Rassegna storica del Risorgimento

LONGOBARDI STORIA; SCLOPIS DI SALERANO FEDERIGO PAOLO; STORIOGR
anno <1979>   pagina <271>
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Federico Sclopis storico dei Longobardi 271
tutta una serie di motivi di evidente derivazione vichiana, che appaiono più o meno visibilmente alla base del pensiero dello storico subalpino.
Nonostante il costante interesse per il filosofo settecentesco, questi viene peraltro chiamato in causa esplicitamente, nelle opere che riguardano i Longo­bardi, soltanto per le sue teorie sull'origine dei feudi. Per quel che concerne questo istituto, lo Sclopis spiega che soltanto il Vico, valendosi di tutti i lumi che l'antica e la moderna istoria e le più accurate indagini filologiche possono fornire, segnò quel certissimo ricorso che le nazioni hanno fatto sopra la natura eterna de' feudi.78) Il Vico, infatti, nella sua opera insiste a lungo sui feudi, paragonandone alcuni aspetti ad istituti presenti nel diritto romano antico, il che gli consente di formulare quella sua tesi del ricorso, che è alla base della famosa asserzione sulla natura eterna dei feudi.
I richiami al Vico così latenti negli scritti sui Longobardi vengono chiara­mente manifestati nel saggio sull'Esprit des Lois del Montesquieu, in cui lo Sclopis paragonando i due filosofi sembra preferire l'autore della Scienza Nuova, almeno per quanto riguarda il problema politico.
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Attraverso l'evolversi delle opere dello Sclopis e lo studio delle fonti da lui utilizzate, si può prospettare un inquadramento del suo pensiero sia rispetto alle origini, sia rispetto all'ambiente, al fine di determinare la problematica dei criteri e dei metodi che hanno guidato lo storico nelle ricerche affrontate.
Quanto alle origini culturali, appaiono certo non casuali le ripetute citazioni e dichiarazioni di stima per il Muratori. Lo Sclopis, però, non è legato soltanto al Muratori dei Rerum Italicarum Scriptores e degli Annales, ma soprattutto a quello delle Antiquitates, alle cui varie questioni di storia del costume, delle istituzioni e dell'economia, lo storico piemontese, per la sua stessa formazione giuridica, doveva essere particolarmente sensibile.
Egli pertanto ritiene che una storia dei Longobardi debba essere concepita con quella concatenazione di fatti, quell'accertamento di epoche, quella giusta determinazione delle cause probabili degli avvenimenti, e quel criterio nella scelta delle prove, che si riecheggiano in una storia sincera e filosofica . Per questo motivo lo storico considera la raccolta e la descrizione di documenti e monumenti quale presupposto per un'interpretazione che non perda l'aggancio con quanto le dà concretezza, ma nello stesso tempo non rimanga su un piano puramente astratto. Seguendo l'impostazione muratoriana, dunque, lo Sclopis avrebbe voluto completare il suo primo scritto sull'amministrazione pubblica longobarda con una indagine sincronica sui vari aspetti socio-culturali della vita di quel popolo barbarico, se non fosse stato interrotto da interessi diversi.81*
TO Per la diffusione del pensiero di Vico in Piemonte cfr. M. A. BENEDETTO, Vico in Piemonte, in Memorie dell'Accademia delle Scienze di Torino, ser. IH, 1952, t. I, pt. II, che dedica in particolare allo Sclopis le pp. 109-115.
78> F. SCLOPIS, De' Longobardi cit., p. 33.
79> Cfr. F. SCLOPIS, Recherches historiques et critiques sur l'Esprit des lois de Montesquieu, Turni, 1857, pp. 73-77.
8) F. SCLOPIS, De' Longobardi cit., p. 14.
81) Per quanto riguarda i lavori intrapresi dallo Sclopis dopo la Lezione del 1927 cfr. la nota 9.