Rassegna storica del Risorgimento
BIBLIOTECA APOSTOLICA VATICANA FONDO PATETTA; RIBOLI TIMOTEO CA
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1979
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235
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Libri e periodici 235
Nei primi mesi del 1913 i conflitti del lavoro andarono effondendosi capillarmente in molti cento industriali del paese, sotto la spinta di un movimento spontaneo e in parte autonomo dal Partito socialista e dalla CGdL. Delle categorie in lotta, Pepe parla delle vicende dei metallurgici, dei meccanici, tipografi, tessili, edili. Epicentri della conflittualità furono le citta di Milano e Torino.
ADALBERTO NASCIMBENE
LUCIANO TOSI, La propaganda italiana all'estero nella prima guerra mondiale - Rivendicazioni territoriali e politica delle nazionalità; Udine, Del Bianco, 1977, in 8, pp. 252. L. 5.500.
Nella benemerita e già ricca collana Civiltà del Risorgimento dell'editore friulano, diretta dal Cervani e dal Romano per conto del comitato triestino dell'Istituto, appare un pregevole lavoro, fondato essenzialmente su base archivistica, di un giovane allievo del Tamborra, già fattosi conoscere per buoni sondaggi sull'argomento.
Si tratta, naturalmente, di una sorta di politica estera antitradizionalista ed antidiplomatica, per così dire, le cui scaturigini di massa e di pubblica opinione si rinvengono appunto nell'estate 1914, col fragoroso battage che accompagnò, specialmente in Italia, e per evidenti motivi, le prime mosse militari dei due campi contrapposti.
La cattedrale di Reims ed i bambini belgi mutilati, da un lato, 1 professori che lasciavano la cattedra e firmavano manifesti e sdottoreggiavano di politica internazionale a nord ed a sud del Brennero, dall'altro, rappresentavano i risultati più vistosi di un certo management dello spirito pubblico che studi come quelli del Vigezzi e del Monticene hanno contribuito ad illuminare, ma che andrebbe ancora studiato nei suoi remoti risvolti passionali e culturali. L'A. non si occupa di questo pur necessario preambolo delle radiose giornate e della particolare atmosfera d'opinione che le accompagna ed in gran parte le determina, in quanto la sua attenzione è rivolta soprattutto W establishment, dalla Consulta al Comando Supremo, le cui idee in fatto di propaganda, con uomini tutti d'un pezzo, per dirla eufemisticamente, alla Sonnino ed alla Cadorna, sono ovviamente le più elementari ed antiquate possibili. Solo con l'ufficio stampa di Ojetti, nella primavera 1916, si comincia ad abbozzare una qualche forma di propaganda vera e propria in grado di trascendere la solitaria predicazione irredentista di Cippico a Londra o la corruzione fine a se stessa lungamente esercitata in Romania.
È inevitabile a questo punto che la testa della campagna in proposito venga assunta dal Corriere della Sera, direi per motivi tecnici non meno che politici, anche se la campagna medesima si colora ben presto delle particolari sfumature dell'interventismo di Al-bertini in un incontro-scontro con Sonnino che si protrarrà praticamente un paio d'anni. L'epistolario di Albertini ci aveva già informato ampiamente in merito, e cosi pure le lettere di Ojetti, attraverso il ruolo crescente che assumono in proposito gli uomini del Corriere, da Civinini ad Emanuel, da Borgcse ad Amendola, ma l'A. allarga moltissimo il ventaglio dello schieramento, vi fa rientrare la concorrenza degli irredenti e della Dante Alighieri (che andrebbe anch'essa studiata a parte, specie sullo sfondo della presidenza Boselli), sottolinea il ruolo sempre prestigioso di Giacomo De Martino e l'abile tatticismo di Rocco, nota, anche senza sottolinearlo abbastanza, il peso determinante della massoneria e degli ebrei nell'awiare la trama intemazionale passando al di sopra delle stesse differenziazioni politiche tra nazionalisti, democratici e riformisti, illustra finalmente, nel novembre 1916, la creazione dello specifico ministero per la propaganda, con alla testa Vittorio Scialoja e sullo sfondo i professori, i curatori d'anime , le caritatevoli signore , tutti obiettivi polemici, com'è ben noto, di alcune tra le più feroci postille del Croce, a etti l'A. avrebbe potuto riservare qualche cenno.
Le missioni dello stesso Scialoja, del principe Borghese, dei socialisti riformisti, nella Russia sconvolta dalla rivoluzione, esauriscono sostanzialmente l'attività di un dicastero ispirato e quasi controllato da nazionalisti ed irredenti, finché, nella primavera 1917, il sog-