Rassegna storica del Risorgimento
LONGOBARDI STORIA; SCLOPIS DI SALERANO FEDERIGO PAOLO; STORIOGR
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1979
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Federico Sclopis storico dei Longobardi
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Troya in una lettera del 1837 allo Sclopis.,00) Lo storico napoletano individua nelle perplessità sollevate dallo Sclopis sulla migliorata condizione degli Italici dopo la caduta di Desiderio il meglio che potrà dirsi contro il Manzoni . E aggiunge: Io stesso, che forse vado più in là da Manzoni... confesserò innanzi tratto che il periodo Carolino in Italia può esserle stato più funesto del periodo Longobardo, almeno dopo la morte di Carlomagno . Il Troya prosegue dicendo che si possono porre a migliaia interrogativi del genere, ma che essi non hanno molto valore, perché non rispondono ad un'esigenza di indagine realistica della storia. Egli stesso, peraltro, ricade poi in un giudizio astratto, quando aggiunge che gli sarebbe piaciuto che i Romani, ripigliato l'antico valore... avessero cacciato i Longobardi .101)
Ci si ingannerebbe immaginando un'influenza cospicua dello Sclopis sulla cultura del suo tempo, quando si ricordi che, tra il 1822 e il 1850, divampa la questione longobarda stimolata dal Discorso del Manzoni: come afferma giustamente il Falco,102) è quasi impossibile trovare in questo periodo qualche studioso che non si sia occupato di tale problema. Tuttavia bisogna tener presente che il Manzoni, animato dal forte spirito risorgimentale che s'intravede ovunque nel Discorso è più facilmente recepito e sulla sua scia si articolano quelle correnti di pensiero, che pur sfociando in opposte tendenze, vedono nell'immobilismo e nella costante barbarie gli elementi costitutivi del momento longobardo.103*
L'atteggiamento prudente e riservato dello Sclopis, che non si cimenta in una simile polemica, giustifica invece la sua scarsa influenza sulla storiografia immediatamente successiva, tutta orientata ad affrontare e risolvere lo spunto offerto dal Manzoni.m) Solo alcuni autori, come ad esempio il Baudi di Vesme e il Fossati,105 si riferiscono allo Sclopis, perché trovano nell'opporsi al Manzoni un elemento di contatto. Essi guardano, infatti, al periodo longobardo come ad un momento di benessere per gli Italici e sostengono, con ricchezza di documenti, la parità di condizione tra i due popoli sulla linea del pensiero del Machiavelli. Quello che, inoltre accomuna lo Sclopis e il Baudi di Vesme è il richiamo costante alle fonti e alla loro ricostruzione, nonché l'interesse precipuo alla tematica giuridica, come dimostra il saggio dello storico piemontese, sulla pubblicazione del Codice teodosiano,i0Si in cui venivano decifrate dal Baudi ventitre nuove costituzioni trovate in un palinsesto della Biblioteca universitaria di Torino. 107>
100) p. SCLOPIS, Le Leggi Longobarde cit., p. 315, nota 1. KM) Ivi, pp. 315-317.
102) Qt FALCO, La questione longobarda cit., p. 22.
103) B. CHOCE, Storia della storiografia cit., pp. 120-177.
104) Tjn esame dettagliato delle opere degli storici ottocenteschi che si sono occupati della questione longobarda si trova in D. MoSCARDA, Sulla condizione dei Romani durante la dominazione longobarda nella storiografia dell'Ottocento, in Annali della Scuola Speciale per Archivisti e Bibliotecari dell'Università di Roma, a. 5 (1965), pp. 97-113).
105) Sulle principali opere del Baudi che qui interessano, cfr. la nota 52.
106) F. SCLOPIS, Sur la nauvelle édition du Code Théodosien, publié par Charles de Vesme, in Revue de Législation et jurisprudence, Paris, 1842.
107) Cr* e. BAUDI DI VESME, Corpus iuris Romani.,. Codex Theodosianus, Torino, 1839. Il Baudi continuò a lavorare sul Teodosiano, come risulta da una lettera allo Sclopis, elei 23 dicembre 1841 da Cagliari, in cui spera di riportare a Torino pressoché pronto il secondo fascicolo del Teodosiano. (ACCADEMIA DELLE SCIENZE DI TORINO: Archivio Sclopis, ms. n. 29334).