Rassegna storica del Risorgimento

CRISPI FRANCESCO CARTE; MANCINI PASQUALE STANSLAO CARTE; MUSEO
anno <1979>   pagina <345>
immagine non disponibile

Libri e periodici
345
ricnze si dovrebbe riportare, secondo la signora Casana, la successiva politica del Durando: favorevole alle insurrezioni liberali, ma sempre contrario alle lotte intestine, alle guerre civili, ai golpes militari, anche se le sue preferenze contrariamente a quello che comu­nemente si crede... non andranno in genere ai liberali moderati veri e propri, ma piuttosto ai movimenti che potremmo definire di centro-sinistra, come erano stati appunto quello di Palmela in Portogallo, di Espartero in Spagna, e come sarà quello di Rattazzi in Italia .
A noi pare, veramente, che il problema debba essere scisso in vari momenti: anzi­tutto, l'avversione del Durando ai ce golpes militari è essa un fatto in qualche modo ecce­zionale, che richieda di esser spiegato con l'esperienza iberica? Direi di no. Nell'esercito sardo non si manifestarono simili tendenze, tranne forse qualche velleità nel '48-'49, al momento della prevalenza degli estremisti democratici, che rifiutavano di riconoscere la ne­cessità della pace (e sappiamo dalla sua bocca quanto il Durando gli fosse allora avverso) e in qualche quadro subalterno disertore per seguire l'avventura garibaldina (ma nel *62 cosi non si comportarono neppure i a grandi luogotenenti del generale). Direi che nella sua evoluzione verso il campo moderato, il Durando segui soprattutto la tendenza che dominò l'Europa dopo il 1840. Secondo punto: fu il Durando influenzato, nel suo modo di conce­pire la libertà dall'esperienza iberica? A me pare che qui la studiosa colga un problema autentico. Che la Spagna abbia fatto, per lungo tempo prima dell'Italia, della ce monarchia costituzionale il suo ideale, per il quale direttamente si chiamava il paese a battersi sul campo di battaglia, mi pare indiscutibile. Basterebbe ricordare come, anche dopo ripudiata la dinastia borbonica, gli autori del pronunciamento o rivoluzione del '68 attendessero a lungo un re; o ai vari espedienti anteriori, come la nomina, appunto, del democratico Espar­tero a ce reggente . Molto più della sarda, la monarchia spagnola era una grande forza tradi­zionale; la capacità di innestarvi libere forme di reggimento potè radicare ancor più nel Du­rando le convinzioni costituzionali nel suo lungo esilio. Direi radicare e non far nascere; l'autrice con molto acume ha riferito al concittadino del Durando Dalmazzo Vasco una sua allusione a quella or primera vidima del martirologio italiano a cui accenna un suo saggio spagnolo; e ciò, come dice fa sorgere in noi un interrogativo circa i legami e le eredità che nell'ambito monregalese intercorsero tra i primi giacobini tramite quel Michele Gastone, anch'egli monregalese, di cui ben poco si conosoce ma di cui molti parlano come una delle personalità più importanti nell'ambito delle società segrete dell'epoca... . Anche noi spe­riamo che, con il suo singolare fiuto vorrà cercare meglio chiarire questa figura a noi, confesso, finora sconosciuta.
Certo è che il rivoluzionario Vasco fu sempre ce costituzionale ; a partire dalla sua avventura corsa, in cui propose ai Corsi un ce contratto costituzionale bilaterale, sino alla proposta (che gli costò la morte in carcere) di costituzione ch'egli intendeva presentare al conte di Artaois: è certo pure d'altra parte che fini costituzionali si proponeva la congiura dei ce cavalieri della libertà ; che regimi costituzionali eran quelli del Belgio del Porto­gallo della Spagna per cui il Durando si batté; e, infine (e questa si potè essere una conse­guenza della guerra di Spagna) che nel 1844, messo alla scelta tra il capeggiare un tenta­tivo mazziniano in Sicilia e rientrare in Piemonte, scelse quest'ultima via.
L'esperienza costituzionale di Spagna, senza dunque aver rappresentato per lui, sotto l'aspetto politico, un'assoluta novità, ebbe però certo grande importanza nel radi­carlo, per cosi dire, nel mondo costituzionale, in cui l'Europa occidentale era entrata nel 1830, restandone esclusa l'Italia. Di qui la sua costante sordità, anche in condizioni avverse (stretta sorveglianza, e poi bando, dal Piemonte), alle tentazioni mazziniane, cedendo alle quali sarebbe stato risospinto alle avventure cospirative. È l'aspetto ce europeo della sua visione liberale, includente la penisola iberica, di cui parla l'autrice.
Inoltre la Spagna, sia pure a tratti, gli apparve qualcosa di più di un paese di rifugio. Tra tatti quei combattenti di Spagna, persino di Gastone Borso di Carminati (che era stato il primo comandante dei cacciatori di Oporto, il primo promosso, e, dice il Durando al disopra del comune per coraggio, vivissima intelligenza e ambizione fuori del comune ), del Borso di Carminati, che era salito a generale di divisione e, sposato con una spagnola, si Invischiò talmente nella politica dei pronunciamenti (contro PEspartero) da lasciarci la pelle, il Durando pensava che senza quella brutta fine avrebbe indubbiamente sostenuto