Rassegna storica del Risorgimento
BRIGANTAGGIO
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1979
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La strage dei briganti maurini
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Illegale, intendiamoci, nei confronti dello Stato, lo Stato legale, ma non lo Stato reale, perché a ricordare che nell'Isola esiste e prospera anche uno Stato che esercita in concreto il potere c'è la onorata società la quale, mentre non si vergogna di trattare con la mal vivenza, esige che questi rapporti siano rigorosamente regolati da certi dettami di subordinazione umana e di rispetto alla legge non scritta, ma che deve venire assolutamente applicata da chi ne ha avuto rinvestitura dalla pubblica opinione. Questo vecchio Leanza sembra uscito dalla penna di Giuseppe Guido Loschiavo e vivere sotto il nome del massaro Turi Pas-salacqua nelle pagine di Piccola Pretura anche se manca il confronto col pretore Guido Schiavi che finisce col dominare la scena nel romanzo del Loschiavo. In questo conflitto, effettivamente svoltosi nei dintorni di Cesare, il Bolo protagonista è, invece, il vecchio Leanza.
I fatti? Così essi emergono nella narrazione dei Leanza fatta il 31 luglio 1894 al corrispondente da Messina del predetto Giornale di Sicilia. Ma questa narrazione è preceduta da una considerazione, che potrebbe anche essere illuminante, da parte del corrispondente messinese: La cittadinanza cesarese può andare davvero orgogliosa del brillantissimo servizio reso alla intera Sicilia. La nostra provincia è stata davvero fatale alla banda maurina. Ogni volta che i briganti hanno toccato la provincia di Messina hanno riportato botte da orbo. Una prima volta essi furono attaccati da tre carabinieri e dal brigadiere di Pettineo. I briganti ebbero la peggio rimanendo morto il famoso Rinaldi e catturato un fratello del Giacoma ucciso nel conflitto di ieri. Della comparsa dei briganti nella nostra provincia l'autorità prefettizia ne fu informata a tempo debito. Il consigliere delegato e il questore De Gennaro diedero le opportune istruzioni alle autorità del circondario di Mistretta. Le autorità ebbero stavolta un validissimo aiuto nello intervento di molti cittadini di Cesarò che agendo da soli con un coraggio di lioni affrontarono la terribile banda nell'ex feudo Squillace uccidendo tutti i componenti . Seguono altre notizie chiaramente fornite dai cittadini che hanno condotto l'operazione: I tanto famosi briganti della Banda Maurina, i masnadieri che con le loro terribili sanguinarie gesta avevano atterrita la Sicilia, ieri alle 10 1/2 di mattina restarono sul terreno sotto i colpi dei valorosi e bravi giovani signori Calogero, Antonino, Gabriele Leanza insieme al padre Francesco e al Signor Savoca Canetto. I briganti erano sei, ed erano venuti dai loro centri a tentare dei nuovi e più gravi sequestri. I signori Leanza ne ebbero indizio e nottetempo, armati, uscirono loro incontro.
H conflitto avvenne in una contrada chiamata Mala distante sei miglia da Cesarò. Lo scontro non poteva essere più tragico. I maurini per i primi lo salutarono, con una salva di moschettate fortunatamente andata a vuoto. I Leanza risposero degnamente al saluto. Sparò per primo il figlio Calogero freddandone uno sull'istante, e ferendo mortalmente un altro al costato. Il rimanente ebbe in pochi secondi una grandinata fitta di palle che li crivellarono. Quello ferito mortalmente avea tentato di reagire, ma gli fu subito al collo il Signor Leanza Antonino e presogli il pugnale che aveva alla cinta già gli vibrava un colpo quando intervenne il fratello Calogero che con un'altra palla gli mandava in aria le cervella. Non si poteva dare migliore prova di audacia. I signori Leanza, molto conosciuti in paese pel loro coraggio, arrischiarono la vita animati dagli ideali di bene pubblico >.
Merita, oltre questa narrazione, anche rendere nota una lettera del brigante Melchiorre Caudino scritta, anche a nome dei propri compagni, durante la latitanza in montagna al direttore del Giornale di Sicilia, il 22 luglio 1892, e pub-