Rassegna storica del Risorgimento

LONGOBARDI STORIA; SCLOPIS DI SALERANO FEDERIGO PAOLO; STORIOGR
anno <1979>   pagina <269>
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Federico Sclopis storico dei Longobardi 26"
umanìstica che caratterizzava la cultura del suo tempo. Risulta anzitutto che Io storico si è servito, con approfondita conoscenza, dei classici latini e greci, che rappresentavano i veicoli tradizionali per la ricostruzione del mondo germanico prediasporico. Ricorrono più volte, perciò, le citazioni delle opere di Cesare e di Tacito sui costumi dei popoli barbarici e, quanto ai Greci, delle vite di Plutarco.
Lo storico dimostra una profonda conoscenza filologica, anche se non in­terviene in questioni, secondo lui troppo sottili e di poca utilità, come ad esempio quella concernente l'esatta datazione della promulgazione dell'Editto di Rotari. *> Si sofferma, invece, sul significato anche di una sola parola, se questa può servire come base di sviluppo per un concetto. Le riflessioni sul titolo di re della nazione Longobardica, oppure re dei Longobardi > e quindi sul fatto che quel popolo ravvisa nel re il capo di una nazione e non il signore di una terra, come tutte le società nascenti, che ripongono la forza loro nelle persone che la compongono, e non nel territorio sul quale hanno stanza ,66) ne sono la più evidente testimonianza.
Per quel che riguarda le fonti documentarie, vengono preminentemente esa­minate dallo Sclopis YHistoria di Paolo Diacono e le leggi emanate dai vari re. Le citazioni di Paolo Diacono sono facilmente rintracciabili, anche se mancano di un criterio uniforme. Lo Sclopis non travisa mai il testo, né lo forza con il suo pensiero; talvolta, però, tace, forse volutamente, su qualche passo controverso.
È significativo al riguardo e ciò denota il rifiuto di inserirsi nella pole­mica longobarda il suo atteggiamento intorno ad una delle dibattutissime frasi, populi... adgravati per Langobardos hospites partiuntur ,67) che già interessava gli storici, come fa notare il Manzoni nel Discorso del 1822.68) Il silenzio dello Sclopis su questo punto deìVH istoria appare ancora più strano, dal momento che egli, esaminando le righe immediatamente successive al passo in questione, che trattano del clima particolarmente pacifico stabilitosi con l'avvento di Autari, mette in risalto quest'ultimo lato positivo della questione longobarda.69)
Numerosissime sono le citazioni che riguardano le leggi, peraltro abbastanza precise e per lo più rintracciabili. Lo Sclopis, infatti, nello svolgimento della lezione sugli ordinamenti governativi longobardi, ha occasione di confermare molte delle sue asserzioni documentandole col ricorso al testo delle più impor­tanti leggi emanate dai vari re.
In questo campo, si noti, lo storico mostra la capacità di dare alcuni con­tributi personali, in particolare quando affronta il delicato problema della fun­zione legislativa del popolo longobardo, affermando come questo non avrebbe avuto una vera prerogativa di dare autorità alle leggi , 70> o quando individua
65) Ivi, p. 24: Io Sclopis, afferma che, se la promulgazione dell'Editto è avvenuta settantasei o settantasette anni dopo la venuta dei Longobardi, ciò non è molto importante, perché discussioni del genere non a iscemano pur troppo gli anni che durò la barbarie per diligenza di computo .
) /, p. 20.
67) PAULUS DIACONUS, Historia Langobardorum, 1. Ili, cap. 16.
*8) A. MANZONI, Discorso cit., p. 227-228 e nota b.
69) Lo Sclopis (De' Longobardi cit., pp. 14-15), pur notando che Paolo Diacono può aver esagerato nelle Iodi, aggiunge che a non si negherà per altro, che il governo de* Longobardi fosse in molte parti moderato e tranquillo, siccome chiaramente lo dimostrano le leggi .
70) Ivi, p. 26.