Rassegna storica del Risorgimento

BIBLIOTECA APOSTOLICA VATICANA FONDO PATETTA; RIBOLI TIMOTEO CA
anno <1979>   pagina <218>
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218 Libri e periodici
ria lette liere .
alle terre degli Slavi del sud egli, a certe condizioni, ri dimostrava assai possibilità (Ibidem). Semmai (e si tratta di questione già stata autorevolmente evidenziata proprio dal Krjevec-Pieram negli Studi sui rapporti italo-jugoslavi 184849 m Archivi storico ita, Uano, CXXX [1972], oltreché da RADE Psiiovie, // problema dell'unione della Dalmazia con la Croazia nel 1884 pure in Archivio storico italiano, CXXXIV [1976]); è da aggiun­gere ohe anche il Valussi aveva proposto nel medesimo torno di tempo, in una serie di articoli sui giornali Fatti e Parole e II Precursore di Venezia, un compromesso capace di sciogliere i contrasti che cominciavano a manifestarsi tra Italiani e Slavi meridionali per ii possesso di quelle zone dove i popoli vicini si trovavano a convivere (p. 136). Sugge­riva, il Valussi, l'istituzione di una zona franca tra l'Italia e la futura Slavia, che avrebbe dovuto abbracciare tutto il litorale da Trieste alle Bocche di Cattare (Ibidem). H Tom­maseo trovava l'idea degna di considerazione anche in quanto la Dalmazia, come egli pensava, era destinata nel tempo a diventare slava pretta ; sicché, per il momento, et uno stato medio tra italiani e slavi, aperto al commercio delle tre grandi nazioni confluenti a Trieste, siccome a foce, sarebbe stato buon termine di passaggio (lettera di Tommaseo al Valussi dei 29 dicembre 1848). Non c'è che dire! Anche secondo ima versione moderna ed attuale di tale pensiero, bisogna convenire che il Tommaseo, nel suo pessimismo, si rivelava un politico di estrema acutezza. Un'acutezza vorremmo aggiungere addirittura allarmante per allora!
L'autore del libro, però, dòpo il periodo quarantottesco del Tommaseo, si trova, forse inavvertitamente, a dover seguire nella sua esposizione, un ritmo narrativo diverso, meno sistematico, in certo senso, rispetto al filo conduttore seguito in riferimento al primo qua­rantennio della vita del Tommaseo. È un'osservazione, che vale, però, fino ad un certo punto, in quanto si deve tener conto (ed il confronto va a tutto vantaggio del Pirjevec che tanto ha ancora saputo mettere in luce del pensiero politico del dalmata nell'ultimo ven­tennio della sua vita) di quanto scritto dal Ciampini nella prefazione alla Cronichetta del *66 (Torino, 1939, p. 65): et dal *60 alla morte [1874] il Tommaseo ai chiude in se stesso e nella propria fede che diventa più severa ed esclusiva ; cosi come bisogna tener conto della sopravvenuta semitotale cecità dell'uomo.
Per un uomo che si chiude in se stesso e si estranea dal mondo politico come il Tommaseo, bisogna convenire che il Pirjevec ha saputo ancora scrivere cose di notevole rilievo a lui riferentisi sotto i riguardi più propriamente politici. Nel libro difatti trovano trattazione esauriente (quasi si trattasse di uno studio autonomo) le vicende politico-istitu­zionali della Dalmazia nel periodo dell'Austria costituzionale successivo al Sessanta: natural­mente viene presa in considerazione hi posizione del Tommaseo nei confronti dei croati dal­mati, degli autonomisti italiani e della Dieta; riceve vivida luce secondo uno scorcio quanto mai illuminante il rapporto, intenso e costruttivo, intercorso a cavallo della seconda guerra di indipendenza tra il Tommaseo ed il Kvaternik (ed i magiari, si aggiunga). Puntualizzazioni e precisazioni relative al costante interesse- che il Tommaseo fino a dopo il Sessantasei manterrà nei confronti del problema nazionale croato (accettare o no la Nagodba, che anche lo Strossmayer avversava!); un'attenzione assai vìgile che, ad abban­donarsi alla suggestione sottile delle pagine del Pirjevec, si rivela assai più rivolta alle cose della Balcania che a quelle dell'Italia monarchica unita (si pensi, peraltro, all'atteggiamento del Tommaseo quasi sempre assai critico nei confronti delle sfere governative italiane, quale si manifesta negli scritti e nelle lettere che egli inviava dal suo osservatorio fioren­tino). Netto però viene fuori anche il disaccordo del Tommaseo dai nazionali croati di Natko Nodilo nel 1862, la polemica dcll'a oracolo dì Firenze con l'organo del partito filocroato II Nazionale, la sua rottura con quelli che egli abbastanza vicino per questo argomento agli autonomisti dalmati del Baiamonti riteneva i maneggi dei*croati accusati ormai di panslavismo, di filisteica servilità nei confronti dell'Austria, ed insieme di complotti antiabsburgici (p. 211).
C'è da osservare, a conclusione solo questo ancora, a mio avviso. H libro sul Tom­maseo dei Pirjevec che si pone come una pietra miliare per ogni studioso che conti, quando ebe sia, di studiare ancora il dalmata dalla personalità così complessa e significativa