Rassegna storica del Risorgimento
LONGOBARDI STORIA; SCLOPIS DI SALERANO FEDERIGO PAOLO; STORIOGR
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1979
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Laura Moscati
lizzate le leggi che poi ricevevano loro forza dall'autorità reale ,17) lo Sclopis consente con il Manzoni noll'affermare che essi rappresentavano il potere giudiziario unito a quello militare, perché la semplicità somma che era nel loro governo non avrebbe acconsentito a quelle tante distinzioni di qualità pubbliche .18) Si pone anche il problema dell'origine della carica ducale, concordando con il Maffei, che aveva attribuito l'istituzione dei ducati nella forma poscia osservata da' Longobardi a Narsete . 19> Inoltre, nella trasformazione delle cariche dei duchi e dei conti da semplici uffici a giurisdizioni quasi sovrane , lo Sclopis individua l'origine dei feudi, sostenendo che soltanto i Longobardi investirono altrui di una porzione d'alta giurisdizione congiunta coll'uso di certi utili diritti . W
Mentre si dilunga nella trattazione della struttura pubblica longobarda e dei funzionari, lo Sclopis accenna di sfuggita alla struttura sociale, affermando soltanto che il popolo era diviso tra schiavi e liberi. Dei primi rileva in breve la condizione di estrema miseria in cui erano costretti a vivere; dei secondi mette in luce le diverse categorie, esaminate in quelli che egli considera i vari gradi di libertà: gli arimanni, che erano la parte più eletta del popolo ,21) gli aldi, che erano liberi ma pur gravati ancora da certe soggezioni , B> i fui freal, completamente liberi che tali divenivano attraverso una manomissione con riti e formule particolari.24*
Nel definire gli homines de masnada specie di servi che si trovano mentovati dopo il X secolo , lo Sclopis non è d'accordo con il Sismondi, che li considerava una categoria posta tra gli arimanni e gli aldi.26' Lo storico piemontese, affermando che tale specie di servi è ignota ai Longobardi perché più tarda, prende lo spunto per accusare il Sismondi, che alla rinfusa parlò de' vari istituti de' Barbari che avevano signoreggiato l'Italia prima dell'epoca degli Ottoni.271
La lezione dello Sclopis non ricevette l'approvazione dell'avvocato Pietro Capei, conoscitore del mondo longobardo, che, nell'Antologia,2 ne fece una decisa critica, mettendo in risalto notevoli contraddizioni. Egli, infatti, sostiene
17) F. SCLOPIS, De* Longobardi cit., p, 26.
18) Ivi, p. 40. H Manzoni (Discorso cit., p. 222) confuta con tale giudizio un'asserzione del Fumagalli, accusandolo, con parole del Vico, di adattare criteri interpretativi a lui contemporanei per chiarire concetti di epoche passate.
W Cfr. F. SCLOPIS, De* Longobardi cit., p. 29; S. MAFFEI, Verona Illustrata, Venezia, 1732, I. X, col. 259.
20) Cfr. F. SCLOPIS, De' Longobardi cit., p. 32.
21) Ivi, p. 32, nota b. Si veda più avanti l'evidente influenza vichiana di queste asserzioni.
22) Ivi, p. 48.
23) Ivi, p. 49.
24) /: lo Sclopis paragona il termine germanico con il corrispondente inglese.
25) Ibidem.
26) Si noti che il Sismondi (J.-C.-L. SisMONDO SISMONDI, Storia delle repubbliche italiane, Italia, 1817) è il primo che nell'Ottocento prende in esame il problema del rapporto tra Longobardi e Romani, insistendo sul fatto che sotto i Longobardi cominciano a porsi le basi del risorgimento delle nazioni italiane (voi. I, p. 15).
27) F. SCLOPIS, De' Longobardi cit., p. 49.
2) Cfr. P. CAPEI, in Antologia, U 39 (1930), fase. 117, pp. 64-69. Sul Capei cfr. P. TBEVES in Dizionario Biografico degl Utaliani, voi, XVIII, Roma, 1975, pp. 464-468, s.t>.