Rassegna storica del Risorgimento
LONGOBARDI STORIA; SCLOPIS DI SALERANO FEDERIGO PAOLO; STORIOGR
anno
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1979
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Laura Moscati
Storia del Diritto Romano nel medioevo del signor De Savigny; della quale era pubblicata già da sei anni la parte relativa al regno longobardico .33*
Inoltre nella Lettera del 1830 lo Sclopis, anche se non entra direttamente nel dibattito, propone per la prima volta una valutazione della divisione delle terre tra vincitori e vinti, altra rilevantissima questione della storia de' Longobardi che aveva osservato il Capei non è toccata dal nostro autore in questa sua prima lezione .
ho Sclopis consente con il Balbo nell'affermare che i Romani erano stati ridotti al pari degli aldi e che ì Longobardi, divenuti più miti, avevano preso un terzo delle terre, per cui molti italici erano rimasti territorialmente liberi, ma civilmente e politicamente servi.35* Lo Sclopis aggiunge a questo proposito che la condizione dei Romani sotto i Longobardi poteva esser paragonata a quella degli Iloti sotto i Lacedemoni.36)
È interessante notare che anche il Manzoni, conlutando ironicamente un passo del Giannone,37) accenna agli Iloti con una interpretazione che peraltro è diametralmente opposta a quella dello Sclopis: se perché vinti e vincitori facciano un popolo solo, basta che questi non abbiano altri regni o stati, è forza dire che Spartani ed Iloti erano una sola repubblica .
Al tema altomedievale il nostro autore continua sempre a pensare. Nella Storia dell'antica legislazione del Piemonte del 1833,39) pur assumendo come punto di partenza il XIII secolo, da cui inizia uno stabile dominio dei Savoia in Piemonte, egli stende, infatti, un rapido panorama degli ordinamenti di governo precedenti. Venendo perciò a toccare anche le istituzioni longobarde e reputandole in molte parti commendevoli e degne per aver lasciato la vigenza del diritto personale ad ogni popolo sottomesso, non è d'accordo nel considerarle più sagge di quelle tramandate dall'* antica sapienza romana: modifica così il giudizio contrario che aveva espresso nella Lezione paragonando le due legislazioni. Da questo angolo visuale, può sembrare che il pensiero dello Sclopis subisca talvolta ondeggiamenti, quasi che egli non si senta mai appagato delle soluzioni prospettate. Nelle linee essenziali, però, le sue ricostruzioni appaiono unitarie*
33> A. MANZONI, Discorso cit., (1845), p. 46 e nota a; cfr. inoltre G. FALCO, La questione cit., p. 25.
3*) P. CAPEI, op. cit.., p. 68. Il Capei termina la sua recensione (p. 69) augurando al Trova di vincere il premio indetto dall'Accademia di Torino, il 15 giugno 1830, per a chi ponga in chiara luce quanto... possa raccogliersi intorno alle civili condizioni degli Italiani che furono dalla caduta dell'impero, insino alla tragica fine della casa aveva .
35) C. BALBO, Della storia d'Italia dalle orìgini fino ai nostri giorni. Sommario, a cura di G. TALAMO, Milano, 1962, pp. 103-104.
3 Cfr. PLUTARCO, Vite parallele: Licurgo, a cura di C. CARENA, voi. I, Milano, 1974, p. 105. Lo Sclopis aveva già accennato nella Lezione (p. 20) alla condizione dei vinti latini paragonandoli agli e antichi Penesti ed Iloti . Nella Lettera, invece, prende in considerazione soltanto gli Boti rendendosi probabilmente conto della diversa condizione sociale delle due classi.
37> Cfr. P. GIANNONE, Istoria civile cit., 1. V, cap. IV, pp. 445-446.
38) Cfr. A. MANZONI, Abbozzo del Discorso cit., p. 262. Difficilmente lo Sclopis avrebbe potuto leggere queste parole, perché furono omesse dal Manzoni nel Discorso del 1822, a causa della censura, e pubblicate soltanto in quello del 1845.
39) F. SCLOPIS, Storia dell'antica legislazione del Piemonte, Torino, 1833. ) M p. 48.