Rassegna storica del Risorgimento

COSTITUZIONI REGNO DELLE DUE SICILIE 1860; TERRA D'OTRANTO STOR
anno <1979>   pagina <286>
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L'APPLICAZIONE DELL'ATTO SOVRANO DEL 25 GIUGNO 1860 IN TERRA D'OTRANTO
Le rassicuranti relazioni degli intendenti sullo spirito pubblico 1} nelle province continentali del Regno2) ebbero, senz'altro, un peso determinante nello spingere il debole ed incerto Francesco II3) a concedere la Costituzione con l'Atto Sovrano del 25 giugno 1860.4>
Pur ponendo le premesse per superare quello speciale tipo di monarchia amministrativa, che s'era identificata, soprattutto nel periodo post-quarantotte­sco, nella persona di Ferdinando II, il cosiddetto nuovo corso costituzionale,6)
*) Rispetto all'oc opinione pubblica , facilmente controllabile perché ristretta a nuclei di proprietari e di borghesi, prevalentemente impiegati e umanisti, il cosiddetto spirito pubblico , più <c sfuggente per sua natura e meno catalogabile, era oggetto di attenzione e a volte di seria preoccupazione per intendenti, governatori e poi prefetti, e organi di polizia per le eventuali ripercussioni che agitazioni in tale settore avrebbero potuto avere sulla vita politica della zona ; per questa ed altre importanti osservazioni, cfr. O. PELLE­GRINO CONFESSORE, L'opposizione alla Destra in Terra d'Otranto. Le elezioni del 1874, Lecce, 1976, p. 17.
2} Cfr. R. MOSCATI, La fine del regno di Napoli. Documenti borbonici del 1859-60, Firenze, 1960, p. 77.
3) Sulla personalità di Francesco II restano insuperabili le annotazioni di Ruggero Moscati, del quale cfr. I Borboni in Italia, Napoli, 1970, pp. 140 sgg.
Cfr. inoltre, R. AURERT, L'avènement du roi Francois 11 des Deux-Siciles d'après les documents diplomatiques belges, in Atti del XXXVI Congresso di Storia del Risorgi­mento Italiano (Salerno 19-23 ottobre 1957), Roma, 1960, pp. 35 sgg.
4) Per il testo dell'Atto Sovrano, cfr. Collezione delle leggi e de' decreti reali del Regno delle Due Sicilie, Napoli, 1860, pp. 327-328.
5) L'ingerenza del re [Ferdinando II] nella pubblica amministrazione, inaridendo la spinta vitale dei quadri, aveva volutamente privato quella della sua caratteristica di scuola e palestra delle forze politiche perpetuamente rinnovantisi nel Paese: la pubblica amministrazione veniva violentemente divelta dalla vita politica e confinata a ruolo di semplice esecutrice di ordini sovrani: persino della competenza tecnica veniva privata, ritenendosi il re superiore a ogni capacità tecnica e disprezzandosi dallo stesso il principio della competenza col confondere le funzioni e gli uffici [../] . Cosa doveva essere la buro­crazia per Ferdinando II? Un colossale meccanismo le cui chiavi dovevano essere tutte nelle mani del sovrano, un congegno spaventoso che, messo in moto, avrebbe dovuto tutto pareg­giare e inaridire ; cfr. A. SALADINO, La crisi della pubblica amministrazione alla vigilia del crollo del Regno delle Due Sicilie, in Archivio Storico per le Province Napoletane, ni., XXXVIII, 1958, pp. 317-318.
Cfr., inoltre, R. MOSCATI, I Borboni cit., pp. 97 sgg.
6) Più che avviare un processo di rinnovamento interno, il preteso nuovo corso costi­tuzionale del 25 giugno costituiva un indubbio passo indietro. Di fatto, rifacendosi all'Atto Sovrano del 29 gennaio 1848, richiamava in vigore la Costituzione (giammai abolita) ema­nata TU febbraio del 1848 e redatta da Francesco Paolo Bozzelli. La carta costituzionale quarantottesca era <c più che moderata, conservatrice nei suoi punti principali; basti pensare alle preoccupazioni circa l'indipendenza della guardia nazionale (art. 67), alla obbligatorietà del culto cattolico nel regno (art. 3), alle limitazioni della libertà di stampa ; cfr. R. MO­SCATI, l Borboni cit., p. 117.