Rassegna storica del Risorgimento
COSTITUZIONI REGNO DELLE DUE SICILIE 1860; TERRA D'OTRANTO STOR
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1979
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In Terra d'Otranto dopo il 25 giugno 1860 305
assieme ad esponenti dell'unitarismo più radicale: il mazziniano Giuseppe Libertini (per il comune di Lecce), il democratico tendenzialmente repubblicano J> Oronzo De Donno, 136> per il comune di Maglie. Di particolare rilievo, inoltre, la candidatura del moderato Giuseppe Pisanelli nelle liste della natia Tricase: un atto di stima da parte dei suoi concittadini. In sostanza, in molti comuni si profilava uno scontro tra lo schieramento borbonico, che appariva omogeneo e compatto, e quello liberale, all'interno del quale era facile prevedere contrasti tra le candidature moderate e quelle radicali.1375
La concessione della Costituzione non solo destò perplessità ed indifferenza nei due schieramenti, borbonico-clericale e liberale, ma mise in moto una serie di agitazioni turbanti i principii d'ordine sociale e di quiete interna che, assieme a necessità di politica estera, avevano spinto Francesco II ad emanare l'Atto Sovrano del 25 giugno. Certo quei principii apparirono subito traditi dall'applicazione del decreto regio e con tanta evidenza che lo stesso Francesco II il 1 luglio doveva esclamare: Fatto e stabilito il nuovo regime mentre ero in letto, vedendo io i soli favorevoli, subito sono cominciati i chiassi >.us) Ed il 3 luglio successivo, ancora più sconsolatamente: L'azione del governo è nulla. Interno e polizia non esiste. Energia e forza non ve n'è. Si cacciano i reazionari, ed i rivoluzionari? .
Di fatto, nelle province, accanto alle consuete e tradizionali lotte municipalistiche e clientelistiche, riaffiorarono questioni di fondo, come quella demaniale, la cui giusta risoluzione era vivamente sentita dalle masse rurali senza terra. 14*
In Terra d'Otranto, l'assenza di motivi insurrezionali condizionò, rendendola meno aspra rispetto ad altre province del Regno,14,) la lotta dei partiti che finì con l'esaurirsi nella tutela dell'* ordine contro la duplice anarchia espressa dall'* improvvida impazienza dei Mazziniani e dalla pressione contadina 2>.142) La costante preoccupazione di controllare le masse rurali spingerà soprattutto la borghesia agraria moderata ad attuare una politica d'opposizione al regime borbonico sostanzialmente di vertice ed ideale, non coinvolgente larghi strati della popolazione. E ciò è immediatamente evidente nella rilevante assenza di agitazioni a sfondo politico-liberale. Unica eccezione, che peraltro conferma la regola, è costituita dai comuni di Oria e di Francavilla Fontana, dove le masse
l35) Sulla diffusione del mazzi nianesimo in Terra d'Otranto, cfr. per tutti, F. DELLA. PEBUTA, La Giovine Italia in Puglia, in Critica Storica, V, 1966, fase. 5-6, pp. 811 sgg. "6> Cfr. G. MASI, op. cit., p. 139.
137) Nelle liste del comune di Lecce, ad esempio, elementi radicali come Giuseppe Libertini, Vincenzo Abati, Beniamino Rossi venivano opposti non solo a borbonici di provata fede (gli avvocati Francesco Ayroldi e Salvatore Mastracchi, Antonio e Achille Macchia), ma a liberali-moderati quali Antonio Panzera, Raffaele e Carlo D'Arpe; A.S.L., Intendenza, Atti di polizia. Associazioni segrete, fase. 850.
138) Cfr. R. MOSCATI, La fine del Regno di Napoli cit., p. 88. 13?) Ibidem.
140) Riteniamo d'estremo interesse una geografìa delle agitazioni che, estesa a tutte le province del Mezzogiorno d'Italia, offrirebbe una tipologia differenziata non solo nello spazio e nel tempo, ma nelle diverse motivazioni di ordine sociale, economico, morale, politico-istituzionale e soprattutto di a mentalità alla lotta ; motivazioni che di li a poco faranno riesplodere le tradizionali forme brigantesche.
Mi) Soprattutto rispetto alla Calabria, per la quale cfr. G. CINCARI, op. cit., particolarmente pp. 155-159.
M2) Cfr. G. MASI, op. cit., pp. 140 sgg.