Rassegna storica del Risorgimento

LONGOBARDI STORIA; SCLOPIS DI SALERANO FEDERIGO PAOLO; STORIOGR
anno <1979>   pagina <266>
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Laura Moscati
La maggior parte delle asserzioni di cui si è trattato finora vengono para­frasate dallo storico piemontese nel secondo capitolo della Storia della legisla­zione italiana,48) riguardante le leggi dei barbari ed i fendi. Ma se il contenuto è sostanzialmente identico, l'intento è diverso. Lo Sclopis infatti, come mette in rilievo nella prefazione, non si sofferma sulla pura esposizione degli istituti giu­ridici, ma li inquadra nel relativo periodo ed ambiente storico: in tal modo il diritto diventa un mezzo per meglio illuminare gli avvenimenti politici, che segnano le grandi fasi della vita delle nazioni . 49)
Lo storico piemontese approfondisce anche il concetto della persistenza del diritto romano sotto i Longobardi, per cui in Italia la barbarie è stata meno fitta che altrove talché più presto che altrove sia risorta dalle tenebre la luce della civiltà che poscia rischiarò tutta l'Europa.50)
Inoltre egli sostiene che la costituzione del governo longobardo era più efficace di quella franca, e, anche se Carlo Magno tentò ulteriormente di miglio­rarla con l'introdurre qualche lume di lettere , questo tentativo si esauri con lui. Ribadendo il concetto della progressiva evoluzione dell'uomo da una primi­tiva barbarie a uno stato civilizzato, lo Sclopis arriva ad affermare che proba­bilmente anche senza Carlo Magno questa primiera ignoranza si sarebbe di­radata ugualmente per l'accresciuta industria del popolo e per il moto naturale degli ingegni . 51>
A quindici anni di distanza, in occasione della pubblicazione della raccolta delle leggi longobarde, curata da Carlo Baudi di Vesme,52) lo Sclopis s'interessa ancora del mondo longobardo,53' presentando un quadro della storiografìa ita­liana54* a lui contemporanea che nel frattempo ha avuto modo di accostarsi al
**) F. SCLOPIS, Storia della Legislazione Italiana, voi. I, Torino, 1840, 2* ed., ivi, 1863. Già nel 1838 il Boncompagni, a seguito della lettura della Législation Italienne, aveva consigliato allo Sclopis di développer le sujet en un livre (Cfr. N. ROCCA, Le comte Frédéric Sclopis de Salerano (1798-1878), sa vie, ses travaux et son temps, Parigi, 1880, pp. 93-94).
*) Ivi, ltt ed., p. 3.
5) Ivi, 2 ed., p. 28.
SD Ivi, V ed., p. 58.
52) C. BAUDI DI VESME, Edicta regum Longobardo-rum, Torino, 1855. Il Baudi si era già occupato del problema longobardo partecipando, insieme al Fossati, al concorso che l'Accademia delle Scienze di Torino, su proposta del Balbo, aveva bandito nel 1833, per uno studio sulle Vicende della proprietà in Italia dalla caduta dell'impero romano fino allo stabilimento dei feudi. I due studiosi ottenevano il premio nel novembre 1835 e la conseguente pubblicazione della loro opera nel 1836. Sul Baudi cfr. M. FUBINI LEUZZI in Dizionario biografico degli Italiani, voi. VII, Roma, 1965, p. 283, s.v.
53) Cfr. F. SCLOPIS, Les lois des Lombards, ih Revue historique du Droit frangais et étranger, 1857, pp. 1-25 riprodotta in massima parte nella Storia della legislazione italiana, nuova ed. riv., voi. I, Torino, 1863, Appendice Vili, pp. 312-345.
54) Lo Sclopis, partendo dal Discorso del Manzoni, si sofferma sul Balbo (Storia d'Ita­lia sotto i Barbari, Torino, 1830), di cui evince il giudizio positivo sulla libertà territoriale lasciata dai Longobardi ai Latini; sul Troya, (Storia d'Italia nel Medio Evo, Napoli, 1831), del quale mette in risalto l'idea del rapporto tra i due popoli; sul Rezzonico (Brevi cenni sull'appendice di Carlo Troya al Discorso sui Romani vinti dai Longobardi, in Giornale dell'I. R. Istituto Lombardo di Scienze, Lettere ed Arti e Biblioteca Italiana, t. 8 [1842]); sol Ranieri (Storia d'Italia dal V al IX secolo, Bruxelles, 1841); sul Capponi (Sulla domi­nazione dei Longobardi in Italia, Lettere I e II al professore Pietro Capei, in Archivio Storico Italiano, App. 12, I, [1846]), che muovono dubbi alle teorie del Troya; e sul