Rassegna storica del Risorgimento
BIBLIOTECA APOSTOLICA VATICANA FONDO PATETTA; RIBOLI TIMOTEO CA
anno
<
1979
>
pagina
<
236
>
236 Libri e periodici
giorno di Borgese in una Parigi abbandonata fino allora alla propaganda di clericali e conservatori non impone alla situazione un radicale rinnovamento. LA. esanima molto posi, riveniente la scoperta che Borgese compie del concetto di propaganda, contrapponendola implicitamente att'informarione fine a se stessa fin fi privilegiata da Smurino e definendola come necessaria all'interno per creare una salda coscienza nazionale ed all'estero per imporre una visione dell'Italia diversa da quella reale. Il contemporaneo delinearsi della politica delle nazionalità, benché tutt'altro che perseguita dalla missione Nitti negli Stati Uniti, è colto invece prontamente da Albertini, che ne a la parola d'ordine del Corriere, ancorché, nota bene l'A., a fini strumentalistici, subordinando sempre a ben precisi calcoli di real ismo politico gli sbandierati ideali mazziniani (ma questo si potrebbe ripetere anche per Borgese e per lo stesso a imperialismo democratico che in realtà è tutt'altro
che rinunziatario).
A questo punto, naturalmente, specie da Caporetto in poi, le vicende diventano assai più note, ma è gran merito dell'A. averle coordinate ed arricchite in un panorama coerente, che non dimentica il vago quanto aleatorio disegno di grandezza nazionale nutrito cosi da Albertini come da Borgese (lo stesso ritiro dalla Dalmazia è il presupposto per poter meglio egemonizzare la Jugoslavia) ma si allarga a nuovi uomini, come Romeo Gallenga. col quale la propaganda all'estero assume un'organizzazione specifica, complessa ed efficiente, e del quale si fornisce un ritratto esauriente, benché forse troppo benevolo, trascurando anche qui le frecciate di uno che se ne intendeva come Ferdinando Martini. Ottimo è invece il profilo complessivo di Orlando, tanto nei suoi meriti di a aver guardato con la dovuta attenzione allo spirito della popolazione e dell'esercito sulla traccia dell'esperienza raccolta quale ministro dell'Interno, quanto nei suoi limiti di tatticismo e di stru-mentalismo nei confronti della politica delle nazionalità.
La battaglia combattuta dagli uomini del Corriere soprattutto a Londra e culminata nell'accordo Torre-Trumbic, nel patto di Roma e nella conferenza interalleata di propaganda dell'agosto 1918, ricostruita eccellentemente, è peraltro valutata forse troppo in termini di generoso entusiasmo , mettendo la sordina sia al sottile significato antifrancese d'imperialismo balcanico che questa ritrovata solidarietà anglo-italiana sulla parola d'ordine dell'Austria delenda viene ad assumere, sia alla portata ed all'incidenza, più o meno calcolate, gonfiate e sfruttate dagli Alleati, dell'oltranzismo jugoslavo, che non era fatto certo per persuadere a buttare a mare il patto di Londra, e che i nostri studiosi democratici hanno il torto di sottovalutare (né i Lederer, i Sepie, gli Zivoinovic, contribuiscono molto con i loro studi a coneludere altrimenti).
Comuni ideali di libertà, democrazia ed autodeterminazione dei popoli, dunque, questa la formula vincente della propaganda degli Alleati: ma a patto di non prenderla quale nucleo effettivo della loro politica, che soltanto gli scelleratissimi italiani si sarebbero rifiutati di condividere.
RAFFAELE COI APIETRA