Rassegna storica del Risorgimento

CRISPI FRANCESCO CARTE; MANCINI PASQUALE STANSLAO CARTE; MUSEO
anno <1979>   pagina <330>
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Emilia Morelli
ha ottenuto. È per me un gradito obbligo di gratitudine informarla delle condizioni dell'orto, perché in quanto alle case suppongo che Ella ne sarà informata da altri. Dunque appena ebbi la consegna del terreno dalla Banca Tiberina cominciai a mandarci alcuni disoccupati! di S. Lorenzo per lavorarlo e per un mese ebbi pazienza con loro sperando di trovare la persona capace di coltivarlo ammodo. Dopo un poco ho dovuto abbandonare questa speranza e rivolgermi ad un ortolano di professione anche perché mi procurasse il capitale necessario. Questo si è obbligato a fare tutte le spese, a prendere per lavoranti i disoccupati di S. L[orenzo], ad ammettere alcuni ragazzini di S. L[orenzo] per insegnar loro il mestiere, a dare una parte (da fissare) del raccolto a D. Brìzio e finalmente a restituire, in generi o in danaro, 300 lire che io gli ho anticipate. Di modo che D. Brìzio può fin d'ora rifor­nirsi di verdura non proprio nata nell'orto ma che indirettamente rappresenta la rendita dell'orto. Questo anno le spese sono molto forti dovendo impiantare le differenti culture, ma spero di ottenere migliori patti per l'anno venturo. Uno di questi giorni anderò dal Marchiori con D. Brìzio a chiedergli che ci permetta di fare con l'ortolano un contratto di parecchi anni per poter avere non solo i legumi che si coltivano anno per anno ma anche quelli che vogliono cultura più lunga ed anche i frutti più comuni. Veda se é il caso di dire che l'opera Sua non è caduta sopra una terreno sterile. Spero che Ella così buona avrà sempre goduto buona salute con tutta la sua bella famiglia e mi auguro che qualche volta darà un pensiero anche a noi. Con tutto l'affetto e la stima mi ripeto di Lei obb. e dev.
Carolina Amari
Poiché le lettere e i documenti di Don Brìzio sono a Messina non possiamo dire di più. Molti di coloro, però, che aiutarono allora il sacerdote siciliano resta­rono in contatto con Adelina del Bono per tutta la vita, come vedremo.
La seconda tappa è quella segnata dal terremoto di Messina; compare don Orione, il quale scriverà fino al 1916 su pezzi di carta qualsiasi, a matita, in modo quasi illeggibile, ma non ha scrupolo a lamentarsi di far fatica a deci-frare la calligrafia della contessa, la quale, bisogna dirlo, aveva l'abitudine otto­centesca di aggiungere verticalmente altre righe alla pagina già redatta.
Adelina del Bono doveva avere capacità organizzative eccezionali per dina­mismo e certamente anche per generosità se da Messina, il 24 marzo 1909, don Orione, tra l'altro, scriveva:
5) Lei non può tornare ALMENO per 15 giorni: quanto lavoro si potrebbe fare! Lo dica al comandante; 6) lo non posso fare tutto, anzi sono assopito da un lavoro enorme per cui non ne posso più e faccio poco 7) Gesù dolce Crocifisso la conforti e benedica .
A questo stesso periodo appartengono lettere dì povera gente che ringrazia con tanta, autentica riconoscenza ed altre, organizzative, di Letteria e Giacomo Manganare.
Nel 1911 sulla famiglia del Bono si abbatté la disgrazia di perdere, durante il servizio militare, il figlio Lupo e forse questo dolore diede nuova spinta all'attività benefica.
Padre Ghignoni, tra il 1912 e il 1915, parla del suo Privato Istituto Fami­glia , che ha sede in palazzo Emo a Venezia; Lina Perazzi, nel 1915, della sua Alleanza femminile italiana .
Si erano certamente conosciute fin dai tempi di don Brìzio, ma ha inizio solo nel 1904 una fittissima corrispondenza, la più ricca di questo fondo, con Antonietta Giacomelli, per la sua Unione nazionale giovinette volontarie ita­liane . Si può seguire la vita dell'associazione scoutistica femminile fino all'or-