di conquista e di annessione. *)
31) Decreto per la requisizione dei generi alimentari, uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge, abolizione delle caste e privilegi relativi, abolizione delle restrizioni dipendenti dalla nazionalità (soprattutto per gli ebrei), parificazione della donna all'uomo di fronte alla legge, istituzione del nmtrimonio civile, censura limitata alla sola materia militare e quindi libertà di stampa, liberazione dei detenuti politici e amnistia generale. Cfr. GIOVATOVI ROMEI LONGHENA, rei. cU., pp. 42-46 e WILLIAM H. CHAMBEBLIN, op. cit.,
pp. 178-180. , f . .
32) TSUYOSHI HASCCAWA, The Formatori of the Mttitio m the Febraury Revolution: An Aspect of the Origini of Dual Power, in Slavic Rev'iew, American Quarterty of Soviet and East European Stadie*, XXXII (1973), pp. 303-322 e GIOVANNI ROMEI LONGHENA, rei. CHE., p. 31.
33) LEV D. TROCKIJ, op. cit., p. 177.
3*> Ivi, pp. 195 sgg. A questo proposito cfr. anche PIERRE BROUB, Stona del Partito
Comunista deWURSS, Milano, 1966, pp. 95-97. AJSHL ,n
35) Cit. da EDWARD H. CARE, La Rivoluzione Bolscevica (1917-1923), Tonno, 1964,
pp. 72-73.
3*> GIOVANNI ROMBI LONGHENA, rei. cu.r p. oo-