Rassegna storica del Risorgimento

BRIGANTAGGIO
anno <1979>   pagina <328>
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Gaetano Falzone
blicata sul quotidiano del 28, e che, a nostro parere, è esemplare per conoscere lo spirito di quei briganti, le loro tesi, le loro giustificazioni, insomma il loro codice morale.
Ecco la lettera che pubblichiamo allo stato grezzo, senza ripulirla delle sue scorrettezze. Si tratta di un documento impagabile di rivendicazione di diritti, e di una etica che oggi, nel linguaggio cui siamo abituati, chiameremmo cor­porativi:
Egregio signor direttore del Giornale di Sicilia - Palermo.
Per avere con ritardo avuto il suo accreditato giornale li facciamo con eguale ritardo la risposta all'articolo asserito in quella del N. 181, 30 Giugno prima di tutto sappiamo dire che questo signore è un impostore esagerante la nostra gesta. E purché e vero che il nostro collega da Castelbuono ora che è appiede libero si volle vendicare del suo nemico Cas-sataro, che in giustamente lo aveva fatto condannare ai lavori forzate quindici anni, e lo fini ai soli colpi di fucile e non a danne bianche comi l'infame scrittore dice.
Or approposito di queste in fame esagerazione Caro Signor direttore vogliamo farle una proposta e la Signoria Sua ci faccia il piacere darne pubblicità nel suo accreditato giornale. Sappia che noi ci siamo dati a scorazzare le campagne ed ammettere terrore per essere vittime di infamie calunnie di queste tali scrittore che sono loro che mettono il terrore nel paese che ci godano quanto si fanno dei reati.
Come per esempio vie quel Brigadiere dei reali carabiniere Petruncolo Michele il capo di tutti linfami che è impossibilitato a fare cogliere servizi va pescando con lesca tanti minchione per poi farse trucidare da noi e noi in caso le protestamo che nuetre il Petrun-golo Michele sta in San Mauro faremo sempre degli assassinie e speriamo farcine vedere delle belle e Dio volesse capitarne loro nelle nostri mane. Sappia Signor Direttore che lui ha fatto condannare a vita ed in nocente al collega Melchiorre Candino. Fu in nocenti come Cristo ed il paese ed il mondo lo sa. Il nostro programma è quello, Caro Signor Direttore, di non far del male a chi non ne fa annoi. Noi non abbiamo voluto attaccarne con la forza pubblica e non abbiamo voluto ucciderne uno per non fare unta al governo e questo e tutto il mali che noi facciamo ai cittadine ni viandanti ed al coverno. Muoiono solo linfame questi sono condannati a morti da noi V. S. lawisto in pratica di quello che abbiamo fatto assesire nel suo accreditato giornale dando pubblicità allo seguente fare il nostro nome al paese di San Mauro e intorno e tutta la Sicilia che noi non facciamo mai annessuno solo agli in fame ed ai protetti del S. Petrungolo Michele e se la fortuna ci porta potere avere alni nelle nostre mane gli faremo un bel regalo pure al paese di San Mauro.
Si riceve le nostre cordiale salute e con stima ci creda.
Dato nel li Montagne 22 luglio 1892.
E mi sottoscrivo il suo amico Melchiorre Candino e Compagni.
Anche il commento del Giornale è interessante e mordace: Dunque, ab­biamo sott'occhi né più né meno che una lettera scritta o fatta scrivere da un brigante inaurino abbastanza rinomato. Essa è vergata sopra un foglietto bianco a righe azzurre, e chiusa dentro una busta bianca portante un francobollo da venti eoi relativo bollo postale: Termini Imerese 26-7-1892, 7m (Palermo).
Nella lettera trovammo accluso un biglietto da L. 5, unto e malandato così, da sembrar falso a prima giunta. Lo scrittore, sebbene rustico brigante, capisce assai meglio di tanti illustri cittadini come si fa a incomodare un giornale, e non se ne viene, come se ne vengono quasi tutti, a chiedere la pubblicazione di una qualche cosa che lo riguarda, a titolo di favore personale. Egli sa che il giornale costa e non poco, e quantunque avrebbe diritto all'inserzione gratuita perché chiamato in causa dallo stesso giornale, pure manda la lettera e ne paga l'inser­zione. Sono codesti dei briganti? Ma dite piuttosto che sono dei veri signoroni! .
GAETANO FALZONE