Rassegna storica del Risorgimento

CRISPI FRANCESCO CARTE; MANCINI PASQUALE STANSLAO CARTE; MUSEO
anno <1979>   pagina <338>
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Libri e periodici
delle precedenti edizioni dell'epistolario. Riserve piuttosto serie sono espresse sulla raccolta curata dal Carducci (F. D. GUERRAZZI, Lettere, voli. 2, Livorno, 1880 e 1882), mentre quella di Ferdinando Martini (F. D. GUERRAZZI, Lettere, Torino-Roma, 1891) è considerata dal Toschi a più attendibile fonte documentaria e negli anni più importanti politicamente, il 1848 e il 1849, o persino faziosa .
Il volume è diviso in due settori quello delle lettere edite e quello delle inedite. Le prime catalogate raggiungono la ragguardevole e significativa cifra di tremilasettecento-quarantatré; salvo tredici, prive di data, cronologicamente occupano un arco di oltre cin-quantatré anni, dal 5 gennaio 1820 al 23 settembre 1873.
Ancora più folta è la seconda sezione: le lettera finora non conosciute sono quattro-milanovantasette, di cui quattromilacinquantadue datate (dal 13 dicembre 1828 al 18 set­tembre 1873). Toschi presenta inoltre le quarantasei te sedi tra archivi e biblioteche, in cui sono conservate almeno cinque lettere guerrazziane, e fornisce l'indice particolareggiato dei destinatari.
L'introduzione è complessivamente ben positiva, anche se nella ricerca e nell'analisi nelle ombre Toschi scrive con mano estremamente leggera, sorretto, stavo per dire, guidato ed influenzato da un'intensa, innegabile simpatia per il personaggio, oggetto di cosi faticose ricerche.
Nella presentazione Sergio Romagnoli illustra la vastità e l'importanza del materiale raccolto, mettendo in evidenza le grossissime difficoltà incontrate e superate dal curatore. La catalogazione, nota opportunamente e senza enfasi, apparentemente arida, quasi mecca­nica, presupponeva, esigeva una capillare ricerca delle lettere e un dettagliato controllo d'autenticità. Anche le pagine di Romagnoli si rivelano misurate e calibrate, salvo nel momento in cui con opinabile prospettiva, al Guerrazzi scrittore vengono attribuiti milioni di lettori nell'Italia dell'Ottocento .
In occasione della recensione, ricordata in apertura, chiudevo accennando alla scarsa cura nella stampa del volume. Ora, francamente debbo concludere sul lavoro di Toschi, aggiungendo agli innegabili pregi della serietà e dell'originalità, quello dell'estrema pulizia tipografica.
VINCENZO PACIFICI
Archives parlementaires de 1787 à 1860 (récueil compiet des debats législatifs et politiques des chambres francaises, fonde par Mm. Mavidal et E. Laurent, continue par l'Insti-tut d'histoire de la Revolution francaise. Université de Paris I). Première serie (1787 à 1799), tome XCI: Du 7 prarial au 30 prairial an II (26 mal au 18 juin 1794); Pa­ris, Édition du Centre National de la recherche scientifique, 1976, in 4, pp. 483. S.p.
Si tratta di un nuovo volume della monumentale raccolta di documenti parlamentari, data alla luce con il concorso dell'Assemblea Nazionale e del Senato della Repubblica fran­cese, che pubblica a partire dal 1787 non solo i discorsi di protagonisti della Rivoluzione (e proseguirà fino all'epoca del Secondo Impero, giungendo, nei piani dei curatori, ad arti­colarsi in alcune centinaia di volumi), ma anche tutti i rapporti, le petizioni che dagli organismi di base giungevano al Corpo legislativo.
Questo novantunesimo tomo considera gli avvenimenti dal maggio al giugno del 1794, un arco di tempo contrassegnato ancora dall'ombra di Robespierre e Saint-Just, cioè dal cosidetto Terrore , come si suole sbrigativamente definire il periodo della più intransi­gente difesa dei principi democratici. Era tutto un fervore di proposte rivoluzionarie, di denuncie, di incitamenti all'azione, proprio mentre gli eserciti controrivoluzionari partivano all'attacco della Repubblica. Si vedevano nemici e cospiratori dappertutto e si cercava di annientarli. Lo stesso Robespierre disse nel suo discorso, applauditissimo naturalmente, del 24 maggio 1794 (p. 41): Sono già alcuni mesi che io dissi ai miei colleglli del Comitato di salute pubblica: se le armate della Repubblica sono vittoriose, se noi smascheriamo i traditori, se noi debelliamo le fazioni, essi ci assassineranno ed io non sarò stupito per nulla di veder realizzata la mia profezia. Io trovo del pari, per mio conto, che il posto che i