Rassegna storica del Risorgimento
BIBLIOTECA APOSTOLICA VATICANA FONDO PATETTA; RIBOLI TIMOTEO CA
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1979
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Libri e periodici
riconversione non ha alcun senso (p. 157). È da dire infine ehe, e non venivano ehe parzialmente utilizzate per lo sviluppo industriale le materie prime di origine agraria (dalla lavorazione della seta alle manifatture tessili, dalle nuove industrie meccaniche alle cartiere, ceramiche ecc.), ebbero à giocare un ruolo di primo ordine anche la pressione dell'usura sui possidenti, il costo del danaro, la scarsezza di credito fondiario, l'incapacità infine delle banche popolari (create dal Luzzatti) a finanziare effettivamente le categorie rurali. In tal senso, accanto ai primi tentativi di associazionismo mutualistico e cooperativo, alla sempre più incisiva presenza di cattolici e laici nelle campagne per contrastare le piaghe eterne dell'agricoltura (alcoolismo, analfabetismo, pellagra, usura ecc.), risultano di grande rilievo nel Veneto negli anni '90 la nascita e la diffusione delle Casse rurali (sulla scia delle ana-loghe istituzioni concepite in Germania da Federico Guglielmo Raiffeisen) ad opera di Leone Wollemborg e di esponenti cattolici della corrente intransigente; tali casse cattoliche, che si caratterizzavano per la loro stretta confessionalità, per la circoscritta e capillare azione territoriale, per la qualità del credito erogato, a modico prezzo e a lunga durata, ebbero da un Iato il merito di scuotere il contadino dalla sua atavica inerzia e di venire incontro ai bisogni dei piccoli possidenti e fittavoli, e dall'altro, infrangendo sovente il monopolio delle cricche locali, sbarravano la via ad organismi creditìzi maggiori. Assai utile in tal senso è l'attenta analisi dedicata dallo Zalin all'Antoniana di Padova ed alla Banca cattolica di Verona per gli anni tra la fine dell'800 e il primo '900, nel periodo caratterizzato dalla crisi agraria e dall'esplodere nella valle padana delle rivendicazioni contadine, dal consolidarsi del movimento cooperativo e dal dibattito a favore del protezionismo, o contro, che vide in prima fila alcuni qualificati esponenti della possidenza e dell'industria veneta; ai loro orientamenti, riesaminati alla luce della pubblicistica del tempo, degli atti parlamentari e del più recente giudizio storiografico, si ricollega l'autore tirando le fila della sua ricerca: ce Ritornando al Veneto che quelle polemiche visse e, attraverso l'azione di uomini e di organizzazioni, alimentò, sarebbe da parte nostra ingeneroso imputare al nuovo corso la stazionarietà o, peggio, il regresso dell'agricoltura. Pur attanagliata da problemi immani durante il * vieto ' protezionismo la cerealicoltura regionale crébbe, avviandosi in talune annate al raccolto di quattro milioni di hi. per il solo frumento. Nel-l'ambito della Padana unicamente l'Emilia poteva vantare una posizione migliore (...). L'agricoltura veneta denoterà ancora per lunghi anni un assetto fondiario e aziendale vulnerabile caratterizzato in larghe fasce dalla frantumazione delle imprese, dalla deficienza di macchinari e concimi, dal basso livello assoluto e relativo degli inputs per unità di superficie (...). È difficile dire quanto la svolta dell'87 abbia influito nell'arroccare certe posizioni o nel restringere i livelli di arretratezza. Le polemiche inani dei liberisti dimostrano peraltro come fosse arduo nella situazione data correggere, se non invertire, ima rotta seguita dall'intera Europa continentale. Storicamente nessuna forza politica ebbe per decenni l'opportunità di rovesciare quelle direttive alla cui formazione veneti e piemontesi diedero un contributo determinante (pp. 306-307).
Note accurate, indice di nomi ed un utile apparato cartografico (relativo specialmente ali emigrazione) completano un volume che mantiene la promessa avanzata nel tìtolo ed offre un panorama completo della società agraria veneta nel suo sviluppo e nelle sue varie dimensioni.
RENATO GIUSTI
ANGELO RUSPANTINI, / fatti e i documenti del Risorgimento viterbese nell'anno 1860; Viterbo, 1978, in 8, pp. 112. L. 3.000.
Nell'anno in cui si è tenuto a Viterbo il XLLX Congresso di storia del Risorgimento, assistiamo, abbastanza largamente, ad un fiorire di studi sulla Tuscia ottocentesca. Questo volume ne è un esempio. L'autore, Angelo Ruspantìoi, discendente ed omonimo di un protagonista di quei fati*; racconta la prima, effimera liberazione dì Viterbo da parte delle truppe italiane nell'autunno del 1860. Effimera, perché: feb solo 22 giorni, dal 20 settembre alni ottobre; prima, perché durante il tentativo garibaldino del 1867 una colonna guidate dall Acerbi assediò la città, per poco tempo, prima dispiegare.
Anche l'azione del '60 fu svolta da un corpo di volonteìM * Cacciatori del Tevere ,