Rassegna storica del Risorgimento

CRISPI FRANCESCO CARTE; MANCINI PASQUALE STANSLAO CARTE; MUSEO
anno <1979>   pagina <344>
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Libri e periodici
sempre però di un grado inferiore al fratello più anziano). Vinta la partita in Portogallo, dopo quasi un biennio, nel quale in Spagna i legittimisti o a carlisti erano stati all'offen­siva contro la Regina, mentre attorno a loro si erano coalizzati i liberali, la legione, vittoriosa in Portogallo, venne trasferita in Spagna, ove prese il nome di a Cacciatori di Oporto , ope­rando soprattutto in Catalogna tra la minaccia basco-navarrese al Nord e quella dei monti del oc Maestrazgo al sud; una guerra feroce, in cui per lungo tempo non fu concesso quartiere al nemico, la truppa era spesso sprovvista di tutto e perciò vi fermentavano mal­contenti e mezzi ammutinamenti, oltre alle discordie, per esempio tra Italiani e Francesi. Alla fine del '37, nella battaglia di Chivas, nella quale il Durando fu due volte ferito, i Cacciatori fermarono una puntata del terribile capoguerriglia Cabrerà, la tigre del Maestrazgo ; nel dicembre 1839 Giacomo sali al comando dei cazadores , mentre il fra­tello anziano veniva promosso generale di brigala e il Dorso, che ne era stato il primo coman­dante, generale di divisione. La guerra ebbe una svolta decisiva il 29 agosto 1839, con il famoso a. abbraccio di Vergara in cui il generale cartista Maroto si accordò con il coman­dante cristino Espartero, ma continuò poi per quasi un anno, poiché solo nel maggio del 1840 riusci ai cristini di Espartero, con cui operavano i cacciatori , di entrare nel centro di operazione del Cabrerà, Morella, costringendo il capo carlista a rifugiarsi in Francia.
Fu, come abbiamo visto sia pure sommariamente, una dura esperienza militare, che non solo è registrata nell'autobiografia del Durando, che egli scrisse nel '62 per servir di base a un profilo che di lui stese, per un'antologia, il Brofierio, e che qui si pubblica per la prima volta (anche se alcuni tratti ne erano noti, appunto attraverso il Brofl'erio e altre pub­blicazioni parziali), ma viene precisata e chiarita nelle note della signora Casana, che rettificano inesattezze e precisano momenti e personaggi, e soprattutto avvivata, nel cap. IV, da una larga conoscenza delle fonti spagnole, le quali restituiscono a quell'esperienza tutta la sua drammatica dimensione di guerra lunga, penosa, interminabile.
E s'intende quanto quell'esperienza fosse poi preziosa per la trasformazione del­l'esercito piemontese in esercito italiano, di cui furono importanti cardini, in vari modi e momenti, con i fratelli Durando, il Fanti, il Cialdini, l'Ardoino, il Ribotti, il Cugia, e altri di quei veterani ricchi di un'esperienza fatta sul campo e ce dalla gavetta , che non possedevano certo, fino al 1859, gli ufficiali usciti dalle scuole del Regno di Sardegna, pas­sati solo per le prove delle episodiche campagne del '48-'49 e della guerra di Crimea. Quegli uomini furono il vero cemento che permise di amalgamare, sul vecchio tronco della tradizione piemontese, le energie e le capacità di origine diversa, gli uomini venuti dalla cospirazione e dalla vita civile. Senza di essi (che pure, quasi tutti, a cominciare dal Fanti e dal Cialdini, si scontrarono coi Garibaldi) sarebbe stato assai più difficile l'assorbì mento di ufficiali provenienti dalla milizia garibaldina, e soprattutto di motivi nuovi, che invece, sia pure con difficoltà, ci fu.
E tuttavia occorre notare che nessuno di quei reduci delle guerre carliste era andato, nella sua esperienza, oltre il comando di reggimento; o, al massimo, come Giovanni Du­rando, di brigata; pertanto, naturali talenti a parte, che in queste cose sono l'essenziale, nessuno aveva la capacità di visione del comandante supremo, che è l'artefice della propria strategia: visione che invece, pur con i suoi limiti di capoguerriglia, Garibaldi pos­sedeva in sommo grado. Questo limite d'Italia Stato unitario non riusci mai interamente a superare: ricca di comandanti di divisione di non poca capacità, mancò costantemente di comandanti d'armata o di esercito paragonabili a quelli usciti dalle scuole delle vecchie grandi monarchie (o, recentemente, delle grandi tecnocrazie).
Ma torniamo al Durando, la cui carriera si differenzia alquanto da quella degli altri reduci delle guerre carliste, perché più politico, sotto certi aspetti, che militare; ministro della guerra, degli esteri, ambasciatore e prefetto, prima di essere, nell'età umbertina, presidente del Senato e collare dell'Annunziata. La sua esperienza spagnola non era stata del resto esclu­sivamente militare.
Finita la guerra carlista, egli rimase in Spagna (con un episodico ritorno in Porto­gallo) dal 1840 al 1844, e in questo periodo, parte di servizio attivo, parte di congedo, lo vediamo coinvolto nei primi pronunciamenti dell'esercito liberale: contro il reggente Espar­tero nella Catalogna del novembre 1842; per Espartero nel novembre 1843. A queste espe-