Rassegna storica del Risorgimento

GREGORIO XVI PAPA (BARTOLOMEO ALBERTO CAPPELLARI)
anno <1979>   pagina <281>
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ET Papa novo
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Murano dai Camaldolesi, potè insegnarvi, mentre il suo più giovane confratello, al quale era legato da profondi rapporti di amicizia e di stima, Zurla, che aveva assunto come nome di religione quello di Placido, altro fedele compagno di San Romualdo, noto nel mondo degli studiosi come un eccellente storico della geo­grafia, ne diveniva direttore.91
Anche Murano dovette essere abbandonata e il collegio trasferirsi a Padova nel 1813. Ma gli anni dell'amarezza e del tormento stavano ormai per finire: Napoleone succedeva a Pio VII a Fontainebleau per firmarvi la propria abdica­zione, e don Bartolomeo tornato fra* Mauro accoglieva poco dopo l'invito del barnabita Fontana, tra non molto cardinale ed ora segretario della Congregazione degli affari ecclesiastici, di tornare a Roma. Qui lo fece nominare consultore della sua congregazione e gli riaprì le porte di San Gregorio al Celio.
Monaco esemplare, non ambiva cariche e distinzioni particolari, ma Pio VH gli affidava di continuo nuovi uffici e nuove missioni, come quelli di esaminatore dei vescovi, di consultore del Santo Uffizio, impegni che non gli permettevano di occuparsi come avrebbe voluto del convento di San Gregorio al Celio e dell'altro minore, oggi scomparso, di San Romualdo (nella odierna piazza Venezia). Aveva pensato di dimettersi da abate e procuratore dell'ordine, ma le preghiere dei suoi confratelli lo inducevano a rimanere in carica fino al settembre 1823. Pio VII aveva deciso di nominarlo vescovo di Zante, ma, spaventato dalla responsabilità di un compito per lui nuovissimo, egli aveva supplicato il Pontefice di dispen­sarlo da tanto onore. Poco dopo gli offrì la diocesi di Tivoli, della quale lo stesso Pio VII era stato titolare, ricevendone altro rispettoso e commosso rifiuto, che il Pontefice almeno questa fu la voce che si diffuse per Roma avrebbe accolto con l'accenno ad una più. alta distinzione.
Non poteva essere che la porpora, secondo il parere dei buoni intenditori, ma, quando nel maggio del 1823 fu nominato cardinale lo Zurla, rientrato a Roma due anni prima, molta fu la sorpresa e molti i commenti. Ma inalterate rimasero la stima e l'amicizia tra i due. Si disse allora che lo stesso Zurla suppli­casse Pio VII di nominare invece il Cappellari, cosa impossibile, naturalmente.10* don Mauro accettò di succedere a don Placido come vicario generale del loro ordine e tornò a dormire sonni sereni sul suo duro pagliericcio che, divenuto Pontefice, farà porre accanto al solenne letto papale. In fondo, nasceva proprio dall'autenticità del suo spirito monastico, al quale rimase fedele tutta la vita, la frase che gii udirono sospirare alcuni suoi confratelli al termine del conci­lio generale dell'ordine, tenutosi in quello stesso 1823 al convento di Fonte Avellana: Come farei volentieri il sacrestano a Fonte Avellana! .
Questa vita intensamente religiosa e presa dagli uffici e dalle difficoltà dei molti compiti affidatigli non gli tolse il gusto e la pratica della cultura, che fu veramente vasta tanto per la ricchezza delle sue letture, quanto per la ininterrotta consuetudine con molti degli studiosi più validi nei più diversi campi della scienza, sia che li accogliesse nella pace di San Gregorio, sia che si fermasse a parlare con qualcuno di loro mentre si concedeva un breve riposo nel tragitto
9) ANSELMO GIABBANI, L'ambiente monastico di don Mauro Cappellari, in Grego­rio XVI. Miscellanea ecc. cit., voi. I, pp. 185-200.
10) NICHOLAS PATRICK. WISEMAN, Rimembranze degli ultimi quattro Papi e di Roma ai tempi loro.. Milano, Battezzati, 1858, pp. 270-271. Sulla fede del Moroni il Federici attribuisce la mancata nomina ad e una viva corrente di antipatia creatasi tra il cardinale Consalvi e fra' Mauro, op. ci*., pp. 79-80.