Rassegna storica del Risorgimento

BIBLIOTECA APOSTOLICA VATICANA FONDO PATETTA; RIBOLI TIMOTEO CA
anno <1979>   pagina <232>
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Libri e periodici
dica con Peruzzi e Vigliani, nel dicembre 1873, le separazione assoluta traStata. o Chiesa come proprio ideale. La laboriosa conversione al primo sotto il profilo della politica eco-nomica ( L'istituzione di una Banca di Stato scrive a Maurogonato ancora nel settem. bre 1873 non si attaglia al mio concetto generale dell'ingerenza governativa nelle cose di credito e l'unità del biglietto, che ne sarebbe la conseguenza, mi pare sia cosa difficile a realizzarsi senza di ciò ) si articola su una progressiva sfiducia nella capacità di auto­governo degli enti locali (Sarebbe conveniente chiede a Costantino Baer il mese successivo stabilire ebe i comuni che non hanno l'equilibrio Ira le entrate e le spese, o che oltrepassano il normale dei centesimi addizionali, non possano iscrivere in bilancio somme per spese facoltative? ), sfiducia nella quale il rigurgito di regionalismo caratteri-stico di questi anni ha senza dubbio gran parte ( Questo soverchio accorrere di nuovi ahi-tanti a Roma mi sembra un imbarazzo ed una difficoltà confida a Peruzzi nell'aprile 1874: e si veda la lettera a Codronchi del luglio successivo, anticipatrice della torbida atmosfera di villa Ruffi, che suggerisce implicitamente di scaricare sugli internazionalisti la responsabilità del malessere romagnolo).
Con Mordini, negli stessi giorni, aveva riconosciuto l'assurdità di una politica di contenimento dei lavori pubblici nel Mezzogiorno, il cui incremento eccessivo gli era ap­parso uno dei peggiori demeriti di Sella: ma con Ricasoli, nell'ottobre, avrebbe dovuto porre con nettezza il problema della cattura del notabilato meridionale, che altrimenti gli stava insorgendo contro da ogni parte, magari attraverso una riforma del reclutamento del Senato per mezzo di terne di candidature provinciali ( Se il Senato continuasse a lungo cosi osserva Minghetti perderebbe ogni influenza e considerazione e, non avendo più Carattere politico, la macchina costituzionale ne sarebbe indebolita e guasta ).
L'esito delle elezioni generali, naturalmente, l'avrebbe rinvigorito in questo concetto ( Gli italiani scriveva nel febbraio 1875 a Vincenzo Botta avvezzi a convivere con la marna, la camorra e le sette, hanno finito per assuefarsi a codesta rea compagnia, come chi vive in un'aria mefitica finisce con non più avvertire i miasmi pestilenziali ) accen­tuando in senso catastrofico il suo pessimismo nei confronti del Mezzogiorno ( Io ho visto per esperienza affermava negli stessi giorni a Mordini che il cercare ogni modo di conoscere i bisogni di codesta provincia, e di soddisfarli, è di ben poca o nessuna in­fluenza in materia di elezioni amministrative. Lo si deve fare perché è un obbligo sacro­santo di chi governa, ma sperare negli effetti utili sarebbe pascerci di illusione ) soprat­tutto per quanto attinente al guasto della pubblica sicurezza, che Minghetti, discorrendo con Luzzatti nel giugno 1875, inclina a reputare cronico per quelle regioni (ce Qui fu l'errore mio, e diciamolo pur nostro, di noi tutti, di credere che quel risentimento contro i briganti, i ladri e gli assassini, che si manifestò l'anno scorso, partisse dal fondo del cuore. No, era una giaculatoria come quella che biascicano in chiesa certe devote pur continuando a peccare ).
Posto che sui due punti fondamentali del suffragio universale e della revisione dello Statuto non si riesce ad incardinare la distinzione tra moderati e progressisti (settembre 1875) Minghetti l'individua, com'è noto, nelle ferrovie come grande servizio pubblico d'indole economica anziché quale soggetto di speculazione finanziaria (si vedano belle espressioni in proposito alla vigilia del 18 marzo) e su questa bandiera combatte e cade.
Anche in questo periodo, peraltro, la sua sensibilità patriottica e culturale è sempre viva e pugnace; tutela efficacemente le carte cavouriane nei primi mesi dei '76 dopo essersi occupato della sistemazione della biblioteca nazionale di Firenze; tratta schietta­mente con Garibaldi quanto ai lavori del Tevere, ne loda l'attitude calme et sage con Lord John Russell; conviene con lui (e con Sella) che il miglior modo di controllare il Vaticano era di portare a Roma l'istruzione e il lavoro ; mostra insomma nei confronti degli avversari politici, come in quelli dell'atmosfera nazionale nel suo complesso, uà libe ralismo costruttivo ancora tutto risorgimentale, quel Risorgimento autentico cominciato con l'unità, e non suggellato da essa, che il Marcelli evoca all'inizio della sua prefazione e che percorre ed anima questo carteggio di Marco Minghetti.
RAFFAELE COLAPIETRA