Rassegna storica del Risorgimento

LONGOBARDI STORIA; SCLOPIS DI SALERANO FEDERIGO PAOLO; STORIOGR
anno <1979>   pagina <267>
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Federico Sclopis storico dei Longobardi 267
problema e di quella straniera.55* Egli dichiara che il est bon qu'on sache qu'il n y a pus en Italie de savant qui, en travaillant sur Fhistoire de san pays, ne s'at-tache plus ou moin à ces questione , *> e prosegue affermando che egli stesso in gioventù prese in considerazione il problema longobardo, con il saggio fort incomplet del 1027, senza peraltro prevedere l'estensione che lavori storici del genere avrebbero preso in seguito.57*
Egli, tuttavia, si sofferma sul fatto che frequentemente la storiografìa mo­derna è condizionata dagli avvenimenti politici contemporanei che sconvolgono la penisola. Per meglio esemplificare quanto dice, lo storico piemontese ritorna ancora sul pensiero del Machiavelli, che si era indugiato ad elogiare il governo dei Longobardi, perché in esso vedeva l'archetipo dell'ideale politico che egli auspicava per l'Italia. Il segretario fiorentino infatti, come poi gli storici dell'Ot­tocento, gli appare spinto all'analisi del regno longobardo da precisi motivi politici.
È necessario, però, sottolineare che, mentre il Machiavelli ha una visione esal­tante del popolo germanico, gli scrittori moderni , riprendendo questo tema in un clima ben diverso, approdano ad interpretazioni opposte. Anche lo storico subalpino, d'altronde, nella prefazione della sua Storia, è spinto da un motivo politico, quando afferma che la pubblicazione del primo volume fu bene accolta, perché eravamo stanchi dell'oppressione straniera; più non si voleva sopportare l'umiliazione di udire chiamarsi l'Italia terra di morti ovvero semplice espres­sione geografica*.5*)
Tornando al saggio sulle Lois des Lombards, si può notare che lo Sclopis affronta per la prima volta i problemi connessi con la legislazione longobarda, che non aveva prima fatto oggetto di un diretto esame. Ciò lo porta, secondo lo scrupolo consueto, a sottolineare il fatto che non si può conoscere bene una delle epoche più interessanti del Medioevo senza sapere cosa sia stato il governo lon­gobardo e che si può avere un'idea esatta dello sviluppo di quest'ultimo soltanto attraverso lo studio delle sue leggi.59*
Già dal 1847, per vero, lo Sclopis aveva parlato di una collezione di leggi longobarde di prossima pubblicazione in Italia in una comunicazione all'Acca­demia delle Scienze morali e politiche di Parigi. L'edizione delle leggi, che il Baudi portò a compimento solo nel 1855, diede allo Sclopis lo spunto per ripren­dere il problema nelle Lois des Lombards e per eseguire un esame dettagliato
Capei (Sulla dominazione dei Longobardi in Italia, discorso al marchese G. Capponi, in Archivio Storico Italiano, App. 12, a. II [1846]), che tenta una visione più ottimistica sulla sorte dei servi romani.
55) Lo Sclopis accenna all'opera del Savigny (Geschichte des rómischen Rechts cit.) intesa a sottolineare la conservazione del municipio romano sotto i Longobardi; del Leo (Storia degli Stati italiani, Firenze, 1842) che si oppone all'interpretazione del Savigny; del Merkel (Die Geschichte des Langobardenrechts, Berlin, 1850) di cui esalta l'interesse per la ricostruzione del Medioevo attraverso la pubblicazione di documenti.
5 F. SCLOPIS, Les lois cit., p. 5,
57) Ibidem.
58) F. SCLOPIS, Storia della legislazione cit., 2' ed., p. 14.
59) F. SCLOPIS, Les lois cit., p. 24.
60) La pubblicazione fu affidata o Carlo Baudi di Vesme dalla Commissione reale istituita a Torino da Carlo Alberto nel 1833 per la ricerca e la pubblicazione di docu­menti concernenti la storia nazionale.