Rassegna storica del Risorgimento
BIBLIOTECA APOSTOLICA VATICANA FONDO PATETTA; RIBOLI TIMOTEO CA
anno
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1979
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pagina
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214
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2A Libri e periodici
provenienti dalla Corsie presero terra al Forte de Menni il 18 marzo, coli intesone di recarsi nel territorio estense. Ma già la polita era m allarme, tanto che furono tutti arrestati il giorno dono nell'entroterra. Loro capo era Felice Argenti, che fu poiistradato in Anstria perché lombardo e passò tre anni allo Spielberg. Per gli alto patrioti l'esilio.
Il libro narra poi le vicende dei personaggi vowihesl (1 arresto, il processo ecc.) fra i quali spicca Michele Carducci, studente di Chirurgia allora, e futuro padre del poeta Giosuè, nato in una frazione di Pietrasanto, ViddicasteBo. Segue poi le vicende risorgimentali ripercorrendo la vita dei fratelli Bichi, con l'esilio, la partecipazione ai moti toscani sue-cessivi, il ruolo di sindaco e di deputato, prima all'assemblea toscana, poi in quella
nazionale.
FLORIANO Boccim
j02E PIBJEVEC, Niccolò Tommaseo tra Italia e Slavia; Venezia, Marsilio editori, 1977, in 8, pp. 264. L. 7.500.
La conoscenza del mondo slavo in Italia è, o è stata comunque, molto scarsa fino a tempi assai recenti come risulta anche a chi si accontenti del solo ottimistico bilancio storico-bibliografico scritto da Arturo Cronia venti anni fa (CHONIA, La conoscenza del mondo slavo in Italia, Padova, 1958). Se questo è vero bisogna convenire che pochi libri come quello che Joze Pirjevec, alias Pierazzi un tipico a intellettuale di frontiera ha pubblicato si prestano con tanta singolare esemplarità a valere come modello di una tale esigenza.
Il Pirjevec, che è professore di storia dei paesi slavi nella Facoltà di Lettere dell'Università di Trieste, ha scritto un libro eccellente, e nuovo nel campo specifico (quando pur si sa che larghissima è la bibliografia italiana risorgimentistica sul Tommaseo) cercando, attraverso la vicenda storica. Culturale ed umana del grande dalmata di mettere in rilievo quell'importante capitolo della storia del Risorgimento italiano che riguarda il legame di esso con il mondo slavo. Nel lavoro, come si legge nella scheda premessa al libro, il moto risorgimentale con le sue energie politiche e culturali, viene esaltato come momento storico di portata europea non solo a livello di equilibri tra potenze, ma anche e soprattutto a livello dei popoli, in particolare quegli slavi, spronati nella loro ricerca della propria personalità nazionale, appunto dall'esempio italiano .
Il libro del Pirjevec, secondo questo criterio interpretativo, si presenta come uno studio in cui tutto un vasto ed articolato processo storico (italiano risorgimentale e croato Uliristico) che va dagli anni attorno al 1830 al 1848, e giù giù fino agli nnm Settanta, è visto come se si snodasse idealmente attorno alla figura del Tommaseo; Tommaseo che, per parte sua, a quel processo partecipa con appassionato impegno ora in ce veste di scrittore, ora di polemista, ora di uomo politico (si pensi al Quarantotto veneziano!); ma anche con riserve moderate e cattoliche, se si pensa che egli avversò costantemente il mazzinianesimo e fu, da cattolico liberale qual'era, un gradualista, un populista echeggiante il Lammenais (vedi F. DELLA PEHUTA, Mazzini e i rivoluzionari italiani, Milano, 1974; e vedi E. PASSERE* D'ENTRÈVES, Tommaseo e il Risorgimento italiano in Primo centenario della morte di Niccolò Tommaseo 1874-1974, Firenze, 1977).
Scopo del Pirjevec è quello di rendere la fisionomia di un intellettuale bilingue inserito nel mondo culturale e politico italiano si può aggiungere anche che si avverte una sottile nota di elettiva affinità sottesa a tutta la scrittura del Pirjevec ma che è contemporaneamente attratto, per ragioni di vicinanza etnica, linguistica e psicologica dal mondo slavo. È un ritratto che l'autore si studia di ricostruire fuori del cliché interpretativo risorgimentistico, che per quanto criticamente rettificato negli studi più recenti (pampini, Gambarin, Tamborra) è pur sempre un cliché per il quale la disamina del Tommaseo che interessa resta incontrata sullo studio dei carteggi di lui con il Capponi, con il Vieusseux, con U Rosmini, con il Dunbruschini, con U Manin, con il Salghetti, così come sul Dell'Italia, su Rome et le monde, sul Diario intimo o, al più, sulla Cronichetta del 66 (cioè entro una cornice sostanzialmente risorgimentale), e molto poco invece (fatta eccezione per U Ciampini e per il Tamborra) sopra i suoi Scritti editi ed inediti sulla Dalmazia e sui popoli slavi (vedi appunto Ciampini), sul suo carteggio con il Marinovié (TOM-