Rassegna storica del Risorgimento
BIBLIOTECA APOSTOLICA VATICANA FONDO PATETTA; RIBOLI TIMOTEO CA
anno
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1979
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pagina
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217
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Libri e periodici 217
naio 1848 per 1 attacco recato al Behorde. Sarà in quell'occasione che egli ai ritroverà in carcere con Damele Manin, mentre la notizia del suo arresto susciterà commozione e sdeirno in Italia, in Dalmazia (egli era la considerato annota il Pirjevec come il decus patriae) ed in Croazia.
La rivoluzione lo porterà alla ribalta; ci sarà nell'arco del 1848-49 una sua attività pubblica di rilievo (ministro dell'educazione e del culto del governo provvisorio veneto incaricato di missioni diplomatiche, direttore di un suo giornale) che desterà attese spesso quasi taumaturgiche; ed il Tommaseo tirato in certo modo allo scoperto sarà per la guerra ad oltranza all'Austria (una volta scoppiata quella rivoluzione che egli non aveva desiderato), ma resterà ambiguo e sdegnoso sempre, come il Pirjevec fa notare (p. 113), per il suo scetticismo di fondo sulle possibilità di resistenza di Venezia, scetticismo che lo accompagnerà in tutto quel tempo. Certo però che la guerra acquistava senso, anche ai suoi occhi, in quanto guerra dei popoli (italiano, magiaro, slavo) oppressi dal dispotismo absburgico.
Il Tommaseo, dopo il 1849, andrà dapprima esule a Corfù e poi, riparato a Firenze, manterrà costantemente una lucida e viva attenzione per i problemi del mondo slavo (forse anche in relazione all'andamento della questione italiana e del compimento, nel 1860, dell'unità d'Italia, che lascierà fra l'altro lui, antiunitario e federalista convinto, alquanto freddo). Persuasioni e riserve tommaseiane, vorremmo aggiungere, che erano maturate in lui per la gran parte proprio attraverso la sofferta esperienza quarantottesca.
Semmai, il definirsi di una politica nazionale croata lo obbligherà a precisare posizioni personali che negli anni giovani, o comunque fino al Quarantotto, erano potute restare nel vago; che sarà proprio il Quarantotto a mettere a fuoco, in termini perentori una situazione del tutto nuova, per riguardo ai rapporti fra italiani e slavi; tanto che per il governo provvisorio veneto si porrà fatto del tutto imprevisto l'interrogativo se parlare di repubblica di San Marco significasse riferirsi propriamente solo a Venezia ed al Veneto, o non anche alla Dalmazia ed all'Istria. H fatto è che gli esponenti, anche i più avanzati, della ec rivoluzione italiana non. sospettavano probabilmente, nemmeno alla lontana, che la domanda posta nei termini che si è detto cozzasse come il Pirjevec osserva contro gli interessi maturanti degli slavi meridionali (l'alleanza dei quali poteva essere decisiva ce nella lotta contro l'Austria ); laddove il Tommaseo (p. 115 sgg.), profondo conoscitore della complessa questione nei risvolti etnici, sociali, economici e eul-turali di essa, avvertiva preoccupato la drammaticità della situazione che veniva emergendo (vedi, p. es., anche l'inaspettata circostanza che il Pirjevec riporta dell'intervento dei montenegrini del vladika Peter Petrovic Njegos" in Dalmazia con pretese annessionistiche). Degno di attenzione ancora in questa situazione e per soffermarci sempre sul Quarantotto l'appello da lui scritto il 5 aprile 1848, per essere distribuito fra le truppe di Radetzky, Ai Croati e ai popoli slavi che il Pirjevec sulla scorta anche del Gampini evidenzia acutamente in tutta la portata che esso allora rivesti come documento antiaustriaco panato secondo la logica del Tommaseo (pp. 121-122).
E poi infine (particolare di estremo interesse anche questo, sul quale il Pirjevec chiama l'attenzione del lettore) la circostanza dell'inclusione del Tommaseo da parte del Cannato preparatorio di Vienna nell'elenco dei personaggi che avrebbero dovuto essere awati a Praga al congresso panslavo (p. 122), quasi in riconoscimento doveroso di quella che indubbiamente doveva apparire come un'altissima statura politica oltre che morale e 'citeraria del Tommaseo anche da un versante come era quello degli slavi mendionah.
Siamo, penso, dinanzi al punto, ignorato dalla storiografia italiana, in cui prende Storno la problematica che sarà la più dolorosa per l'uomo Tommaseo prima ancora che fwil politico Tommaseo. Egli fondava decisamente il suo pensiero politico, nella fase di ne e di esplosioni nazionali innescato dalla rivoluzione, sul concetto base di un alleanza 'slavo-ungherese (il suo giornale nel periodo veneziano si intitola non si dimentichi -ben significativamente Fratellanza dei popoli), avvertendo d'altronde ben chiaro n *rl che c'era per la Dalmazia di essere annessa alla Croazia (come dalle nchiestdel Jf* * creauTl per le benemerenze acquisito - da Francesco Giuseppe, 8nato * fcume e della Dalmazia). Bisogna convenire, in prospettiva storica, che il corso degli politici sembravano dare tutte le ragioni alla sua allarmata "on
Per il Tommaseo non c'era diritto storico v che Venezia, Austria, Croazia ed Unghe-