Rassegna storica del Risorgimento

BIBLIOTECA APOSTOLICA VATICANA FONDO PATETTA; RIBOLI TIMOTEO CA
anno <1979>   pagina <229>
immagine non disponibile

Libri e periadici 229
per lo più esuli umbri e laziali, con a capo un colonnello ex-garibaldino, Luigi Masi. Dai numerosi dispacci conservati all'Archivio di Stato di Viterbo traspare la fitta rete di patrioti che appoggiarono 1 azione del Masi, e consenUrono la brillante vittoria che portò alla presa di Orvieto (10 settembre). La demoralizzazione che seguì nell'esercito pontificio in seguito alla sconfitta di Castelfidardo, unita all'opera di persuasione svolta dal Comitato cittadino ottennero l'abbandono del capoluogo da parte delle autorità. Non per questo cessò lo slancio dei Cacciatori , che dilagarono per la provincia, in attesa dell'ordine di pren­dere Roma.
Analogamente all'Umbria e alle Marche, fu insediato un Regio Commissario nella persona del duca Lorenzo Cesarmi Sforza. Intensa attività propagandistica, con roboanti soppressioni e altrettali proclami. Ma l'esultanza fu di breve durata: Vittorio Emanuele II ricevendo gli inviati viterbesi comunicò loro, con grande dolore, che per necessità poli­tiche e diplomatiche, Viterbo e provincia dovevano tornare, sia pur per poco tempo sotto il dominio papale (p. 37).
Nasceva così una Questione Viterbese , corollario di quella romana, con un in-tenso lavorio diplomatico fra Parigi, Torino, Perugia e Viterbo. Il Masi ripiegò discipli­natamente, consegnò le località occupate ai francesi, ma non ai papalini. La situazione non rimase, però, tranquilla: avvennero ancora numerosi sconfinamenti dei volontari, a danno soprattutto degli stemmi con le chiavi decussate, infranti e sostituiti dal tricolore. Come rimedio, il Delegato pregò i comandanti francesi di far stazionare nei paesi più caldi le proprie truppe. Cessò cosi questa guerriglia più che altro ideologica; Napoleone III si era già spinto molto in là, consentendo il mantenimento di Orvieto, che faceva parte inte­grante del Patrimonio di S. Pietro il cui possesso allo Stato pontificio aveva assicurato a Pio IX. Una ricostruzione, questa del Ruspantini, precisa, puntuale, ricca di documenti, che a parer nostro sarebbe stata più riuscita con maggiori pennellate di colore locale , spe­cialmente- dalla parte pontificia.
FLORIANO BOCCINI
MICHELE POLVERARI, LO Stato liberale nelle Marche. Il Commissario Valerio, con intro­duzione di Renzo Paci; Ancona, Gilberto- Bagaloni Editore, 1978, in 8, pp. 157. L. 3.000.
oc Non si tratta tanto di distruggere, o di ridimensionare, un mito, quel mito in sé; si tratta d'andare oltre il fatto d'arme, di considerare invece l'impianto del nuovo potere (p. 17). Questa la premessa o, meglio, l'intento con cui il Polverari avvia l'analisi dell'atti­vità legislativa ed aniministrativa espletata, tra il settembre 1860 ed il gennaio 1861, da L. Valerio, R. Commissario Generale Straordinario nelle Province delle Marche, dopo che il fatto d'arme , la battaglia di Castelfidardo, aveva fatto crollare il potere ponti­ficio nella regione. Il taglio del lavoro ha una precisa validità sia metodologica sìa ermeneu­tica, in rapporto ad un momento sicuramente significativo, e fino ad ora passato quasi del tutto sotto silenzio, delle vicende marchigiane nel XIX secolo; ed il volume, in elegante veste tipografica e condotto con stile spigliato, invita opportunamente osserva R. Paci nella Introduzione a rimeditare su un argomento cruciale della vicenda storica della
regione marchigiana (p. 7). ..
Sembrano tuttavia opportune alcune osservazioni. Anzitutto, appare riduttivo limitare il discorso sullo Stato liberale nelle Marche all'impianto poKtico-amministrauvo attuato dal Regio Commissario, alla fase cruciale cioè della piemontesixzazione della regione, senza tener presente in misura adeguata la realtà socio-economico-culturale nella quale quei provvedimenti si inseriscono, la portata effettiva delle trasformazioni ohe essi operano. L'intervento del legislatore, di per sé, non è in grado di modificare radicalmente situazioni stabilizzate ed anchilosatnre inveterate, come coglie l'A. stesso, quando afferma ad esempio che U secolare dominio ecclesiastico aveva non poche possibilità di riaffermatone, soprat­tutto quando l'attuazione legislativa passava attraverso il filtro delle diverse realta loeaUj (p. 63). Che l'annessione sia stata operazione verticistica, retata secondo modalità ed esigenze dettole dall'esterno è indubitabile; ma è pure lecito chiedersi quale effettiva con-