Rassegna storica del Risorgimento
BIBLIOTECA APOSTOLICA VATICANA FONDO PATETTA; RIBOLI TIMOTEO CA
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1979
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231
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Libri e periodici 231
e onuicttaM appena mena autorevole del venerato Ricasoli. Certo, quanto a Sella, tra lui e Mìnghetti e era un mondo, ed il Marcelli si affida largamente per documentarlo alla testimonianza Wttiana ed agli studi del Berselli (anche l'Alessandro Rossi studiato da Ayagliano sarebbe stato in proposito un testimone quanto mai significativo). E lo stesso tUcasoli, del resto, di cui il Marcelli esamina un'importante lettera inedita del luglio 1873, anticipa con le sue idee antifiscali ed anticentralistiche quella che sarà l'atmosfera del 18 marzo, mentre su altri punti, come l'istruzione elementare obbligatoria, appare decisamente passatista rispetto a Minghctti, che la considerava un impegno dello Stato, al pari della università, postulati che lo avrebbero avvicinato moltissimo alla temperie del trasformismo (si veda la lettera 9 settembre 1875). U problema storico è infatti in buona parte questo, spiegare l'evoluzione dell'ultimo Mìnghetti a leader della maggioranza trasformista, ed in merito il suo contrasto con Sella, la crescente freddezza nei confronti tanto del liberismo e filoconfessionalismo intrattabili alla Peruzzi quanto delle astrazioni della Destra meridionale, da PisaneUi a Bonghi ed a Scialoja, predeterminano già parecchi elementi della situazione successiva.
Intorno a Mìnghetti, sostanzialmente isolato all'interno della Destra storica, con i suoi alti burocrati, con qualche prestigioso prefetto, Mordini e Gerra in primo luogo, si viene a costituire in questi anni ima sorta di raggruppamento personale, di cui l'anziano Spaventa ed il giovane Luzzatti (un autentico innamoramento, quello del Nostro per lui, mentre Finali risulta assai più sbiadito) costituiscono le personalità politicamente più rappresentative, entrambi, è bene rilevarlo, su una pregiudiziale statalista molto vigorosa, alla quale il Mìnghetti degli ultimi mesi precedenti il 18 marzo appare pienamente convertito, salvo più tardi, com'è ben noto, le loro strade a dividersi, Spaventa, Luzzatti e Boselli (che qui è modestamente nell'ortodossia minghettiana) capifila della Destra dissidente statalista ed antitrasformista, il Nostro in tutt'altra collocazione politica, per l'influsso crescente di uomini che qui appaiono appena di sfuggita, come forse soprattutto Francesco Genala.
H copialettere segue la laboriosa formazione ed azione di questo raggruppamento a partire dalla parola d'ordine che Mìnghetti aveva lanciato nel giugno 1873 contro Sella, e che cioè siffatta questione finanziaria non potesse e dovesse risolversi che in modo complessivo . Ripetiamo che il commento del Marcelli in proposito è puntuale ed efficace, dalla vittoria sul consorzio bancario alle sconfitte sulla nullità degli atti non registrati, sulla perequazione fondiaria, sul dazio consumo, tutte cose che si legano coerentemente al risultato regionalistico, borbonico e clericale, come Mìnghetti vide subito benissimo, delle elezioni generali del novembre 1874, con sullo sfondo i provvedimenti eccezionali per la Sicilia, fino alla battaglia conclusiva sulle convenzioni ferroviarie e sui trattati di commercio, che condusse al 18 marzo.
Ci limitiamo perciò in questa sede a mettere in luce qualche elemento culturale e di costume che scaturisce dal copialettere a lumeggiare meglio la ricca personalità del Min-ghetti, la sua sensibilità al patrimonio artìstico nazionale, ad esempio, che lo induce ad assicurare all'Italia, contro le speculazioni straniere, nel marzo 1874 il paliotto d'argento del duomo di Teramo e nel gennaio 1876 la Tempesta di Giorgione.
Il Mill non mi appaga interamente né come scrittore né come uomo scrive a Luzzatti nel gennaio 1874 . Conosce l'ultimo volume dell'Herbert Spencer? Dico la Sociologìa. A me pare il primo filosofo vivente. La teoria della evoluzione mi par che si vada radicando e sorgendo in tutte le parti dello scibile umano, e spiega invero molti fatti. Ma è completa? . 1 tipico quest'interrogativo, che è essenzialmente un dubbio critico, per chi, nell'ottobre successivo, e sempre col Luzzatti, si sarebbe definito piuttosto mistico che
e la cosa non è da trascurarsi, come non è da sottovalutare l'intima repugnanza culturale ed ideologica che, malgrado le esigenze internazionali, egli continua a nutrire nei confronto dell'autoritarismo bismarckiano ( Se Enrico V dovesse regnare in Francia le conseguenze non sarebbero vantaggiose per l'Italia scrive al re nell'agosto 1873, soggiungendo significativamente: E, ciò che più mi preoccupa, Enrico V non potrebbe non destare certo simpatie nelle potenze del nord che sotto ogni rapporto conviene che ci siano amiche ). Quest'amicizia si fonda soprattutto sul Kulturkampf a proposito del quale Mìnghetti nven-