Rassegna storica del Risorgimento
BIBLIOTECA APOSTOLICA VATICANA FONDO PATETTA; RIBOLI TIMOTEO CA
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1979
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Libri e periodici
come a suicidio del conte Valctini di Canino, genero del principeLuciano Boneparte, già re d'Olanda. Questo tragico atto fu spiegato con una voce, riportata dai Mangani! i * settari! (cioè i mazziniani) volevano uccidere Napoleone HI, e per 1 incarico avevano sorteggiato il Valentin!, il quale, piuttosto che uccidere il cugino della moglie preferì spararsi. Barbini riporta lettere della vedova e del figlio, testimonianze di contemporanei, inclinando ad attribuire il gesto ad uno stato di depressione del conte, pur ammettendo che il mistero rimane. Ma gli avvenimenti incalzano: Viterbo assiste fremendo alla liberazione della Lombardia, dei Ducati, e infine alla propria. Infatti, mentre Garibaldi liberava il Mezzogiorno e Vittorio Emanuele II scendeva nelle Marche e nell'Umbria, una colonna di volontari, i Cacciatori del Tevere , al comando di Luigi Masi occupava il 20 settembre il capoluogo della Tuscia. Mangani fu chiamato a presiedere la commissione provvisoria di governo, e questo gli costò un esilio quadriennale, al termine di quella effimera riunione all'Italia. Recatosi prima ad Orvieto e poi a Siena, rompe con i fuorusciti democratici, nella cui azione non ha più fiducia. Così nel 1867 il tentativo garibaldino della colonna Acerbi Io vede solo osservatore, e molto critico. Ben diverso atteggiamento terrà nel '70: attivi contatti epistolari cogli esuli moderati, numerose segnalazioni dei movimenti della truppa pontificia nella provincia. Infine, la definitiva liberazione della città lo vede emergere, come primo cittadino. Rimane l'insoddisfazione di non veder continuato il Sommario , per scorgere il primo adattamento della provincia allo Stato unitario con gli occhi di un suo maggiorente ; la curiosità di saperne di più, sull'autore la toglie il Barbini riportando lettere del Mangani per tornirne meglio la figura. Lo vediamo quindi combattente nel '48 a Cornuda, e caldo repubblicano nel '49; lo vediamo vivo e presente e soprattutto umanissimo , come conclude il Barbini, nelle annotazioni della realtà di quei tempi contenute nel suo Sommario .
FLORIANO BOCCINI
GIOVANNI ZALIN, La società agraria veneta del secondo Ottocento. Possidenti e contadini nel sottosviluppo regionale; Padova, Cedam, 1978, in 8, pp. 349. L. 8.500.
Nel fiorire di studi di largo respiro nel campo dèlia storia economica o nell'analisi dèlia società italiana dell'800 sono di effettivo interesse molte pagine dell'ultimo lavoro di Giovanni Zalin, il quale si inserisce con piena uatorità e soda preparazione in sede economica nel dibattito tuttora aperto sulla situazione economico-sociale del Veneto all'indomani dell'unità nazionale; se altri volumi (di Franzina, Scarpa, Gambasin, Lanaro ecc.) tentano una ricerca per problemi o per aree provinciali, cogliendo sotto angolazioni differenti e talora contrastantì il significato dell'immobilismo, della stagnazione nelle campagne venete, i riflessi dell'emigrazione, l'evolversi lentissimo delle strutture sociali, il rapporto società civile, Stato, amministrazioni pubbliche-clero ecc., l'opera dello Zalin ha senz'altro un fine più ambizioso e consegue un esito che sotto il profilo economico è pienamente da sottoscrivere. Ma veniamo ad una analisi più particolare; da un lato rammentando le speranze dei moderati veneti in un miglioramento della situazione della regione dopo l'unità, e dall'altro sottolineando invece il peggiorare delle condizioni di vita e di lavoro nel contado, la crisi della possidenza, la miseria delli plebi stimolo ed occasione dell'accentarsi dell'emigrazione, a II nostro lavoro (scrive lo Zalin) vuol porsi all'interno del mondo agrario per seguirne la difficile evoluzione, le battute di arresto, l'emergere del movimento cooperativistico e i tentativi coraggiosi, anche se sfortunati, per uscire dalla crisi. B Veneto aveva conosciuto ancora gli effetti della deflazione ai tempi del suo inserimento nella cornice dell'Impero. Ma essi non erano stati così pesanti, né altrettanto lunghi. Il difficile ventennio dimostrò a chiare lettere come lo svilimento progressivo e generalizzato dei prezzi agrari fosse, sul piano sociale, egualmente pericoloso che un'inflazione galoppante (p. 12).
L'indagine circa lo stato dell'agricoltura, le sue realizzazioni, il complesso delle risorse disponibili, la pressione demografica ecc. porta non solo ad una serie di articolate risposte argomento per argomento ma anche offre un quadro completo della realtà economica veneta del secondo Ottocento; l'analisi ad es.: del tasso di accrescimento deua popolazione (assai elevato tra il 1861 ed il '71, come nel trentennio successivo, tanto ohe nello spazio di 85 anni la regione vide accresciuto il suo potenziale umano di oltre 1/3